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07/08/2013

MARTÍN Daniel Ramón (Padre) - Argentina

Rosario - Santa Fé (Argentina), 7 gennaio 1939 - Buenos Aires (Argentina), 2 febbraio 2013

Padre Daniel Ramón Martín

Il 2 febbraio 2013, giorno della Vita Consacrata, P. Martin si è presentato al Padre insieme a Gesù. La breve convalescenza gli ha permesso di vivere consapevolmente il momento sublime dell'ultima donazione di se stesso al Signore, donazione iniziata 55 anni fa con la sua prima professione a Villa Bétharram (Adrogué).
Martin è nato a Rosario il 7 gennaio 1939; fin da bambino è stato orfano di madre. Il padre, i nonni e soprattutto le zie Ana e Marta, gli hanno dato un'educazione cristiana e, poiché conoscevano il P. Carraro, missionario betharramita in Cina e, per suo tramite, i religiosi del Collegio Sacro Cuore, a dieci anni è stato accolto nell'Apostolicato di Barracas.
Era un ragazzino piccolo di statura, studioso, vivace e birichino, ma ha potuto ben approfittare della seria educazione che veniva impartita in quel centro betharramita. Da Barracas è poi andato ad Adrogué, dove ebbe come Maestro dei Novizi il P. Permasse e, infine, nello scolasticato dove ebbe, tra gli altri, i “benemeriti” Padri Craviotti, Rodriguez, Cerutti e Camy.
È stato ordinato nel 1962, “L'Anno del Concilio”, come ha messo sull'immaginetta - ricordo. Pur essendo formato nella teologia tradizionale, accolse, assimilò e trasmise le novità nella cristologia, nell'ecclesiologia, nella teologia pastorale, nella teologia della vita religiosa. Le classiche espressioni di Martin erano: “una evangelizzazione e una catechesi kerigmatica”, “il mistero pasquale di Cristo”, “la Chiesa è il Corpo vivente di Cristo oggi nella storia”, “i laici, i battezzati, sono tempio vivente di Gesù Cristo”, “Il sacramento del matrimonio è come il noi dell'amore”.... Oltre ad essersi appropriato di tutto ciò che ha portato il Concilio, Martin seppe mantenere quell'amore per la vita interiore che era frutto dell'educazione tradizionale ricevuta.
Ha sempre vissuto l'anelito postconciliare con la stessa passione: Medellín, Puebla... E le incomprensioni del momento lo portarono ad allontanarsi per qualche anno da Bétharram per essere parroco a La Paz, provincia di Entre Rios, Diocesi di Concordia, dove ha sempre lavorato con lo stesso zelo pastorale e spirituale. Proprio a La Paz lo andò a cercare il P. Echeverría, con il quale ritornò nella comunità del Collegio S. José di Asunción, senza rancore e con una buona dose di umiltà. Nella Parrocchia di S. José si entusiasmò del Cammino Neocatecumenale, visitava gli infermi e cercava di coinvolgere i laici nella vita della parrocchia.
Martin era un appassionato della vita e della sua vocazione religiosa e sacerdotale. Aveva un animo missionario. Martin ha preso sul serio la sua missione di Maestro dei novizi e lavorava principalmente sull'interiorità, valorizzando gli Esercizi Ignaziani come uno strumento eccellente per poter incontrare Cristo e per il discernimento. Lo ricorderanno sempre uno stuolo di giovani betharramiti, formati in Adrogué, per i suoi consigli, i suoi “libriccini” e per il sacramento della riconciliazione.
Martin è stato parroco di Martin Coronado. Anche in questo era appassionato. Con lui, la Parrocchia riprese in mano il Centro Pastorale Familiare. Tutti ricorderanno ancora le sue prediche appassionate e le chiassose Feste Patronali nel quartiere: “La nostra Madre, la Madonna di Bétharram, passa per le strade di Martin Coronado...”. Ricorderanno anche l'entusiasmo che ha avuto per rinnovare la parrocchia, organizzando il SINE (Sistema Integrale per una Nuova Evangelizzazione). Tutti questi entusiasmi gli hanno anche causato grandi arrabbiature, perché non tutti erano convinti dei suoi progetti. E le arrabbiature gli causavano grandi depressioni che lo facevano soffrire molto.
Era convinto della propria vocazione consacrata e della sua identità betharramita. Ammirava la persona di San Michele Garicoïts, “una figura significativa”. Conosceva profondamente il carisma che ci ha trasmesso perché leggeva, meditava e pregava i suoi scritti, e affermava che: “mediante un'ispirazione dinamica aveva scoperto il cuore del Vangelo”. Ne sono testimonianza il suo saggio “prova kerigmatica del carisma nell'ottica della Nuova Evangelizzazione” e i “Foglietti di spiritualità”, che ha sviluppato per più di un decennio, come un servizio per i laici, nella cui vocazione ha creduto e che vedeva realizzata, non tanto sui pulpiti o nelle sacristie, quanto nelle diverse “posizioni” in cui la vita e l'esperienza del sacramento del matrimonio li ha posti.
Non possiamo smettere di pensare al fascino di Martin nel contemplare a tu per tu il Signore Gesù risorto che tanto ha conosciuto, amato, seguito ed annunciato... Avrà ricordato nel profondo del suo cuore quanto ha ripetuto molte volte nel salmo: “Il Signore è fedele alle sue promesse, misericordioso nelle sue opere. (...) Non delude le attese di chi gli è fedele. (...) Il Signore veglia su quanti lo amano. (...) Canti la mia bocca le lodi del Signore. Ogni creatura benedica il Dio santo, per sempre.” (Salmo 145 (144), 13, 19, 20, 21).

Gustavo Agín e Gaspar Fernández Pérez, SCJ

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