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07/08/2013

RUIZ José Maria (Padre) - Uruguay

Rivera (Uruguay), 7 luglio 1930 - Montevideo (Uruguay), 11 settembre 2012

Padre José Maria Ruiz

Il nostro confratello P. José Maria Ruiz torna alla casa del Padre l’11 settembre 2012.
Nasce il 7 luglio 1930 a Rivera, città nel nord dell’Uruguay. Già all'età di 9 anni, a Montevideo, accetta l'invito ad essere religioso e sacerdote di Bétharram. Nell'apostolicato di Barracas, nel noviziato e nello scolasticato di Adrogué matura la sua vocazione.
È ordinato sacerdote nel 1954. Per poter celebrare la sua prima santa Messa a Montevideo dovette passare da Asuncion perché le frontiere tra Argentina e Uruguay erano chiuse. Inizia le sue attività nel Collegio San José di Buenos Aires e, dopo essersi laureato, insegna Letteratura.
Poco dopo inizia il suo mandato come Direttore nel Collegio Immacolata Concezione di Montevideo per 5 anni, per poi incaricarsi della Parrocchia de “Los Vascos”.
Prosegue in Atlantida la stessa attività che porta a termine a Montevideo nel 2008, quando la sua malattia gli impedisce ogni attività.

Enrique Gavel, scj

 

RITRATTO AMICHEVOLE DI "EL GORDO"

A P. José Maria Ruiz piacevano molto i libri. Tutti i giorni, come in una passeggiata magica, si recava alla libreria delle Paoline, “carissime sorelle”, ad ammirare le novità. Vi trascorreva delle ore, alla ricerca del tesoro nascosto e rientrava a casa lasciandosi dietro a volte alcuni pesos e altre volte alcuni debiti da saldare. Grazie a questa sua “felix culpa”, la biblioteca della comunità si è arricchita di libri di teologia, di saggi, di sussidi per catechesi e dinamiche per gruppi giovanili. Non si accontentava di acquistare, leggeva anche. Aveva sempre un libro tra le mani. Seduto in qualche angolo, trascorreva ore con Leonardo Boff, Juan Luis Segundo , Etty Hillesum e Edith Stein, Casaldáliga, san Giovanni della Croce e Cafrune (compositore e cantante di musica folcloristica argentino) e altri ... Nonostante queste numerose letture, la sua predicazione era semplice. Ripeteva spesso: “L'omelia: due raccontini e una congiunzione”. Per questo gli piaceva molto Mamerto Menapace (Abate del Monastero di Los Toldos, scrittore, ecc) e vi attingeva per tutte le sue attività: catechesi, incontri con i giovani, negli scambi in comunità. Era gioioso. Per tutti aveva un sorriso, una parola e una battuta per far nascere un sorriso. Durante i pasti comunitari, ricordava le sue esperienze, gli episodi allegri, le persone e i padri del passato. Prendeva gusto a stuzzicare P. Talamillo (betharramita spagnolo dal temperamento impulsivo) perché ci raccontasse l’ultima sua avventura. Aveva una voce flebile, però quando l'alzheimer gli ha rubato la memoria, cantava per intero quei tanghi che aveva imparato da bambino. Amava la comunità e sapeva trasmetterci il suo entusiasmo. Fu chiamato ad essere superiore negli anni in cui lo Spirito immetteva aria nuova nella vita consacrata. Aprì le porte della parrocchia (dell'Immacolata) alla diocesi, assumendo il progetto pastorale con entusiasmo. Riempì la casa di giovani: bei tempi quelli, quando dovevamo supplicarli di ritornare a casa loro, perché si faceva tardi. Avevano trovato nella parrocchia un ambiente familiare e nel “Gordo” quel padre che a volte mancava nelle loro famiglie. A volte era un po'’ distratto, come quella volta che accompagnava solennemente un funerale e, incrociando un altro corteo, andò a finire nel cimitero ebraico invece che in quello cattolico (sic!). Un po’ timido e umile nello stesso tempo, soleva dire che come parroco non era né di più né di meno degli altri. Amico di tutti, vennero in molti a salutarlo e a rendergli omaggio il giorno della sua sepoltura.

Caro fratello, oggi non ho voglia di fare battute, ma ho tanta gioia e bontà da donare, come tu mi hai insegnato. Tu che ora vivi con Dio Padre, mandami la tua benedizione. Grazie, Gordo, e addio.

Giancarlo Monzani, scj

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