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14/10/2012

Notizie in Famiglia - 14 Ottobre 2012


Sommario

 

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La parola del Padre Generale

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LA VITA FRATERNA IN COMUNITÀ

L’obiettivo della vita fraterna in comunità è di conseguire l’unità dei cuori in persone che  differiscono tra loro per molti aspetti della vita. L’unità si ottiene con la fede in Gesù Cristo, con la consacrazione, la spiritualità, la missione. Si tratta di coltivare ciò che ci rende un tutt’uno: un solo Padre, un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo (Ef 4, 1-7), una sola Parola, una sola Eucarestia, un medesimo carisma, San Michele Garicoïts, un patrimonio, una storia gloriosa ed un futuro ancora più glorioso da costruire.

La differenza non è un ostacolo bensì una sfida che ci invita ad accettare, con spirito di povertà, quello che l’altro possiede e che invece a me manca, ed a spartire generosamente ciò che io ho ma che manca all’altro. Questo fa della comunità un ambiente di vita ideale per praticare il comandamento dell’amore per colui insieme al quale cerchiamo di vivere come fratelli e figli dello stesso Padre.
Questa è l’esperienza della comunione ecclesiale, il tesoro che la Chiesa deve condividere con il mondo d’oggi. La Chiesa, in effetti, è un mistero di comunione missionaria. La Chiesa, casa e scuola di comunione diceva Giovanni Paolo II. E le comunità religiose, in un’epoca in cui il numero dei religiosi diminuisce, possono rappresentare i luoghi privilegiati nei quali si vive e si testimonia la spiritualità di comunione.
Le caratteristiche di questa spiritualità, alcune delle quali sono ispirate dalla lettera apostolica Novo Millennio ineunte n°43, sono:
La contemplazione della Trinità come mistero di comunione, ad immagine della quale siamo stati creati. È per questo che rispettiamo ogni creatura umana che vive con noi e nella quale vediamo riflesso il fratello con cui siamo chiamati a costruire l’unità e la medesima comunione.
Per questo i nostri fratelli nella fede non ci sono indifferenti, essendo anzi nostro compito far nostre le gioie e le pene di ciascuno di loro.
Per questo guardiamo ad ogni fratello come ad un dono di Dio e consideriamo tutto ciò che egli ha di positivo come un regalo che il Signore ci elargisce attraverso di lui.
Questo ci spinge a farci carico del nostro fratello, a sopportare con lui le difficoltà della vita e ad accettarlo come un valore positivo senza del quale non possiamo migliorarci.
Questo ci spinge  ad evitare tutto ciò che dal nostro cuore potrebbe levarsi a contrastare il fratello: la rivalità, l’ambizione, la diffidenza e le gelosie (RdV  96).
La spiritualità di comunione implica anche il perdono e la rinuncia al desiderio di vendetta, che nasce in noi quando qualcuno ci ha fatto del male. E poiché non siamo indenni dal giudicarci ora vittime ora carnefici, è necessario che ci perdoniamo vicendevolmente affinché la vita non diventi un inferno (RdV 104).
Un tempo si vivevano questi valori mediante l’osservanza dei regolamenti della comunità, cosa possibile nelle comunità più numerose. Oggi questi valori non possono essere vissuti se non mediante il rispetto per le persone ed il consenso che si instaura con facilità fra i pochi che formano la comunità.
Questo consenso si manifesta nel Progetto comunitario all’elaborazione del quale partecipano tutti i religiosi al fine di determinare il modo concreto di vivere la Regola, gli orientamenti della Chiesa universale e della Chiesa locale, etc. … Il Progetto comunitario diventa in tal modo uno strumento che aiuta a superare l’individualismo al quale tutti noi siamo inclini, a stabilire i mezzi necessari per praticare la fraternità evangelica e per realizzare efficacemente la missione.
Il Progetto comunitario deve esprimere tanto le grandi quanto le piccole cose che contribuiscono a costruire la fraternità. In primo luogo il Superiore della comunità deve prodigarsi, con tutti i mezzi a lui disponibili, per ottenere la partecipazione di tutti i confratelli, ciascuno nei limiti delle sue possibilità e talenti. Allo stesso tempo è bene precisare ciò che vogliamo vivere e fare: i tempi di preghiera, gli spazi di silenzio, i momenti di riflessione per approfondire un tema e i momenti di incontro e di condivisione dell’esperienza di fede, di missione e di distensione (RdV103). Tutto questo presuppone l’adattamento del nostro progetto di vita al progetto comunitario.
Oggi, una comunità priva di progetto comunitario ed apostolico non può dar luogo ad una fraternità, perché vivrebbe dispersa, senza trovare ragioni per superare l’individualismo, per condividere tra confratelli l’essenza della vita di fede e per realizzare insieme la missione.

Gaspar Fernández Pérez, SCJ

 


 

smichel.jpgSan Michele Garicoits scrive... 

Siamo generosi con Dio e Dio sarà generoso con noi. Dare tutto con gioia, con un cuore grande, con il rammarico di offrirgli così poco, dicendo: siamo servi inutili (...).
Tutte le nostre azioni e le nostre sofferenze siano improntate a questa grande generosità e Dio, senza difficoltà, non mancherà di renderci ogni giorno più sinceri e più disposti a ricevere doni spirituali e grazie abbondanti! ...Perciò il nostro contare su Dio sia pari alla nostra generosità verso di Lui senza dubitare né della sua grazia né della gloria che ci è promessa.   M 377)

 



VERSO IL 150°

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E SE ANDASSIMO ... !

Anche se il mese di luglio 2013 (mese) sembra ancora molto lontano, tuttavia occorre iniziare a preparare la partecipazione per l’incontro dei giovani betharramiti a Passa Quatro e per la GMG di Rio de Janeiro.

È necessario lanciare e sostenere l’iniziativa; occorre individuare le modalità per permettere a tanti giovani di partecipare; occorre motivare e riempire di contenuti questo appuntamento, perché divenga davvero un itinerario di fede che, a partire dall’incontro con il Signore Gesù, ci faccia vivere una indimenticabile esperienza di Chiesa, sulle orme e sull’esempio di S. Michele...
In questo scritto cercheremo di fornire alcune indicazioni pratiche per la partecipazione dei giovani all’incontro in occasione del 150° anniversario della morte di S. Michele e alla Giornata Mondiale della Gioventù.
La preparazione dei gruppi (il livello dei contenuti) viene demandata alle singole comunità locali (parrocchie, collegi, gruppi,...) facendo riferimento ai sussidi già inviati per il 150^ anniversario della morte di S. Michele (NEF) e sulle proposte formative prodotte dalle singole Diocesi di appartenenza.

1. I due appuntamenti: innanzitutto quello dei giovani betharramiti che si incontreranno per condividere quanto suggerisce loro la figura di S. Michele (nel centenario della sua morte) si svolgerà a Passa Quatro dal 19 al 22 luglio 2013. Il secondo momento, quello della Giornata Mondiale della Gioventù, si svolgerà a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio 2013.
Tutti i giovani provenienti dalle nostre comunità dovranno giungere a San Paolo entro e non oltre il 18 luglio. Potranno prevedere il ritorno a partire dal giorno 29 luglio nel pomeriggio.
Ogni gruppo dovrà avere un suo responsabile che dovrà comunicare a P. Graziano Sala scj (sala.graziano@betharram.it), oppure a P. Sebastian García scj (sebastiangarciascj@gmail.com), il giorno, l’ora di arrivo, la compagnia aerea utilizzata per giungere a San Paolo del Brasile al fine di organizzare il trasferimento dall’aeroporto a Passa Quatro.
2. Dal 19 al 22 luglio i giovani saranno accolti dalla Regione “P. Augusto Etchecopar” e, in particolare, dal Vicariato del Brasile a Passa Quatro. La comunità betharramita è presente nella cittadina con un Collegio ed è responsabile della Parrocchia. Si vivrà a contatto con la realtà culturale e sociale della gente; ci saranno dei momenti di incontro e di condivisione sulla figura di S. Michele nell’anno in cui celebreremo il 150° anniversario della morte. Il Superiore Generale P. Gaspar Fernandez Perez e il Superiore Regionale P. Gustavo Agín condivideranno questa esperienza con i giovani.
Dal 23 al 28 luglio, nella seconda parte del soggiorno in Brasile, si parteciperà alla GMG a Rio de Janeiro con il Santo Padre, Benedetto XVI e i giovani provenienti da diverse parti del mondo.
3. Altre informazioni sulla partecipazione a questo evento di Congregazione e di Chiesa (costi, iscrizioni) verranno fornite ai Superiori Regionali ed ai Vicari Regionali con una lettera ufficiale del Superiore Generale, così che possano trasmetterle capillarmente a tutte le comunità.
4. È evidente che la comunità locale è il primo soggetto promotore di quest’esperienza. Ogni religioso senta la responsabilità di trasmettere le informazioni e sostenere la partecipazione non lasciando soli i giovani, ma accompagnandosi con loro e individuando con loro modalità e risorse per potervi prendere parte.

Il percorso è lanciato... Arrivederci in Brasile!

Graziano Sala, SCJ

 


Nota del Consiglio Generale: prossimi incontri di congregazione

Consiglio di Congregazione, dal 21 al 27 gennaio 2013: Il Superiore Generale, il Consiglio Generale e i Superiori Regionali.
Il Servizio di formazione, dal 28 al 31 gennaio 2013: i PP. Laurent Bacho, Sylvain Dansou Hounkpatin, Guido García, Chan Kunu, Gianluca Limonta, Jacky Moura ; Inoltre i PP Simone Panzeri e Stervin Selvadass sono stati invitati a partecipare a questa riunione.
Equipe di coordinamento della sessione di recyclage del 2015, dal 1° al 6 febbraio 2013: i PP Jacky Moura, Gustavo Agin, Andrew Ferris, Gianluca Limonta e Graziano Sala.


 

VITA DELLA CONGREGAZIONE

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FELIX PEREGRINATIO NELLA THAILANDIA BETHARRAMITA

In una sua recente visita in Thailandia, P. Dominic Innamorati è stato accolto nella comunità di formazione di Sampran, punto di partenza per un ampio giro nelle nostre missioni... Quest’occasione gli ha offerto la possibilità di lasciarsi provocare dall’esperienza di fede dei fratelli d’Asia e delle giovani generazioni, che sono il nostro futuro.

Ho avuto il privilegio di constatare lo sviluppo della nostra missione rispetto alla mia ultima visita del 2005.
A Ban Garicoïts, il nuovo seminario di Sampran, ho incontrato 17 giovani molto impegnati e  pieni di buona volontà, guidati da P. Jiraphat; ho inoltre visitato la residenza di Ban Betharram, che ora è un seminario minore con circa 30 ragazzi sotto la responsabilità di P. Subancha e P. Hiran. Ora non risiedono più nel seminario inter-diocesano San Giuseppe,  ma lo raggiungono in bicicletta ogni giorno per seguire i corsi.
Da Chiang Mai ho potuto fare esperienza della vita e del lavoro delle nostre parrocchie e dei nostri centri di missione. A Payao ci sono una ventina di candidati che si preparano ad andare al Seminario Minore di Bangkok, sotto la responsabilità di P. Viravit, il quale è aiutato dalle Suore Missionarie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, che hanno come co-fondatore P. Paillas, che è stato anche nostro superiore generale. Spingendomi più a nord, ho potuto ammirare l’opera impressionante iniziata da P. Pensa: il “Centro Sacra Famiglia”  che assicura alle ragazze e alle giovani donne l’istruzione e un corso di taglio e cucito che le rende in grado di confezionare abiti e di ricamare. Nella cornice fatta di montagne meravigliose,  di piantagioni di tek e di alberi da frutto, si possono ammirare i laboratori per il taglio e il confezionamento degli abiti, le sale adibite ad aule di scuola, i dormitori, e la residenza dei missionari circondate da prati, fiori e una ricca vegetazione; qui si può provare una sensazione di pace e di laboriosità, ed anche l’orgoglio di 200 ragazze  - provenienti dalla tribù Akha, non solo della Tailandia ma anche della Birmania (Myanmar) - di sentirsi parte di questo centro di accoglienza.
Il giorno dell’Assunzione sono arrivato a Maepon, il primo centro di formazione per catechisti in Tailandia,  fondato, circa 50 anni fa, dal venerato P. Seguinotte. Al mio arrivo per la festa Patronale dell’Assunzione, ho potuto ammirare centinaia di Kariani, avvolti nei loro abiti tipici, nonché preti, suore e studenti sfilare in processione tra gli alberi e lungo i torrenti per portarsi alla chiesa dove è stata celebrata la Santa Messa. P. Suthon mi ha invitato a consegnare i certificati di prima comunione. Molti sacerdoti e religiose erano accorsi per celebrare nella gioia e nel raccoglimento questa Messa conclusiva seguita da una pasto con cibi tailandesi a cui tutti erano invitati, nella verde cornice di alberi e giardini.
Per fare poi esperienza della missione in montagna, sono stato accompagnato a Huay Tong, dove sono stato accolto dai Padri Chaiyot e Chokdee. Due cose mi hanno colpito: l’altitudine a cui si trova la parrocchia e il duro lavoro di preti e suore chiamati a fare visita a numerosi insediamenti nella foresta e sulle montagne, raggiungibili solo lungo sentieri stretti e ripidi dopo aver attraversato torrenti impetuosi. Il centro missionario principale comprende una scuola elementare dove abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i maestri, tutti ben conosciuti da P. Chaiyot. Visitando il villaggio, ha fatto sosta presso alcune abitazioni in legno e mi ha presentato a diversi abitanti, tutti molto accoglienti. Non solo questa, ma anche altre parrocchie affidate ai nostri Padri potevano essere raggiunte solo percorrendo lunghe distanze. Non si può non rimanere stupiti di fronte allo zelo dei primi missionari che, oltre 50 anni fa, percorrevano grandi distanze a piedi o a cavallo. Prima di salire a Huay Tong, ci siamo fermati nella cittadina di Chomtong dove P. Ponchai e un fratello sono incaricati della parrocchia, della fattoria e di 12 ragazzi, con le Religiose di Maepon che, al mio arrivo,  ho trovato mentre tessevano; anche loro sono responsabili di una dozzina di ragazze. In mezzo alle costruzioni, ho poi notato un ring della lotta tailandese. Nella bella chiesa c’è una nuova statua in bronzo che rappresenta san Michele Garicoïts da giovane prete; la migliore che abbia mai visto finora.
Ho avuto anche la fortuna di essere in Thailandia per il giorno del compleanno della Regina, che coincide con quello della festa della mamma. Ho potuto quindi vedere le mamme festeggiate nelle famiglie e ricordate con la preghiera nel Seminario. È stata una esperienza unica vivere nel Seminario di Sampran ed essere testimone della devozione, della preghiera, dell’ospitalità che lo caratterizzano. In due occasioni ho accettato con piacere di delineare la figura di san Michele così come emerge dalla sua corrispondenza: anche in questa occasione sono emersi la fede, l’impegno e lo spirito di condivisione di questi giovani. Come ama dire P. Tidkham: loro sono il nostro futuro.
Al momento della partenza non sono mancati i tradizionali discorsi di saluto da parte di un fratello e del superiore, accompagnati da omaggi floreali. Ho potuto rendermi conto anche del grande amore per il Sacro Cuore che pervade l’opera missionaria dei padri e dei fratelli
in formazione. Tutti, con grande zelo, sono incamminati verso il futuro dove il Vietnam, la Birmania e la Cina ci chiamano.

Dominic Innamorati, SCJ

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5 minuti con...

... la comunità di Paulinia, Brasile

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Nel nostro itinerario alla conoscenza delle differenti comunità della Congregazione presentiamo, in questo mese, la vita e la missione della residenza di Paulinia che, con la residenza di “Vila Matilde” in S. Paolo, formano, da aprile scorso, una sola comunità. I religiosi hanno accettato di rispondere alle nostre domande “provocatorie” ed hanno fatto emergere, in trasparenza, una riflessione che non indugia sul passato, ma che osa sbilanciarsi sul futuro...

NEF: Come è nata la presenza di Betharram a Paulinia?
- "Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito" (Gv 3, 8). È stato in uno di questi movimenti dello Spirito che Il Consiglio Generale, nella sessione di gennaio 1983, ha nominato vice provinciale, per un secondo mandato, il P. Joseph Mirande. Allo stesso tempo si è eretta la comunità del Noviziato a Paulinia. Il primo religioso betharramita ad arrivare in questa città, è stato il P. Paulo Vital e, con lui, i seminaristi Hélio e Paulinho. Hanno affittato una casa in centro città, il 22 gennaio 1983.
I primi anni sono stati difficili. La generosità della gente del posto, quella del parroco della parrocchia Sacro Cuore, il P. Antonio Magalhães, e delle Figlie della Croce è stata grande e ci ha aiutato molto.
Poco tempo dopo, il Comune ci ha fatto dono di un terreno nel quartiere “Flamboyant” dove è stato costruito il seminario. In seguito è toccato alla parrocchia “Nossa Senhora do Belo Ramo”, che è sorta prima con la realizzazione del salone parrocchiale e, nel ’92, con la costruzione della chiesa. Questa è, in sintesi, la storia di Betharram a Paulinia.

Quindi la formazione è all’origine di questa apertura? 
- Fin dal principio, l’intenzione della vice provincia è stata quella di aprire il noviziato. Era chiaro che, stando vicino a una città molto importante come Campinas, Paulinia era un posto privilegiato per la formazione e lo è tutt’ora. Con l’apertura della parrocchia “Nossa Senhora do Belo Ramo” , il nostro campo di azione si è ampliato.

Paulinia è un città moderna con più pregi che difetti?
- Ha in effetti poco più di 45 anni di vita. Ha 90.000 abitanti, ma è in continua crescita: nascono nuovi quartieri e anche dei “residence” che oggi sono una caratteristica della cittadina. È una città dove ci sono i poveri, i ricchi e i molto ricchi ed è fortemente condizionata dalla presenza della Petrobras (la più grande raffineria di petrolio del Brasile) e di altre industrie chimiche. Si avverte  molto nei quartieri periferici il problema della droga e dell’alcoolismo che distrugge le vite e le famiglie.

Anche la parrocchia di cui avete la cura è recente?
- Esatto, è stata creata nell’Arcidiocesi di Campinas nel 2001. È composta da sei comunità, tra cui la chiesa principale è proprio quella di “Nossa Senhora do Belo Ramo”. È una parrocchia prevalentemente urbana, interpellata, tra l’altro, dal pluralismo religioso e dalla mentalità consumistica proprio di chi vive in una città cosmopolita; dalla realtà dei lavoratori della Petrobras e delle industrie chimiche, dalla realtà del narcotraffico, ma anche dalle famiglie frammentate e dai giovani.

Con questa suddivisione della parrocchia come fare prevalere lo spirito comunitario sulla frammentazione?
- Cerchiamo di creare coscienza tra i fedeli che la parrocchia è una comunità di comunità, alla luce dei documenti della Chiesa, degli orientamenti del Piano Pastorale della Chiesa del Brasile e anche di quello della nostra diocesi. In questo senso, sia i fedeli come i responsabili e gli agenti pastorali di ogni comunità devono lavorare non solo per la propria comunità, ma anche per tutta la parrocchia. E questa consapevolezza si sta risvegliando fortemente qui in Brasile, grazie anche al contributo e alla riflessione dei documenti di Aparecida.

La vostra parrocchia copre comunque un’ampia superficie. Non temete la dispersione?
- A dire il vero è difficile che ci disperdiamo. Ci ritroviamo sempre a tavola, nei momenti di pausa o davanti alla TV e nei momenti di preghiera. Parliamo molto della nostra vita religiosa e della nostra esperienza personale, così come degli impegni pastorali. La dispersione è qualcosa che non esiste tra noi. 

Ricevete un appoggio particolare dai laici?
- Grazie al cielo, qui, i laici sono ben organizzati, molto uniti tra loro e disponibili. Le funzioni sono molto seguite. Per natura e mentalità, il popolo brasiliano è molto religioso. I laici ci aiutano molto nella nostra missione e nel nostro ministero. Sono una presenza viva e costante nella vita della parrocchia.

Tra l’altro, recentemente, avete dato il benvenuto ai laici betharramiti di tutto il vicariato!
- Certo. Ma tutti i religiosi del Vicariato hanno collaborato! Alcuni direttamente, presentando temi o organizzando l’incontro, altri indirettamente, con le loro preghiere e con lo sforzo affinché i laici delle loro comunità potessero partecipare. Per noi è stato un momento di grazia e pensiamo che lo sia stato anche per tutti i religiosi del Vicariato.

Nel 2013 il Brasile sarà sede della Giornata Mondiale della Gioventù. Cosa può significare quest’esperienza per i giovani del Paese?
- Tutta la Chiesa del Brasile è cosciente dell’importanza della GMG. È un’opportunità per i nostri giovani prendere coscienza della necessità di una loro presenza più significativa, affettiva ed effettiva nella Chiesa e nella Società. Per questo, ogni diocesi in Brasile si è impegnata per la Giornata, accogliendo la Croce dei Giovani con l’immagine della Madonna, per prepararsi all’evento.
Per vivere davvero questa grazia della GMG, è già cominciata in tutte le diocesi una preparazione che coinvolge le parrocchie, specialmente i giovani, con incontri e veglie. Si sta preparando una settimana missionaria che precede l’incontro con il Papa, accogliendo anche giovani di altre nazioni con i quali si vuol riflettere su tre temi fondamentali: la preghiera, la solidarietà e la cultura. 

Siete impegnati anche voi in questo progetto?
-Sì, certo, ma il nostro impegno si orienta verso le iniziative dell’arcidiocesi. In parrocchia abbiamo già cominciato a convocare i giovani e si sta già parlando molto di questo sia negli incontri dei religiosi, sia nel Consiglio Parrocchiale, sia nei gruppi, ecc.

La comunità accompagna attualmente un aspirante. Questa responsabilità esige un maggior impegno nella Pastorale Vocazionale?
- Il Vicariato del Brasile sta vivendo una riforma importante. L’Aspirantato che risiedeva qui, a Paulinia, fino all’anno scorso, con P. Paulo Vital come  direttore, si trasferirà nel nuovo progetto di Vicariato a Passa Quatro.
Quest’anno non c’è un Aspirantato, ma un aspirante: Leonardo Ferreira, che, per il momento, vive con noi. Il nostro impegno vocazionale nei suoi confronti è di sostenerlo nel suo percorso di formazione.

Paulinia e Vila Matilde formano ora una sola comunità?
- Finora ci siamo concentrati sulla vita comunitaria di Paulinia, dove siamo in tre: P. Aurelio Riva, P. Gilberto Ortellado e Leonardo. Abbiamo deciso di abitare insieme nel seminario. L’anno scorso, un padre stava in seminario con gli aspiranti e quelli che lavoravano in parrocchia stavano nella casa parrocchiale. Adesso i nostri momenti comunitari sono: la preghiera delle Lodi, i pasti, i momenti di incontro per condividere la Parola e il vissuto. Una volta al mese ci ritroviamo invece tutti i membri della nuova comunità in una delle due residenze.

Avete qualche progetto per il futuro?
-Il nostro progetto immediato è proprio quello di creare le condizioni per formare una comunità religiosa con Vila Matilde. Stiamo cominciando una nuova esperienza: una comunità formata dai padri che servono qui e da quelli che sono a Vila Matilde (P. Wagner, P. Luiz Henrique, fr. Pedro e fr. Victor Torales). Ci siamo impegnati ad incontrarci almeno una volta al mese. A poco a poco costruiremo il nostro progetto di vita che dovrà tener conto, per esempio, della formazione permanente e della presentazione dei conti al Vicariato. Su questo punto nutriamo molte speranze. Chiediamo a Dio che ci aiuti a costruire una comunità che preghi, che viva unita, che si rinnovi e che sia missionaria, che sia segno del Regno di Dio nelle parrocchie in cui siamo inseriti.

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In Memoriam...

 Padre José Maria Ruiz

Rivera, 7 luglio 1930 - Montevideo, 11 settembre 2012
 

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Il nostro confratello P. José Maria Ruiz torna alla casa del Padre l’11 settembre 2012.
Nasce il 7 luglio 1930 a Rivera, città nel nord dell’Uruguay. Già all’età di 9 anni, a Montevideo, accetta l’invito ad essere religioso e sacerdote di Bétharram. Nell’apostolicato di  Barracas, nel noviziato e nello scolasticato di Adrogué matura la sua vocazione.
È ordinato sacerdote nel 1954. Per poter celebrare la sua prima santa Messa a Montevideo dovette passare da Asuncion perché le frontiere tra Argentina e Uruguay erano chiuse. Inizia le sue attività nel Collegio San José di Buenos Aires e, dopo essersi laureato,  insegna Letteratura.
Poco dopo inizia il suo mandato come Direttore nel Collegio Immacolata Concezione di Montevideo per 5 anni, per poi incaricarsi della Parrocchia de “Los Vascos”.
Prosegue in Atlantida la stessa attività che porta a termine a Montevideo nel 2008, quando la sua malattia gli impedisce ogni attività.

Enrique Gavel, scj
 
RITRATTO AMICHEVOLE DI "EL GORDO" 
 
A P. José Maria Ruiz piacevano molto i libri. Tutti i giorni, come in una passeggiata magica, si recava alla libreria delle Paoline, “carissime sorelle”, ad ammirare le novità. Vi trascorreva delle ore, alla ricerca del tesoro nascosto e rientrava a casa lasciandosi dietro a volte alcuni pesos e altre volte alcuni debiti da saldare.  Grazie a questa sua “felix culpa”, la biblioteca della comunità si è arricchita  di libri di teologia, di saggi, di sussidi per catechesi e dinamiche per gruppi giovanili. Non si accontentava di acquistare, leggeva anche. Aveva sempre un libro tra le mani. Seduto in qualche angolo, trascorreva ore con Leonardo Boff, Juan Luis Segundo , Etty Hillesum e Edith Stein, Casaldáliga, san Giovanni della Croce e Cafrune (compositore e cantante di musica folcloristica argentino) e altri ... Nonostante queste numerose letture, la sua predicazione era semplice. Ripeteva spesso: “L’omelia: due raccontini e una congiunzione”. Per questo gli piaceva molto Mamerto Menapace (Abate del Monastero di Los Toldos, scrittore, ecc) e vi attingeva per tutte le sue attività: catechesi, incontri con i giovani, negli scambi in comunità. Era gioioso. Per tutti aveva un sorriso, una parola e una battuta per far nascere un sorriso. Durante i pasti comunitari, ricordava le sue esperienze, gli episodi allegri,  le persone e i padri del passato. Prendeva gusto a stuzzicare P. Talamillo (betharramita spagnolo dal temperamento impulsivo) perché ci raccontasse l’ultima sua avventura. Aveva una voce flebile, però quando l’Alzheimer gli ha rubato la memoria, cantava per  intero quei tanghi che aveva imparato da bambino. Amava la comunità e sapeva trasmetterci il suo entusiasmo. Fu chiamato ad essere superiore negli anni in cui lo Spirito immetteva aria nuova nella vita consacrata. Aprì le porte della parrocchia (dell’Immacolata) alla diocesi, assumendo il progetto pastorale con entusiasmo. Riempì la casa di giovani: bei tempi quelli, quando dovevamo supplicarli di ritornare a casa loro, perché si faceva tardi. Avevano trovato nella parrocchia un ambiente familiare e nel “Gordo” quel padre che a volte mancava nelle loro famiglie. A volte era un po’ distratto, come quella volta che accompagnava solennemente un funerale e, incrociando un altro corteo, andò a finire nel cimitero ebraico invece che in quello cattolico (sic!). Un po’ timido e umile nello stesso tempo, soleva dire che come parroco non era né di più né di meno degli altri. Amico di tutti, vennero in molti a salutarlo e a rendergli omaggio il giorno della sua sepoltura.
Caro fratello, oggi non ho voglia di fare battute, ma ho tanta gioia e bontà da donare, come tu mi hai insegnato. Tu che ora vivi con Dio Padre, mandami la tua benedizione. Grazie, Gordo, e addio.

Giancarlo Monzani, scj
 

 

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9. IL CAPITOLO GENERALE DEL 1969 

 

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- Costa d'Avorio -

L’istituzione delle Province all’interno dell’opera betharramita è un fatto importante e decisivo per lo sviluppo dell’Istituto stesso. Infatti, questo avvenimento mette fine all’unità monolitica della Congregazione dopo 100 anni di storia; si sviluppa una decentralizzazione della Congregazione, necessaria per un miglior governo della stessa; si sviluppa in modo esponenziale una politica vocazionale mirata, che aumenta considerevolmente in pochi anni il numero dei religiosi; lo spirito di San Michele si incarna così con più efficacia nelle singole realtà culturali.
Contemporaneamente si assiste ad un rinnovato slancio missionario, che vede coinvolte sia la Congregazione nel suo insieme, sia le singole realtà “Provinciali”. Abbandonata la missione di Cina con l’espulsione dei missionari nel 1951, è aperta la nuova missione di Chiang Mai, nel nord della Thailandia. Nel 1959 la Provincia di Francia fonda la missione betharramita in Costa d’Avorio, come risposta ai pressanti inviti di papa Pio XII nella Fidei donum. Più tardi, nel 1986 è la volta della Provincia d’Italia, che apre la missione di Niem nella Repubblica Centrafricana. In Argentina si vanno sviluppando, soprattutto a partire dagli Anni Ottanta, missioni nelle zone rurali povere dell’entroterra argentino o in Bolivia. Si nota come, se prima era l’intera Congregazione a farsi carico della missione ad gentes, successivamente sono le singole realtà Provinciali ad aprirsi ad essa.
Nel periodo successivo alla nascita delle Province, è indubbia la centralità del concilio Vaticano II che ha imposto alla Chiesa e a tutte le sue istituzioni una revisione generale del proprio essere e della propria azione. Nell’ambito del rinnovamento alla luce del Concilio, ad ogni istituto religioso venne chiesto di rinnovare le proprie istituzioni e le proprie costituzioni. Il Motu proprio “Ecclesiae sanctae” del 6 agosto 1966 stabilì l’iter cui erano sottoposte le Congregazioni religiose: per promuovere il rinnovamento adeguato in ciascun Istituto, uno speciale Capitolo generale sarà riunito nello spazio di due o al massimo tre anni (art. 3); in preparazione di questo Capitolo, il Consiglio generale organizzerà con cura una consultazione ampia e libera dei membri e classificherà opportunamente i risultati di questa consultazione per aiutare e dirigere il lavoro del Capitolo (art. 4). Annunciando l’apertura del Capitolo, il Superiore generale, padre Mirande, scriveva sulla NEF: «Oggetto del Capitolo sarà quello di adottare le misure necessarie per l’aggiornamento della nostra Congregazione secondo le direttive del Concilio Vaticano II… Un aggiornamento che vada non nella direzione della facilità, ma della verità, di una verità esigente. Si tratta di restituire alla nostra vita religiosa la sua autenticità, condizione indispensabile per  renderla quel segno tanto desiderato».
Alla luce delle direttive della “Ecclesiae sanctae”, il Consiglio generale stabilì un iter di lavoro lungo e laborioso:
1. nell’autunno del 1966 fu inviato a tutti i singoli religiosi dell’Istituto un questionario, con domande relative ai capitoli e ai contenuti delle Costituzioni in uso all’epoca;
2. delle 250 risposte (molte delle quali collettive) e delle 1.100 pagine fu fatto un sunto di 44 pagine, pubblicato dalla NEF nel settembre 1967;
3. alla luce delle indicazioni pervenute dalla base una commissione interprovinciale appositamente costituita si riunì nel luglio 1968 per preparare uno schema di Costituzioni, destinato a servire da griglia di lavoro dei Capitoli provinciali e delle Assemblee convocati per preparare il Capitolo generale; venne pubblicato dalla NEF per un totale di 94 pagine!
4. infine nei mesi immediatamente precedenti il Capitolo generale, le conclusioni dei Capitoli provinciali e delle Assemblee furono assemblati per formare un unico testo consegnato ad ogni Padre capitolare.
Il Capitolo Generale del 1969 fu il più lungo della storia betharramita; iniziato il 7 luglio terminò le sue sessioni di lavoro l’11 agosto successivo. Esso procedette alla nomina del nuovo Superiore generale, p. Giovanni Trameri, e soprattutto alla stesura definitiva delle nuove Costituzioni betharramite, promulgate ad experimentum per dodici anni, fino alla loro approvazione definitiva da parte della Santa Sede il 25 marzo 1983. In quell’occasione, il Superiore Generale padre Grech scriveva: « La nuova Regola di Vita esprime fedelmente quello che siamo e quello che siamo chiamati ad essere nella Chiesa e al suo sevizio … Questo testo sarà fatto oggetto di preghiera e tradotto nel nostro vivere quotidiano affinché  possiamo testimoniare quello che ci fa vivere a causa dell’amore di Cristo».

Roberto Cornara

 

Azioni sul documento

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Nef è il bollettino ufficiale della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Betharram.
La redazione è a cura del Consiglio Generale.

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