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06/08/2013

LEÓN RAMÍREZ CARDOZO Rogelio (Padre) - Paraguay

Ybycui (Paraguay), 16 settembre 1936 - Asunción (Paraguay), 9 agosto 2012

Padre Rogelio Ramirez

Rogelio León Ramírez Cardozo è nato il 16 settembre 1936 a Ybycui, in una famiglia con autentici valori cristiani, ed è tornato alla casa del Padre per celebrare la Pasqua il 9 agosto 2012.
Ancora giovane, ha manifestato la sua qualità di pescatore e barcaiolo. Lui stesso raccontava che aveva costruito con suo fratello una “caneca grande” (una tazza grande), una specie di canoa che, nel periodo della pioggia, portava i suoi fratelli fino al fiumiciattolo vicino al paese a pescare. Così metteva in mostra la sua creatività e capacità di affrontare grandi problemi. Qualità che gli servirono, più tardi, per diventare, per la chiamata del Signore, un convinto e appassionato pescatore di uomini.
Sentì da giovane, nella profondità del suo cuore, la chiamata del Signore a essere pescatore di uomini, nel ministero sacerdotale. Andò ad Asunción, al Collegio San José dove c’era l’apostolicato, per proseguire i suoi studi con altri seminaristi. Finiti gli studi secondari, andò a Buenos Aires (1958) nel seminario Nostra Signora di Betharram di Adrogué, per fare il noviziato, gli studi di filosofia e di teologia, fino all’ordinazione sacerdotale, nel dicembre 1964.
P. Rogelio ha saputo conquistare il cuore di tutti quelli che hanno avuto modo di conoscerlo. Fin dal noviziato, mettendo in pratica la sua inventiva e creatività assieme alle sue conoscenze, risolveva molti problemi sia materiali che di convivenza nel seminario. Suonava la chitarra, il flauto e l’armonio (e insegnava ai suoi compagni a suonare questi strumenti) e, nei pomeriggi liberi, nessuno aveva tempo di annoiarsi. L’ottimismo, l’autentico entusiasmo e la passione per la vita che caratterizzava la sua persona, contagiava i suoi compagni di cammino.
Subito dopo l’ordinazione è stato professore all’apostolicato di Asunción. Viaggiava con frequenza verso l’interno del paese con la moto (Caazapá, San Juan, Ybycui, Encarnación, ecc.) per fare animazione vocazionale, invitando molti giovani a consacrarsi al Signore nella vita religiosa e sacerdotale.
Dietro richiesta dei Superiori, per un breve periodo, fu amministratore del Collegio San José di Buenos Aires. Di ritorno in Paraguay, è stato nominato direttore del Collegio Apostolico San José (1979-1984). Fu poi trasferito al San José di Ciudad del Este (1985-1990).
Come Superiore della Vice Provincia del Paraguay (1991-1998), si è dedicato all’accompagnamento personale di ogni betharramita. Ha saputo condividere la sua ricca spiritualità betharramita con seminaristi, religiosi, sacerdoti, religiose e laici. Ispirava molta fiducia come Padre, Fratello, Direttore Spirituale, Pastore e direttore di movimenti oltre che come compagno e amico che offre generosamente il suo aiuto in ogni momento. La verità è che tutti quelli che venivano a lui, ex seminaristi, ex sacerdoti, anziani, malati e poveri, trovavano l’affetto e l’aiuto che si aspettavano; nessuno se ne andava con le mani vuote. Che cuore! Ripeteva spesso: “Amico e fratello è chi accorre in tuo aiuto prima che tu lo chiami”.
Ebbe il privilegio di conoscere Gesù e Maria nella loro terra natale. A Nazareth coltivò una profonda spiritualità mariana durante due anni, come cappellano del Carmelo (2002-2003).
Poi fu parroco della parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Ciudad del Este (2004-2008), della parrocchia San Francisco Javier, di La Colmena (2009-2011) e della parrocchia San José di Asunción (2012).
È stato anche assistente nazionale dei “Cursillos de Cristiandad”. A maggio, dopo una breve degenza in ospedale, ha continuato il suo ministero predicando ritiri alle coppie. Insisteva nel dire: “Come sacerdoti, dobbiamo dare priorità all’evangelizzazione delle famiglie e alla formazione di comunità, perché senza vita comunitaria, la fede si affievolisce”.
Nella sua feconda vita sacerdotale emergono: la profondità della sua fede, la sua pace interiore, la sua carità e semplicità, la sua forza e la tenacità nella lotta, la sua saggezza e pazienza nell’accompagnamento spirituale. Queste qualità e virtù le alimentava con le sue lunghe visite quotidiane al Santissimo Sacramento, il Rosario, la lettura continua della Parola di Dio. Diceva spesso: “Se leggiamo ogni giorno la Bibbia e la mettiamo in pratica, troveremo il vero cammino della felicità”. Convinto di ciò, imparava e ripeteva spesso intere frasi della Sacra Scrittura nelle sue prediche e nei ritiri. Ne sono testimoni coloro che hanno preso parte a questi incontri.
Il suo amore e la sua passione per la vita lo hanno portato a lottare con fede e speranza, senza mai lamentarsi per il dolore che gli causava la sua malattia. Questa capacità di accettare la volontà di Dio senza lamentarsi, è stata una lezione e, al tempo stesso, un invito a tutti i religiosi e i laici betharramiti a rinnovare la loro fedeltà a Gesù: “Vale la pena sacrificare tutto per Gesù, per il progetto del Regno di Dio e la sua giustizia”.

Tarcisio Vera Acosta scj

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