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14/11/2012

Notizie in Famiglia - 14 Novembre 2012


Sommario

 

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La parola del Padre Generale

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IL NOSTRO SERVIZIO NELLA CHIESA

La Regola di Vita del 1969 introduceva già la distinzione tra missione e  ministeri apostolici in due capitoli, il II ed il VII. Distinzione che viene oggi ripresa nei capitoli II e VI. Col termine missione intendiamo riferirci all’intero lavoro di evangelizzazione della Chiesa, che ha lo scopo di proporre a tutti gli uomini la conoscenza di Gesù. Questa missione è realizzata per mezzo di determinate attività sia all’interno sia all’esterno delle comunità cristiane.

In un breve articolo apparso nel 1968 sulla NEF, Padre Duvignau, dopo aver spiegato il carisma e chiarito il significato di spiritualità e di missione, guardando alla Storia della Congregazione dice che “Bétharram non possiede opere proprie”.  All’inizio vi furono le missioni popolari e l’attività educativa; poi, a partire dal 1910, comparvero le parrocchie e si cominciò ad assumere la direzione di seminari. Non avere opere proprie significa che l’identità di Bétharram non passa attraverso le opere ma vuol dire anche che nella realtà, qualsiasi opera può essere conformata al carisma di Bétharram; e che, anche se ad un certo momento dobbiamo abbandonare un’attività, Bétharram non perde per questo la sua ragion d’essere. San Michele lo dice in modo diverso in una citazione alla quale si richiama l’art. 15 della RdV (vedi pag. 339 di “Un Maître spirituel du dix-neuvième siècle del Padre Pierre Duvignau, scj).
Oggigiorno, per esempio, comunità betharramite operano nell’ambito di strutture sanitarie. È una cosa nuova per la Congregazione: la casa di riposo per anziani a Bétharram, la Casa Famiglia di Monteporzio per l’assistenza ai malati di Aids, nonché il dispensario di Niem ed il Centro San Michele di Bouar anch’essi per i malati di Aids, nella Repubblica Centrafricana.
Le  Costituzioni  precedenti  il  Concilio Vaticano II recitano all’art. 3: “1° - Le principali funzioni dei membri di questo Istituto sono: la predicazione della Parola di Dio (missioni, ritiri, etc.); 2° - l’educazione cristiana della gioventù nel rispetto dei diritti della Santa Sede in tutto ciò che riguarda i Seminari”.
La RdV del 1969, nel cap. VII intitolato Attività Apostoliche, distingue cinque campi d’azione della missione: “1° - La missione ed i poveri; 2° - La missione nel mondo della scuola; 3° - Parrocchie ed altre attività pastorali; 4° - Ecumenismo; 5° - La missione nei Paesi non cristiani”.
La RdV del 2012, nel cap. VI intitolato Il nostro servizio nella Chiesa, comprende tre sezioni: 1. Le nostre priorità: il servizio alla Chiesa locale (114), l’esser vicini ad ogni persona nelle diverse forme di povertà (115); 2. I campi di attività: la pastorale giovanile (117), la missione educativa (dal 118 al 120), la pastorale familiare (121), la pastorale parrocchiale (122-123), l’animazione e l’accompagnamento spirituale (124), la promozione della persona (125), la prima evangelizzazione (126), l’ecumenismo (127), il dialogo interreligioso, l’incontro tra le culture (128-129); 3. I criteri per un discernimento delle attività (dal 130 al 135).
Le attività missionarie sono andate diversificandosi sempre di più. Alcune hanno una lunga storia nella Congregazione, come la pastorale educativa, la prima evangelizzazione e la promozione  della persona. Altre sono attività proprie della Chiesa di oggi, come l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e l’incontro delle culture. Altre ancora provengono dalla prassi odierna della Chiesa:  la pastorale giovanile, la pastorale familiare, l’animazione e l’accompagnamento spirituale. Queste ultime possono essere praticate nell’ambito di qualsiasi attività tradizionale: la parrocchia, il collegio, etc. L’accompagnamento spirituale, in particolare, è un’attività pastorale alla quale sono molto sensibili i nostri giovani religiosi, a motivo dell’esperienza positiva di accompagnamento ricevuta nel corso della loro formazione. I religiosi di oggi attribuiscono molto valore a determinate priorità, per esempio il servizio alla Chiesa locale e l’opzione per i poveri, tanto da orientare in questo senso la scelta missionaria di certi vicariati.
“Nel conseguimento di questa finalità (essere fedeli servi del Vangelo) la Congregazione tutta, per mezzo dei Capitoli Generali e Regionali, dedica ogni sforzo al discernimento delle scelte, degli orientamenti e dei metodi dei nostri vari ministeri. In comunità e così pure in Vicariato ci interroghiamo periodicamente sull’autenticità del nostro lavoro apostolico” (RdV art. 19). L’arte del discernimento è parte del nostro stile di vita, per non legarci a nulla e sentirci liberi di rispondere alle nuove e più urgenti necessità nella Chiesa e nel mondo. Per aiutarci al riguardo, ci vengono segnalati criteri di discernimento (RdV art. dal 130 al 135) che scaturiscono dalla nostra spiritualità e dal nostro stile di vita.
Dobbiamo porre attenzione a non lasciarci monopolizzare dall’attività apostolica e a responsabilizzarci riguardo allo spirito con il quale assolviamo la missione. Il Signore è il padrone del raccolto e della vigna e noi siamo i suoi servi, i suoi servi inutili, per ciò che manca. La finalità delle nostre attività apostoliche è che Gesù sia conosciuto, amato, seguito, e che il Regno di Dio cresca nella Chiesa e nel mondo. Non lavoriamo per il nostro bene, ma dobbiamo essere servi inutili e talvolta accettare d’essere umiliati affinché il Signore e il suo Regno si manifestino chiaramente. La missione non si realizza senza attività apostoliche, né tutte le attività apostoliche mirano a realizzare la missione. Al riguardo, talvolta veniamo ingannati dall’aspetto di molti nostri impegni apostolici.
Le attività apostoliche, per quanto urgenti possano sembrare, non si giustificano di per se stesse. Trovano motivazione nella nostra esperienza di fede e nella nostra adesione a Gesù Cristo; è lui la sorgente e la finalità del nostro lavoro pastorale. Senza riferimento a Gesù, ogni sforzo è inutile. Non è invece inutile la testimonianza della nostra consacrazione che lo proclama “l’unico necessario” e quella delle comunità che annuncia come, solamente attraverso Gesù, diventi possibile un nuovo modello di relazioni interpersonali che raggiungono l’unità nel rispetto delle diversità (Cfr. RdV art. 112 - VC 72b).

Gaspar Fernández Pérez, SCJ

 

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smichel.jpgSan Michele Garicoits scrive... 

Che cos’é questa fermezza di cui abbiamo tanto parlato? È il grande dono di Dio in virtù del quale perseveriamo nella santità fino alla morte, che Dio concede ad una vita santa, ai predestinati? Questa perseveranza, questa fermezza è una virtù speciale, perché vi è in questa una ragione speciale di bene... Sì, c’è un bene particolare nel continuare un’opera nonostante gli ostacoli, le difficoltà, il disgusto, il desiderio di cambiare, nel non essere incostante, ma perseverare e resistere; è questo bene particolare che trasforma la fermezza in una virtù particolare distinta dalle altre. (M 387)

 



VERSO IL 150°

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SECONDA SCHEDA DI ANIMAZIONE COMUNITARIA

Seconda tappa di un percorso di riflessione personale e comunitaria proposto dai PP. Gaston Hialé e Philippe Hourcade.

Primo momento dell’incontro: la preghiera comune

  • Preghiera comune con il Salmo 1 : “Felice l’uomo…”;
  • ascolto delle Beatitudini, manifesto del Regno dei cieli;
  • tempo di silenzio (10 min)
  • preghiera condivisa

Condivisione a partire da un testo del carisma

    Testo reperibile nella Dottrina Spirituale pag 45 (Corr II, lett 293).
Qui, possiamo affrontare questo scambio con la consapevolezza che condividiamo con i laici una medesima identità battesimale e una stessa chiamata a incarnare questo invio in missione vissuto dal Cristo e proposto a tutti i suoi discepoli dopo la risurrezione. Possiamo invitare alcuni laici al nostro incontro o a una parte di esso.

La rilettura della nostra vita religiosa alla luce del Manifesto

    Focalizziamo la nostra attenzione sul secondo paragrafo del Manifesto.
«Al momento della sua entrata nel mondo, mosso dallo Spirito di suo Padre, s’abbandonò a tutti i suoi disegni a suo riguardo, s’offrì al posto di tutte le vittime: “Tu non hai voluto, disse, né sacrificio, né offerta, un corpo invece mi hai preparato... Non hai gradito né olocausti, né sacrifici per il peccato; allora ho detto: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà!”»
Il nostro carisma ci impegna a divenire uomini idonei, expediti, expositi (capacità di ricevere, una vita offerta come risposta, un’apertura totale). Cosa significa per noi, religiosi di vita apostolica, avere come missione la realizzazione di una umanità secondo il Cristo? Il nostro Padre, San Michele, ci insegna, a partire dalla sua esperienza, che il segreto della legge d’amore si impara con l’orazione. A che punto siamo? Potrebbe essere utile, prima, durante o dopo questa condivisione, rileggere e meditare i 7 punti del «Metodo per conoscere la volontà di Dio» (troviamo un esempio significativo di questo metodo nella Dottrina Spirituale, pag 281-2) per vedere l’ordine, l’importanza data alle realtà spirituali … si tratta di ancorare le nostre esistenze nella coscienza sempre più forte della sovrabbondanza, della gratuità dell’amore che provoca, in noi, una sovrabbondanza d’amore nella risposta:  « Mi avete tanto amato, avete fatto di tutto perché io ricambi il vostro amore … Eccomi ! »

Preghiera comunitaria con il Rosario
    Con una decina di “Ave Maria”, centrata sul mistero dell’annuncio del Vangelo, proponiamo di chiedere il frutto seguente:
Un cuore che è l’immagine di quello di Cristo, mite e umile, per andare a Lui e verso tutti i nostri fratelli, poveri e piccoli, in nome del Vangelo.

 


Nota del Consiglio Generale: prossimi incontri di congregazione

  • Nomina di una commissione di studio per la valorizzazione del sito di Betharram. I membri sono: P. Jean-Luc MORIN, P. Jean Dominique DELGUE, F. Emile GARAT, P. Ercole CERIANI, P. Mario LONGONI, scj, M. Patrick DAYDE, M. Laparrade, M. Larran, M. Hervé JOAN-GRANGE, expert.
  • Sono stati ammessi alla Professione Perpetua, il 19 ottobre 2012, i FF.  Osmar Vicente Caceres Spaini (Paraguay), Wagner Aparecido Ferreira (Brasile).
    Sono stati ammessi al diaconato,
    il 22 ottobre 2012, i FF. Marcelo Rodrigues Da Silva, Eder Chaves Gonçalves, Francisco de Assis Dos Santos del Vicariato del Brasile.
  • Dietro proposta di Mgr Walmor Oliveira de Azevedo, arcivescovo di Belo Horizonte e dopo la richiesta presentata dal Superiore regionale della Regione Etchecopar, il Superiore Generale ha approvato l’accettazione della parrocchia São Sebastião di Sabará (Arcidiocesi di Belo Horizonte) da parte del Vicariato del Brasile. Rallegriamoci per questo segno di fiducia e preghiamo per i nostri fratelli che avranno cura di questa parrocchia.

 

SPIRTUALITÀ LAICALE

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Maria Eugenia, alla sinistra di P. Daniel González, durante l’incontro familiare dei laici betharramiti
nei giorni 26-28 ottobre ad Adrogué 
 

UN INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA

Maria Eugenia Martiarena fa parte del gruppo della Casa d’Incontro di Villa Betharram a Adrogué. Con il P. Daniel González il gruppo ha accolto altri giovani, aiutandoli a praticare gli Esercizi Ignaziani. María Eugenia ha conosciuto anche il Gesù annientato ed obbediente del Carisma di San Michele e si è innamorata di Lui. È quello che ci racconta la sua testimonianza.

Già da un certo tempo si sta facendo strada nel mio cuore un grande desiderio: mettermi, per sempre, responsabilmente, al servizio della vita che mi è stata donata, non senza un certo timore, ma con molta fiducia.
Sto scoprendo alcuni valori che desidero vivere, quali la verginità e la povertà, non solo come libertà e disponibilità, ma come offerta, come uno stile di vita da me scelto e che mi mette in sintonia con Gesù povero e vergine, e con tutti quelli che si attendono tutto da Dio. Rimanendo vuota di tutto e di tutti, soprattutto di me stessa, per lasciare spazio a Dio, per incontrarmi da sola con Lui, soltanto per Lui, con quelli che ama, amandoli e servendoli fino a spendere tutta la mia vita.
Non ho mai sognato la vita consacrata, non l’aspettavo e non la ricercavo. Questo mi dà molta libertà e fiducia nello scegliere, perché vedo che, in questo, è il Signore che ha preso l’iniziativa e io ho risposto. Inoltre scopro sempre di più che questo invito coinvolge e contiene la mia realtà più personale, profonda, autentica e incarnata, e che tutto acquista molto senso e mi sta trasformando in una donna più libera e più completa.
Concretamente, mi sento portata verso la solitudine, che è una parte innegabile di me, uno spazio sacro, misterioso e fecondo, per incontrarmi, nell’intimità di un cuore povero e vergine, con il Signore della Vita, con il Signore dei poveri; per trascendere la povertà della mia vita e andare ad annunciare quello che ho visto e udito, che Dio ama l’uomo, lo risana, lo trasforma, che i suoi progetti superano ampiamente i nostri, che il suo amore è gratuito e che solo Lui è in grado di colmare la nostra ansia di amore.
Desidero continuare la mia vita nel mondo, tra i laici, nel mondo della famiglia, del lavoro, dell’educazione, del rione. Presente in modo discreto, ma determinato, condividendo i pesi, i dolori, le tensioni, i desideri, i sogni, le gioie, riflettendo in modo semplice, piccolo e umile, la luce di Cristo e la sua vicinanza, la sua tenerezza, la sua opzione e il suo amore per i poveri, soprattutto per quelli più colpiti dalla sofferenza.
Desidero incarnare e annunciare, con la mia vita, una chiesa semplice, vicina, fragile e umana, ma che spera contro ogni speranza, perché sa in chi ha riposto la sua fiducia, sa chi è il suo Capo, chi è il suo Sposo … chi l’ha scelta, chi se ne prende cura, chi la anima e chi la attende.
Tutto questo succede a Betharram, che rappresenta la mia esperienza reale e concreta della Chiesa, di questa presenza incarnata, umile e fragile con la quale Dio vuole essere in mezzo agli uomini.
Grazie al carisma betharramita, scopro che Dio ha voluto annientarsi per condividere la mia povertà, scopro che muore d’amore per me e che la sua tenerezza e la sua misericordia sono infinite. Scopro che mi ama così come sono, fragile e peccatrice; si prende cura di me, mi guarisce e mi trasforma giorno dopo giorno attraverso la sua Parola e mi invita a procurare agli altri la stessa gioia. Mi fa capire che nessuno cammina da solo e che ogni persona può essere in Dio un dono prezioso e unico per gli altri; che Dio ha fiducia in me più di quanto io ne abbia in me stessa, che mi propone di offrire liberamente la mia vita per ritrovarla anche se io ancora non sospetto nemmeno la portata e il peso della proposta.
A partire da questa realtà, trovo il coraggio di dire sì al Signore, che significa dire sì alla Vita, confidando molto in questa esperienza che sto portando avanti a Betharram e chiedendo a tutti i betharramiti del cielo e della terra, religiosi e laici, che preghino per me, che mi permettano di camminare al loro fianco, che mi guidino e che mi sentano una di loro … perché possa spendere la mia vita  fino alla fine, nell’amore e nel servizio di quelli che Dio ama.

Maria Eugenia Martiarena

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5 minuti con...

... la comunità di Betlemme-Nazareth

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La comunità di Betlemme-Nazareth, presenza storica della Congregazione in Terra Santa, ha conosciuto, fino ad ora, diverse epoche, distinguendosi sempre come una comunità al servizio della Chiesa-Madre di Gerusalemme e al servizio della formazione. Quali sono i campi di missione e il suo ritmo quotidiano oggi? I suoi 9 membri ci delineano il ritratto attuale di una comunità nata sotto difficili ma buoni auspici, immersa nello stesso tempo nell’eternità e negli imprevisti del mondo contemporaneo.

Nef: Qual è stato in origine il primo servizio richiesto ai Padri di Bétharram?
- Tutti forse conoscono la storia: la “santa” carmelitana, la beata Maria di Gesù Crocifisso, è riuscita a convincere Mons Lacroix, vescovo di Bayonne, e i suoi Superiori a fondare un Carmelo in Terra Santa. Insiste perché la cappellania del Carmelo sia assicurata dai Padri di Bétharram che aveva conosciuto al tempo della sua permanenza nel Carmelo di Pau. C’è un primo ostacolo da superare: “Nessun ordine di vita contemplativa era mai entrato fino ad allora in Palestina: i Padri Francescani difendevano  … il privilegio che li rendeva, in qualche modo, i padroni del paese”. Pio IX non tenne conto della decisione “che pure era stata presa all’unanimità dai Cardinali di Propaganda” e, il 16 marzo 1875, diede l’autorizzazione alle Carmelitane di Pau di fondare un Carmelo a Betlemme. Ma un’altra difficoltà rischiò di compromettere la richiesta di una presenza dei Padri di Bétharram come cappellani; presentata  la richiesta al Papa Leone XIII, questi domandò: “Cosa ne pensa Propaganda? – Ha dato risposta negativa alla richiesta di una presenza dei Padri di Bétharram. – Ebbene – rispose Leone XIII – dite a Propaganda che il Papa sono io”. La stessa richiesta fu avanzata dai Domenicani; Leone XIII, prima di accordare l’autorizzazione, dovette chiedere l’assenso dei Francescani: “Mi hanno severamente rimproverato la fondazione dei Padri di Bétharram”.
Sette Carmelitane partirono da Pau il 20 agosto 1875 e arrivarono a Jaffa il 6 settembre. Il loro primo cappellano fu il padre Chirou. Fino ad oggi, la cappellania del Carmelo di Betlemme, e quella di Nazareth, dal 1910, sono state assicurate dai Padri di Bétharram.

Ha avuto un’evoluzione il servizio alla chiesa locale? 
- Dopo aver fondato uno scolasticato, il gruppo dei Padri professori fu subito invitato a dare dei corsi al Seminario Maggiore del Patriarcato Latino a Beit Jala (non lontano da Betlemme); ad alcuni Padri fu anche chiesto di assicurare la funzione di “Rettore del Seminario Maggiore”. Questo servizio della formazione dei seminaristi di rito latino di Gerusalemme è durato fino al 2010 ! I cinque vescovi attualmente in esercizio presso il Patriarcato, il Patriarca, il suo ex vicario generale, il suo attuale vicario generale, il vescovo ausiliare residente a Nazareth e il vescovo di Giordania, recentemente nominato, sono tutti ex allievi dei Padri di Bétharram; senza dimenticare il Patriarca emerito, Mons Michel Sabbah. Anche altri confratelli hanno avuto importanti responsabilità al servizio del Patriarcato.
Innumerevoli sono le visite a molte congregazioni di religiose per le confessioni, la direzione spirituale e le conferenze. Senza parlare delle numerose predicazioni in parrocchie o per circostanze particolari. Non bisogna poi dimenticare i rapporti fraterni sorti con molte congregazioni maschili …

La presenza del noviziato regionale è un altro aspetto della vostra missione?
- I novizi sono stati accolti da una comunità che si era già familiarizzata con la presenza di giovani in formazione provenienti da paesi stranieri, soprattutto dall’Africa centrale. Probabilmente il cambiamento di cultura è stato sentito più da loro che non dai religiosi già presenti sul posto. Ma i giovani si sono messi presto al servizio della casa e anche del Padre che, il sabato mattina, esce per gli acquisti. Hanno espresso la loro sensibilità e le loro idee per elaborare il ritmo della vita quotidiana, lo stile di preghiera,  e il desiderio di conoscere ognuno dei religiosi della comunità.
Alcuni Padri offrono la loro collaborazione per assicurare alcuni corsi ai novizi e tutti sono invitati a partecipare alle riunioni comunitarie mensili.
Una volta o due alla settimana, i  novizi hanno l’opportunità di aprirsi alla dimensione missionaria della nostra vita religiosa animando il pomeriggio dei bambini di un Asilo nido e di un Centro Jean Vanier, a Betlemme. Avranno tante occasioni per incontrare altri giovani in formazione, per esempio i seminaristi di Beit Jala su un campo di calcio, nonché religiosi e religiose ben radicati nella realtà missionaria di Palestina-Israele.
Verso la fine dell’anno, i religiosi della comunità saranno chiamati ad esprimere la loro valutazione su ogni novizio e sul modo di vivere questo primo anno di noviziato.

Con la ristrutturazione della casa, la comunità di Betlemme può ormai ricevere dei pellegrini. Quale accoglienza prevedete di offrire?
- I nostri due Centri di Accoglienza, Betlemme e Nazareth, ci offrono l’occasione di raccontare ancora una volta la storia della presenza dei Padri di Bétharram, l’originalità della nostra spiritualità e la nostra vocazione missionaria. Il nostro progetto, nel quale i novizi sono coinvolti, è quello anche di far parlare “i muri” di questo Centro, grazie a testi e foto. Alcuni gruppi domandano celebrazioni e incontri.

La Terra Santa si colloca in un’area molto problematica dal punto di vista politico. Tale situazione influenza lo stato d’animo dei religiosi?
- Se non si può ignorare la storia, le ricchezze archeologiche, la mescolanza delle culture, gli incontri multi-religiosi che hanno segnato e continuano a segnare la varietà delle popolazioni di questo paese, non si può nemmeno ignorare il contesto nel quale si trova la Comunità di Betlemme/Nazareth.
Alcune righe non bastano per affrontare questo tema. È certamente preferibile venire in questo paese, animati da un grande rispetto per tutte queste realtà complesse, con una grande attenzione alla realtà, nella sua globalità, prima di esprimere un giudizio: la buona volontà è di casa su ambo i fronti. La vera missione inizia ogni volta che si presenta l’occasione di favorire gli incontri e di incoraggiare ciascuno a tracciare un cammino di rispetto reciproco e di accettazione della differenza dell’altro.

La collaborazione tra congregazioni religiose e Patriarcato ha senza dubbio una particolare importanza...
- Tutti i Religiosi ( e per la prima volta delle Religiose) sono stati invitati a preparare l’Anno della Fede. Ognuno ha potuto fare le sue osservazioni e le sue proposte. Si percepisce una mobilitazione non solo per approfondire la Fede, ma anche per far ritorno ai maestri della Fede che sono stati i Santi dei primi secoli in Terra Santa, per ridare vita ai luoghi di pellegrinaggio, per partecipare a conferenze, e per osare nuovi incontri. 

Il piccolo villaggio di Betlemme evoca una popolazione di umili artigiani e di pastori. Qual è la situazione nel 2012 ?
- Sì, ci si immagina spesso Betlemme e Nazareth come due “piccoli” villaggi tipicamente palestinesi. Ora, Betlemme ha circa 50.000 abitanti e Nazareth 80.000, in maggioranza giovani! Betlemme sviluppa un’attività commerciale intensa, mentre Nazareth vive al ritmo dei pellegrinaggi. Nazareth conta quattro ospedali e dieci scuole confessionali. Quanto a Betlemme, ha due università. Un terzo circa della popolazione delle due città è di religione cristiana.  Nazareth si trova in Israele e non conosce tutti i problemi legati al “Muro” di separazione di Betlemme che rende questa città “una prigione a cielo aperto”. La capitale della Galilea si caratterizza, invece, per una vita quotidiana segnata da una netta differenza di livello tra Israeliani e Palestinesi (alcuni parlano di segregazione). Al cuore di tutte queste realtà e difficoltà, le nostre comunità cercano di scoprire ancora una volta il modo di essere al servizio dapprima dei cristiani locali … e poi anche di tutti gli altri!

Firmin, Joseph, Abib, siete arrivati la domenica 16 settembre 2012 per vivere il vostro primo anno di noviziato, quali sono le vostre prime impressioni?
- Il pomeriggio di quella stessa domenica abbiamo avuto la grazia di visitare la Basilica della Natività con il nostro maestro, Padre Jacky. Abbiamo potuto raccoglierci, meditare e pregare il Mistero dell’Incarnazione, in questo luogo dove il Cristo nostro Signore ha scelto di venire al mondo. A Betlemme, dove abitiamo, la popolazione parla arabo e abbiamo difficoltà di comunicazione. Percepiamo lo sguardo pieno di meraviglia, da parte dei Palestinesi, su di noi, unici africani residenti a Betlemme, se si eccettuano i pellegrini di passaggio. Ci rendiamo conto anche della difficoltà di coabitazione tra Israeliani e Palestinesi poiché ad ogni uscita da Betlemme dobbiamo presentare il passaporto per i controlli. Inoltre, sul piano liturgico, vediamo la molteplicità dei riti e delle Chiese qui in Terra Santa (Cattolici di rito latino, Melkiti, e Ortodossi …). Le poche visite effettuate sui luoghi santi (campo dei pastori, Nazareth, Cafarnao, Monte Tabor etc.) ci hanno permesso di interiorizzare la Parola di Dio, con la lettura del Vangelo che riguarda questi luoghi e con la preghiera sul posto. A Betlemme, la nostra residenza è vicina al Carmelo, e vi celebriamo, con le suore, l’Eucaristia domenicale.  In tutto siamo una decina di fedeli. È veramente diverso da quello che eravamo soliti vivere a Adiapodoumé o altrove in Africa.

In questa comunità di accoglienza ci sono  tratti caratteristici che la distinguono da quello che finora avete vissuto?
- La comunità di Betlemme è diversa dalla comunità di formazione nella quale abbiamo vissuto a Adiapodoumé, in Costa d’Avorio. Le responsabilità pastorali dei padri e dei fratelli non ci permettono di ritrovarci tutte le mattine per la preghiera comunitaria, ma tutte le sere la comunità si riunisce per i vespri, il rosario e il pasto fraterno. Il noviziato ha il suo programma inserito nel programma comunitario.  La domenica, alle 12, abbiamo un momento di distensione chiamato ‘aperitivo’, che ci vede riuniti tutti nella sala della televisione per mangiucchiare e bere qualcosa insieme in un clima fraterno, prima del pranzo delle 12.30. I corsi che riceviamo sono offerti dai nostri padri, diversamente dai due anni precedenti quando seguivamo i corsi al Seminario Maggiore. Ringraziamo il Signore e siamo grati alla Congregazione che ci permette di vivere questo anno canonico di noviziato qui in Terra Santa, per meglio interiorizzare la Parola di Dio e rispondere meglio alla chiamata del Cristo a seguire san Michele Garicoïts. 


 
 

In Memoriam...

 Fratel Fernand Fonquerle

1° dicembre 1929, Sauvian ~ Bétharram, 16 ottobre 2012
 

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Siamo riuniti, Religiosi di Bétharram e amici, per ricordare Fr Fernand Fonquerle! Ci riunisce in questo Santuario Notre-Dame dove spesso è venuto a suonare l’organo per la preghiera della comunità dei fedeli. Infatti, il canto e la musica in generale erano un po’ il suo regno, come pure l’amore per la liturgia, a volte portato fino al minimo dettaglio di una rubrica; e questo si spiega senz’altro con la sua esperienza, durata alcuni anni, presso i monaci benedettini. Fr Fernand ha messo questo amore per la musica al servizio delle comunità cristiane, vicine a Bétharram, in particolare la parrocchia di Montaut, dove ha per lungo tempo diretto la corale e dove si recava molto volentieri, quasi sempre a piedi.
Altre parrocchie ricorrevano a lui per la catechesi, per gruppi di preghiera o di Terza Età (pensiamo alle parrocchie di Bordes, Lestelle e anche Montaut). Trovava la sua realizzazione nel rendere preziosi servizi …
Nutriva la sua fede, attinta dalla spiritualità di san Michele Garicoïts, nella sua comunità religiosa, per lungo tempo a Bétharram, ma anche a Sarrance e a Pau. Era in contatto anche con altri centri importanti di preghiera e di pellegrinaggio, come Paray-le-Monial: per esempio, ogni anno, per la festa del Sacro Cuore, ci procurava una pubblicazione che faceva arrivare espressamente da quel centro.
Religioso-fratello, ha vissuto in mezzo a noi con le sue debolezze e le sue ricchezze, come tutti noi! In questi ultimi tempi, la sofferenza fisica e morale lo ha colpito per lunghi mesi; nonostante ciò, il suo viso si apriva spesso in un sorriso radioso, che colpiva tutti quelli che lo avvicinavano.
È morto improvvisamente, dopo qualche ora di degenza in ospedale. Era nostro fratello. Ed ora eleviamo fraternamente a Dio la nostra preghiera per lui.

Firmin Bourguinat, scj
 

 
Ho avuto il dono di intrattenere un buon rapporto fraterno con Fr Fernand. Ho potuto scoprire un uomo angosciato, pieno di paure e ferite; nonostante le sue fragilità, sapeva esprimere gesti di attenzione fraterna, condividere la sua gioia di vivere con il Signore, di lodarlo con il canto e la musica: gli piacevano la liturgia delle ore e le belle celebrazioni. Fr Fernand era segnato anche dalla sua esperienza di vita monastica, maturata prima di entrare nella nostra famiglia religiosa.
Forse, coloro che hanno conosciuto da vicino Fr Fernand, hanno toccato con mano che Dio, proprio nel mezzo delle nostre fragilità, ci chiama a seguirlo. «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia? … No, perché in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.» (Rm 8,35.37). Dio ama ogni uomo, così com’è. A volte, proprio mentre fa esperienza delle sue inconsistenze, dei suoi dubbi o delle sue debolezze, Dio  lo sorregge e lo guida. «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi e io vi darò riposo », ci dice Gesù nel Vangelo che abbiamo proclamato. Dio ha scelto il cammino della fragilità per manifestare il suo amore immenso verso gli uomini: Dio ha sposato in tutto e per tutto la condizione umana fino alla sofferenza ripugnante, fino alla morte.
La vita religiosa non è un cammino di realizzazione di sé ottenuta attraverso ciò che è forte, brillante, potente, ricco. La vita religiosa è una risposta umile alla chiamata di Dio di lasciare tutto per il Regno. Una risposta che coinvolge tutta la persona con la sua fragilità. Una risposta che richiede coerenza di vita, una conversione che sempre si rinnova, un dono totale della propria vita per seguire il Cristo povero, casto e obbediente. Fr Fernand ha vissuto questa esperienza e scopre ora quella pace interiore che ha ricercato per tutta la vita.
La vita religiosa è un’offerta di tutta la propria vita al Signore. Il ruolo della lode e della preghiera sono essenziali per crescere in un’intimità profonda con il Maestro Interiore, con il Cristo. «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Fr Fernand ha certamente cercato di offrire la sua esistenza in una preghiera continua di lode e di intercessione, dando la sua disponibilità anche per accompagnare con l’organo i canti delle celebrazioni nei Santuari, senza dimenticare Lestelle et Montaut.
«Niente potrà separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù nostro Signore», ci dice san Paolo. Quale speranza per noi questa sera! Quale speranza nel sapere che ogni vita ha un valore agli occhi di Dio! Quale speranza sapere che ogni amicizia con Dio non viene meno davanti alla morte! L’amore di Dio è più forte di tutto, più forte delle nostre fragilità. L’amore di Dio ha vinto la morte. Quale consolazione per tutti noi che cerchiamo di conformare la nostra vita con quella di Cristo, qualunque sia la nostra vocazione.
Dio Padre, che sei la sorgente della Vita e dell’Amore, ti ringraziamo per la vita di Fr Fernand. Tu ci hai dato tuo Figlio: ci insegna ad avere fiducia perché è nella debolezza e nella fragilità che ci dona la forza di camminare , di risollevarci, di credere sempre che la vita è più forte della morte. Ti presentiamo Fr Fernad perché tu l’accolga nella tua pace, nella tua luce, per sempre. Amen.

Jean-Dominique Delgue, scj
 

 

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10. I CAPITOLI GENERALI DEGLI ULTIMI VENTICINQUE ANNI 

 

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Nella sua relazione al Capitolo Generale del 1993 P. Sheridan diceva: “Non dobbiamo diventare una federazione di piccole congregazioni betharramite”. È forse l’esito a cui le fasi precedenti della storia hanno portato la Congregazione: certamente unita nello spirito, ma di fatto eccessivamente frazionata, con un Consiglio Generale legato dalle Costituzioni alle decisioni e ai voleri dei singoli Provinciali ed una impossibilità, giuridica e di fatto, di una condivisione di uomini e mezzi.
L’opera di suddivisione giuridica della Congregazione raggiunse il suo culmine tra la fine degli Anni Settanta ed il decennio successivo, quando fu data autonomia giuridica, amministrativa e gestionale a quelle ultime realtà nazionali che ancora erano legate ad altre Province: nascono la Vice Provincia del Paraguay, e le Delegazioni Generali di Uruguay, Spagna e Terra Santa, frutto delle decisioni assunte nei capitoli generali del 1975, 1981 e 1987. Tutto questo ha come conseguenza la frantumazione dell’Istituto in tante piccole o grandi unità, ognuna gelosa della propria autonomia e soprattutto delle proprie risorse.
Il desiderio di unità, sempre vivo all’interno della Congregazione, si è manifestato, fin dagli Anni Settanta, attraverso iniziative di condivisione umana e spirituale dei religiosi: i cosiddetti Recyclages svoltisi in Terra Santa a partire dal 1978; la sessione di studio di Bétharram 1984 in occasione del 150º anniversario della fondazione dell’opera; gli E.L.A.B. (Encuentros latino-americanos de betharramitas) celebrati a partire dal 1986; l’EuroBetharram di Colico 1990 e i vari incontri internazionali dei giovani studenti sia in Sudamerica che in Europa.
È importante la decisone presa nel Capitolo Generale del 1987, dove, per la prima volta dopo il 1903, è decisa l’apertura di un nuovo campo d’apostolato e missionario, in India, che diventa il terreno di una cooperazione internazionale tra le varie forze e risorse presenti nell’Istituto.
Il Consiglio di Congregazione di Triuggio del 1993, appena eletto il nuovo Superiore Generale, Francesco Radaelli, aveva come tema “Uniti verso l’avvenire”, e questa unità era incentrata sull’unità nella formazione, l’unità nel cammino con i laici, l’unità nella condivisione dei beni, tre temi che troveranno ulteriori sviluppi nei vari interventi del Consiglio Generale, negli articoli della N.E.F., negli incontri internazionali.
I successivi Consigli di Congregazione (Betlemme 1995 e Bétharram 1997) riprendevano il tema dell’unità, attraverso l’immagine della famiglia, cara alla tradizione betharramita, sui temi “Famiglia in cammino” e “Famiglia in formazione permanente”.
Nel frattempo venivano elaborati due progetti, comuni a tutta la Congregazione, la Ratio Studiorum e il Progetto di Pastorale Giovanile, e vedeva la nascita una équipe internazionale per la formazione.
Il Capitolo Generale del 1999 decide la creazione delle Regioni, cosa che rappresenta una nuova svolta per la Congregazione. La Regionalizzazione della Congregazione risponde ad una esigenza sempre più urgente di unità e condivisione : unità e condivisione di forze, di risorse, di formazione, di animazione, di economia…
Nella sua relazione al Capitolo, il Superiore Generale diceva a proposito del significato delle Regioni:
• Organizzazione e Animazione: “… possiamo pensare ad una visione diversa dell’Autorità e della funzione del Governo, innanzitutto eletto per animare, con la sua autorità, la Famiglia tutta… Il compito dei Consiglieri Generali sarà quello di animare, promuovere, custodire, incrementare, costruire unità carismatica e di missione nelle singole aree… “
• Tipicità della Formazione : « Avere in ogni area, come inizio, un unico Noviziato… Tra gli altri vantaggi credo ci sia quelle di creare, fin dagli inizi della formazione, una mentalità, uno stile di vita, [...] una disponibilità propria della Vita Religiosa e, in specie, della nostra Famiglia. Significa iniziare un’internazionalità non semplicemente detta o scritta, ma pienamente di fatto… La conoscenza di culture  al di fuori della propria [...] permetterebbero un arricchimento ed una valorizzazione non solo delle persone, ma del carisma stesso…»
• Specificità della Missione:  “le comunità siano fondate e situate in territori dove effettivamente c’è bisogno del nostro carisma affinché la nostra identità carismatica e di missione venga rispettata…”
La Regionalizzazione si presenta come un lungo cammino; dal progetto alla sua realizzazione, ci vorranno altri due Capitoli Generali...

Roberto Cornara

 

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