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14/05/2012

Notizie in Famiglia - 14 maggio 2012


Sommario

 

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La parola del Padre Generale

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VERSO IL 150° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SAN MICHELE GARICOITS

ROMA, 14 maggio 2012.

Carissimi padri e fratelli,

ad un anno da oggi, il 14 maggio 2013, celebreremo i 150 anni dalla morte di San Michele Garicoïts. Come da richiesta del capitolo generale, abbiamo deciso con il Consiglio di Congregazione di celebrare questo momento così importante della vita del nostro Padre San Michele durante un intero Anno Giubilare, che si concluderà il 14 maggio 2014.

Al momento della morte, San Michele viveva nel suo cuore una lotta. E quale lotta! L’incomprensione del vescovo di Bayonne Mons. Lacroix per il dono del carisma che lo Spirito aveva fatto a San Michele e, come conseguenza, il diverso modo di considerare la Società del Sacro Cuore di Gesù.
Da persona pratica che conosceva la sua diocesi, il vescovo vedeva nel progetto associativo di San Michele un’iniziativa che rispondeva molto bene alle necessità pastorali della diocesi stessa. Desiderava pertanto che lo si organizzasse come una società di vita apostolica. D’altra parte Mons. Lacroix non aveva l’autorità di costituire una Congregazione, cosa che competeva soltanto al Papa. Perché allora crearsi complicazioni con “una santa illusione”?
San Michele invece era un mistico. A seguito di un profondo e serio discernimento, aveva compreso che lo Spirito Santo gli aveva elargito un nuovo carisma e che questo, come ben testimonia Padre Etchécopar, era ben lungi dall’essere un’illusione. Questo nuovo carisma consisteva nel manifestare e riprodurre l’umiltà e l’ubbidienza di Gesù ed implicava quindi, in coloro che volevano viverlo, l’esigenza di consacrare la loro vita al Signore per mezzo dei voti, vivendo in comunità, sotto l’autorità di un superiore e dedicandosi a procurare agli altri la stessa felicità.
Il contrasto tra queste due differenti visioni aveva come conseguenza che all’interno della comunità si trovassero persone che avevano scelto due diverse opzioni: certi membri avevano emesso i voti ed altri no, taluni conservavano la gestione dei loro averi alla quale altri avevano invece rinunciato. Questa difformità di situazioni in seno alla comunità generava molta confusione, contribuendo in modo sensibile all’abbandono da parte  di vari membri.
San Michele riteneva che in queste condizioni, non si stesse realizzando ciò che il Signore aveva rivelato e desiderato. Il peggio era che tutto quanto era stato da lui avviato con entusiasmo per rispondere all’appello del Signore ed essergli fedele, si disintegrava, crollava e si disfaceva. Malgrado questo strepitoso insuccesso, San Michele non si scontrò col vescovo, mostrandosi ubbidiente in tutto quello che riguardava la Congregazione. Morì come un buon prete diocesano, con la consapevolezza che la società che aveva fondato si avviava a scomparire. Tutta questa realtà tuttavia nascondeva un mistero: la configurazione a Cristo che si è fatto ubbidiente fino alla morte e alla morte sulla croce. Anche a lui, dall’alto della croce, l’intera sua vita e la sua missione sono forse apparse come un fallimento, ma in lui restò ferma la convinzione che il Padre era fedele alle sue promesse e pertanto fece sempre quello che il Padre voleva. Come Gesù, anche il nostro Padre San Michele è rimasto ubbidiente fino alla morte, alla morte sulla croce: morì sulla croce dell’ubbidienza. È quello che succede agli amici di Dio. Il Signore chiese ad Abramo di sacrificargli il figlio che aveva ricevuto da Lui, il figlio della promessa. Mosè morì riuscendo a vedere la Terra Promessa, dove Dio gli aveva chiesto di condurre il suo popolo, soltanto dalla cima del Monte Nebo. E poi Elia…etc. .
Il Signore ha concesso la grazia e la gioia del carisma betharramita a San Michele Garicoïts: conoscere, amare, imitare, manifestare ed annunciare Gesù annientato ed ubbidiente, e condividere questa felicità con il prossimo. Per essere un testimone credibile di tutto ciò, fu messo alla prova fino ai limiti estremi. Doveva dimostrare che il suo discorso su Gesù annientato ed ubbidiente non era semplicemente un’ideologia, ma era uno stile di vita. Doveva essere disposto a rinunciare a tutti i suoi progetti, a vederli fallire – malgrado il male che questo gli faceva – affinché  il progetto di salvezza del Dio-Amore potesse realizzarsi in lui e negli altri. V’era forse qualcosa che San Michele amasse più della Congregazione? Occorreva che egli rendesse manifesto che non si trattava della sua Congregazione ma, prima di tutto, di quella del Sacro Cuore di Gesù, il solo che potesse farla vivere. A tal fine doveva mostrare di essere pronto a vedere l’annientamento della Congregazione, così come Abramo era pronto a sacrificare il figlio Isacco, il figlio della promessa.
Aveva il sentore, e la stoffa, del santo. L’esperienza del Dio-Amore che diede alla sua vita un nuovo orientamento quando aveva 30-35 anni, gli permise di penetrare il mistero di Dio e lo convinse che il Cuore di Gesù, che concepì e diede forma alla Congregazione, era il solo per cui valesse la pena. Senza di esso la Congregazione non sarebbe stata né sarebbe valsa alcunché. Non era la Congregazione di Padre Garicoïts, bensì quella del Sacro Cuore di Gesù. Come Abramo…come Gesù che ha imparato ad amare di più il Padre della missione che la missione del Padre, del quale si considera l’inviato, il missionario. Come Gesù quando disse: «non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14, 36), così San Michele Garicoïts, non fa affidamento sulla sua volontà né su quella del Vescovo, non agisce mai per impulso proprio ma solamente attraverso lo Spirito Santo, costantemente fedele ai comandamenti di Dio, per soffrire e fare tutto ciò che Dio volesse da lui (Manifesto).
E San Michele s’è arrischiato. Perché la fede chiama sempre il rischio. È bello correre il rischio  di saltare nel vuoto, con la fiducia che mani amorose mi accoglieranno senza che io mi perda o mi schianti al suolo. «Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16, 25). San Michele ha accettato il rischio che il suo progetto di Congregazione, ispirato dallo Spirito Santo, fallisse. Non si è ritenuto indispensabile, sicuro solamente che, se avesse voluto veramente la Congregazione, questo Dio che aveva ispirato il progetto – il Sacro Cuore di Gesù – aveva anche  il potere di conservarla. Siamo oggi testimoni di questo miracolo.  
Credo che dobbiamo approfittare della celebrazione di questi 150 anni dalla morte del nostro amato Padre fondatore, San Michele Garicoïts, per riappropriarci di quanto lui stesso e la nostra regola di vita ci ricordano: “Ciò che ci deve caratterizzare è lo spirito di ubbidienza…Se l’ubbidienza manca, manca la ragion d’essere”(RdV 60). L’ubbidienza fino alla morte sulla croce di Gesù e di San Michele, l’ubbidienza di quei discepoli che – come il loro Maestro – confidano più  nella  Persona del Dio-Amore, rivelataci da Gesù e poi da San Michele, che non nei nostri meschini progetti, i quali spesso rappresentano un ostacolo per rispondere con un poco di amore a Colui che ci ha amati per primo. Questo ci renderà più autentici nella nostra vocazione e più credibili nella nostra missione, perché saremo allora testimoni gioiosi del Dio-Amore che ci ama con il Sacro Cuore del suo diletto Figlio, Gesù.
Il tema che abbiamo scelto per questa celebrazione è: Dal cuore di Cristo al Cuore del Mondo. Padre Enrico Frigerio, Vicario generale, è responsabile per il coordinamento dei tre Superiori regionali e dell’organizzazione di queste festività. Il progetto è che tutte le regioni creino una commissione per animare il giubileo nelle comunità di ogni Vicariato.
Dissetandoci alla fonte del nostro Fondatore, chiediamo al Sacro Cuore che ha concepito e plasmato la nostra famiglia religiosa la grazia di un rinnovamento spirituale, per ogni religioso di ciascuna comunità betharramita, nonché quella  di nuove vocazioni che possano vivere il dono prezioso del carisma che ci è stato dato per mezzo di San Michele.
I miei migliori auguri a tutti i betharramiti religiosi e laici, giovani e adulti, uomini e donne, per questa festa del nostro Padre San Michele Garicoïts.

Gaspar Fernández, SCJ

 


 

smichel.jpgSan Michele Garicoits scrive... 

Due fondamentali condizioni della virtù dell’obbedienza

1° occorre amare Dio che comanda,
2° si deve amare la cosa comandata.
Ordinariamente tutte le mancanze all’obbedienza sono causate dalla non osservanza di queste due condizioni. Molti amano Dio che chiama, ma non il ministero a cui Egli chiama; altri amano il ministero a cui si è chiamati, ma non Dio che chiama ad un ministero. Un Superiore mi chiederà qualche missione. Io la compirò non solo con pazienza: un altro mi chiederà di svolgere la stessa missione ma non la farò, o se la svolgo la compio di malincuore così da scandalizzare i miei fratelli: ma non si tratta sempre della stessa Volontà di Dio che mi è fatta conoscere? Se amo la Volontà divina e Dio che me l’ha fatta conoscere, perché non riceverla da questo come da quello? Molti amano il ministero richiesta e non Dio che lo richiede. Così mi si chiederà una missione, che serietà, che devozione, però per amore di quella missione, e questo viene dall’amor proprio! La prova è che se mi si toglie quel ministero e me ne viene richiesto un altro che non mi piace o avrò un rifiuto, o farò male il ministero richiesto: allora è evidente che non è Dio che io amo, ma il ministero che mi è stato richiesto!   (M 327)

 


 

Verso il 150°

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UN LOGO PER IL 150° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SAN MICHELE

Nel 2013 la nostra famiglia religiosa del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram celebrerà il 150° anniversario della morte del Fondatore, S. Michele Garicoits.
Il recente Consiglio di Congregazione (gennaio 2012) ha pensato di dedicare un anno intero per ricordare la figura del Santo di Betharram. Con questo numero della NEF prenderà avvio una rubrica specifica che ci permetterà di metterci in cammino verso questo appuntamento.

Il primo passo che vogliamo fare è quello di lanciare il concorso per la realizzazione di un logo che ci accompagnerà durante tutto l’anno e che verrà utilizzato in tutte le occasioni che saranno organizzate per ricordare la figura e la spiritualità di S. Michele.
Il tema che è stato scelto è il seguente: “Dal Cuore di Cristo al cuore del mondo”. Attraverso questo tema si vuole indicare lo stretto legame che unisce il Cuore di Cristo e l’umanità. Ma, in particolare, vogliamo cogliere in S. Michele l’uomo che, docile alla Parola, ha incarnato questa duplice attenzione: la fedeltà a Dio e la fedeltà all’uomo. In lui l’amore che ha nutrito verso il Signore si è tradotta in un vero amore per l’umanità del suo tempo.              
Nei suoi scritti troviamo ben evidenziata questa duplice attenzione che non è altro che il duplice risvolto di una stessa realtà.
Sul suo esempio, i religiosi del Sacro Cuore vivono questa duplice attenzione che si traduce in azione: “E’ piaciuto a Dio farsi amare... Alla vista di questo spettacolo prodigioso, i preti di Betharram si sono sentiti spinti a spendersi per imitare Gesù annientato ed obbediente e ad impegnarsi totalmente per procurare agli altri la stessa gioia...”.
A chi è rivolta questa proposta di realizzazione del logo? A tutti i giovani dai 17 anni compiuti a 30 anni. Tutti coloro che lo desiderano possono trovare il bando di concorso dettagliato sul sito www.betharram.net, dove sono presentate le condizioni richieste per la partecipazione. Ma occorre ricordare che con questo primo atto vogliamo coinvolgere i giovani perché possano esprimere visivamente quello che hanno nel cuore e quanto dice loro la figura di S. Michele. Alle nostre comunità è affidato il compito di saper provocare e coinvolgere. Il bando di concorso deve essere divulgato perché provochi delle domande e, di conseguenza, delle riflessioni.
Termine del concorso: il concorso terminerà il 14 novembre 2012. Entro tale data, tutti i lavori che sono pervenuti a P. Enrico Frigerio (Vicario Generale), presso la Casa Generalizia, verranno visionati da una commissione specifica  che ne sceglierà uno. Il logo scelto diventerà il simbolo ufficiale in tutta la Congregazione per l’anno dedicato a S. Michele nel 150° della morte.
Cosa si vince? Abbiamo pensato che per un giovane vincitore di questo concorso non ci sia cosa migliore che permettergli di partecipare all’esperienza della prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà dal 23 al 28 luglio 2013 a Rio de Janeiro (Brasile).
Vogliamo così metterci in cammino verso questo anno che è un tempo di grazia, nel quale siamo chiamati ad approfondire la figura del nostro Padre S. Michele e fare nostre le sue qualità umane e spirituali... dal Cuore di Cristo al cuore del mondo.



Spiritualità laicale

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SIAMO UNA FAMIGLIA CRISTIANA MISSIONARIA BETHARRAMITA CHE CRESCE

“Come è iniziato tutto? Come siamo arrivati qui? Le vie di Dio sono imperscrutabili e imprevedibili, ma misteriosamente, chissà da quando, Egli stava preparando i nostri cuori... a poco a poco parlava dentro di noi, nelle vicende della vita quotidiana, nella coppia...”
Così inizia il cammino di Tomás e Natalia: un itinerario che li ha portati a vivere l’esperienza come missionari betharramiti laici in una zona rurale del nord dell’Argentina.
Un’esperienza forte e intensa che abbiamo raccolto in poche pagine, ma che, per il lettore curioso, può essere arricchita dalla lettura dell’esperienza sul loro “blog”: ttp://misionbetharramitasiambon.blogspot.com.ar/

Riflessioni con San Michele Garicoïts

Nel testo del Manifesto, San Michele ci comunica quanto l’abbia impressionato il mistero di Dio che si fa uomo per amore nostro; è rimasto stupefatto davanti a questo “spettacolo prodigioso” e vuole comunicarci questa esperienza affinché anche noi, stupiti davanti all’amore di Dio, possiamo vedere in Gesù un incentivo, un modello e un mezzo.
“É piaciuto a Dio farsi amare, e pur essendo, come eravamo, suoi nemici, ci ha tanto amati da inviare il suo Figlio unico...” Gesù entra nella nostra vita e ci chiama, così come leggiamo in tanti brani del Vangelo. Questa non è una frase o un commento puramente spirituale e niente più, ma è un messaggio reale e concreto, perché Gesù è concreto con noi. E ci supera in amore e ci conquista non con la forza e la violenza, distruggendo la pace, ma come fanno gli innamorati che vogliono rendere eterno il loro amore (così come lo descrive il Cantico dei Cantici). Gesù ci conquista giocandosi la vita, anche quando sembrava che tutto fosse perduto, quella notte di preghiera nell’orto degli ulivi, dove sentì nemici quelli per i quali stava per dare tutto. Ma l’amore trinitario è potente, grandioso, generoso. Gesù, con la risurrezione, ci fa entrare con lui nella vita.
Nella nostra vita, questo è un fatto concreto e si riattualizza nella misura in cui lasciamo che il nostro cuore di ghiaccio si riscaldi al fuoco che sgorga dal Cuore di Gesù per poter dire, così, con lui: sì, Padre, eccoci, vogliamo compiere la tua volontà. E così procurare la stessa gioia a quelli che Dio ci ha affidati.
Il testo del Manifesto contiene un dinamismo trinitario che comincia dall’amore del Padre e porta alla missione del Figlio animato dallo Spirito Santo. E, in certo modo, siamo invitati a entrare in questo dinamismo dove l’unico motivo e incentivo è l’amore, unico motore della nostra vita.
“Il Figlio di Dio si fece carne”.
Che modello migliore del mistero dell’Incarnazione per una vita e una spiritualità laicale del lavoro, della famiglia e della giustizia sociale? Gesù Cristo, Dio fatto uomo, ha preso su di sé ciò che è proprio della condizione umana sottomettendosi, dal momento del concepimento e per tutta la vita, alla difficoltà del lavoro (vita occulta a Nazareth), alla burocrazia politica (il censimento a Betlemme), alla giustizia (giudicato e accusato ingiustamente davanti a Pilato) e perfino alla morte di croce.
Quanti di noi, nella vita laicale, si trovano a rendere presente il Regno nella stessa realtà? Siamo immersi in un mondo latinoamericano dove il lavoro e il sostegno economico sono una preoccupazione per molte famiglie, dove le regole della burocrazia fanno soffrire sopratutto i più poveri, dove le ingiustizie sociali sono evidenti in tanti fratelli esclusi dall’assistenza sanitaria e dall’educazione per tutti.
Dove troveremo luce e forza per annunciare, da veri discepoli, il Regno di Dio e la speranza della Risurrezione? San Michele ci dice che “il Figlio di Dio incarnato” è il nostro premio, il nostro modello, il nostro mezzo e il nostro sostegno. Se restiamo uniti a lui come tralci alla vite, potremo trasformare le strutture pur rimanendo nei limiti della nostra posizione: l’educazione dei figli, la convivenza nelle nostre piccole comunità, nel lavoro, nell’ambito ecclesiale, nell’uso e nella condivisione dei beni e del denaro.

Facciamo crescere la famiglia betharramita nel Siambón

Come comunità laicale betharramita nel Siambón, vogliamo unirci sempre di più al Cuore di Gesù e la cuore di tutti i betharramiti del mondo che condividono questo carisma, ognuno a partire dalla propria vocazione e missione particolare.
La nostra piccola comunità cresce a poco a poco; prima, con l’arrivo del nostro primo figlio e poi con l’arrivo di un’altra missionaria, Amelia Juiz, che si é unita alla missione dal mese di marzo. Sta vivendo un anno di esperienza con noi. A tutto ciò, si aggiunge la gioia nel vedere i frutti della missione dell’anno scorso; questo riempie di felicità il nostro cuore. Dobbiamo ringraziare molto Iddio per l’appoggio e l’accompagnamento ricevuto dai Padri e dai Fratelli di Betharram che ci hanno seguiti fin dall’inizio, specialmente la comunità missionaria itinerante di Santiago del Estero.
Siamo fiduciosi che il Signore susciterà altri missionari che abbiano voglia di condividere la loro vita con noi.
Che la pace di Gesù risuscitato riempia i nostri cuori di una fede viva, di una speranza che non venga meno e di un amore appassionato verso Dio e verso gli uomini.

 

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5 minuti con...

... la comunità di Olton, Inghilterra

La comunità di Olton ha avuto la gioia di celebrare l'ordinazione diaconale di tre fratelli indiani. Era il mese di giugno 2010.

   

Nel nostro itinerario nelle comunità della Congregazione, ci siamo fermati qualche istante nella comunità di Olton (Vicariato d’Inghilterra) e abbiamo rivolto loro alcune domande... Ne esce il ritratto di una comunità che, sotto la guida di Fr. Andrew Ferries, è “concentrata” sull’essenziale della vita religiosa e protesa con fiducia verso il futuro che, seppur nelle mani di Dio, è tuttavia affidato alla responsabilità e alla creatività degli uomini. La presenza dei religiosi non solo nella Parrocchia, ma anche nei collegi come animatori spirituali, è diventata un ambito importante per una testimonianza gioiosa e pro-vocante...

NEF?: Potete farci conoscere a grandi linee la storia della presenza dei Religiosi di Bétharram nella Parrocchia di Olton?
- Nel lontano mese di settembre 1980, i Cappuccini decisero di lasciare Olton, siccome non era più la loro casa di formazione, dopo una presenza di 90 anni. Decisero di dare il priorato all’Arcidiocesi di Birmingham, e così l’arcivescovo Mons. Dwyer ci invitò a trasferirci a Olton dalla nostra Casa Garicoits di Worcester (la nostra vecchia Casa di Formazione). Siamo arrivati qui nel mese di gennaio 1981, e in un primo momento eravamo preoccupati del modo con il quale le persone ci avrebbero accolti dopo che per quasi un secolo la parrocchia era stata “formata” dai francescani. Nell’arco di alcuni mesi, invece, i parrocchiani ci hanno fatto un posto nei loro cuori. I Fratelli John e Liam si sono spesi per fare cadere le barriere e per conquistare i cuori e gli spiriti. Padre Ted fu nominato come parroco, ministero importante che tuttora svolge. Grazie Padre Ted!

Ritenete che la gente percepisca il vostro ministero, condotto in comunità, come qualcosa di diverso rispetto al ministero svolto dai parroci della Diocesi? Se sì, in che cosa? 
- Decisamente sì! Le persone nelle parrocchie attorno a noi sembrano apprezzare la presenza di una comunità religiosa. Così anche i preti diocesani. Noi lavoriamo in stretta collaborazione con la diocesi sia nella parrocchia sia nella pastorale scolastica, e le persone apprezzano in generale la nostra disponibilità e la semplicità del nostro stile di vita. Le differenze che le persone notano non sono tanto legate alle attività particolari che svolgiamo, quanto al semplice fatto che viviamo insieme per formare una comunità di preghiera, con le nostre differenze, stranezze e debolezze. Quando le famiglie lottano nelle loro case contro i loro problemi e ci vedono provare ad essere fedeli nonostante le nostre difficoltà, questo è per loro fonte di speranza. Una semplice attività di comunità come l’attenzione agli ammalati e agli anziani dà un segnale di speranza alle famiglie che loro stesse lottano per prendersi cura dei loro parenti ammalati o anziani.
Le persone vedono la nostra testimonianza quotidiana, il dono di dire ogni giorno in fede: “Eccomi, vengo a fare la Tua volontà”.

Nel vostro Vicariato ci sono tanti religiosi fratelli quanti religiosi sacerdoti. In  che modo questa situazione può essere una ricchezza per Bétharram in Inghilterra?
- In primo luogo c’è stato in questo la mano di Dio: negli anni 80 abbiamo registrato un aumento improvviso delle vocazioni, ma tutti quelli che sono entrati come preti hanno lasciato la Congregazione, mentre tutti quelli che sono entrati come Fratelli, sono rimasti. In secondo luogo la presenza dei Fratelli ha aiutato le comunità a mantenere un certo equilibrio e a mirare sempre all’obiettivo principale. In altre parole, la nostra vita di comunità è per noi una priorità e la celebriamo. Se noi avessimo conservato la stessa proporzione di preti com’era prima, avremmo conosciuto l’irresistibile tentazione di cedere alle pressioni diocesane e ci saremmo dispersi da soli o in due in varie parrocchie, perdendo così la nostra identità. I Fratelli hanno in effetti garantito la tensione verso il  nostro carisma.

Da alcuni anni alcuni religiosi dei Vicariati di India e Thailandia vengono in Inghilterra per periodi di studio e di ministero. Quali le difficoltà e gli aspetti positivi?
- Gli studenti venuti dalla Thailandia e dall’India che abbiamo accolti sono stati per le nostre comunità una “ventata d’aria fresca”, specialmente per Olton, la casa di formazione. Hanno portato energie giovani, e i fratelli indiani ci hanno aiutati in modo particolare a riallacciare i contatti con le generazioni più giovani della parrocchia. Ci hanno ricordato in qualche modo come deve essere un casa di formazione che funziona, con tutte le gioie e i dolori che essa comporta. I costi economici hanno un po’ scosso il nostro sistema (il costo totale per il soggiorno di 3 fratelli per 4 anni è stato di £ 100.000) ma i doni che hanno portato al vicariato, e più generalmente alla Congregazione, hanno ampiamente compensato le spese. La nostra speranza era che potessero migliorare la comunicazione tra le diverse realtà della Regione; non solo hanno soddisfatto questo desiderio, ma hanno fatto anche molto di più. Speriamo di ripetere l’esperienza nel futuro, ma dovremo prima aspettare che le finanze del vicariato si riprendano un po’.

Quale spazio occupa l’animazione vocazionale nel vostro progetto comunitario?
- L’animazione vocazionale è stata portata avanti senza esibizioni da molti di noi, specialmente da Fratel Andrew, Fratel Michael, P. Dominic e Fratel Gerard, nonostante il clima molto aspro che c’è stato negli ultimi 25 anni in Inghilterra per quanto riguarda le vocazioni religiose. Si nota nel Paese l’inizio di una ripresa delle vocazioni da cui speriamo poter trarre beneficio attraverso il nostro nuovo Gruppo di Spiritualità Betharramita, creato per l’animazione e per ritiri rivolti ai laici di tutte le età. La nostra presenza nelle scuole cattoliche locali, dove siamo cappellani o membri dei consigli scolastici, è anch’essa una benedizione per noi.


 




 

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5. I CAPITOLI GENERALI TRA LE DUE GUERRE MONDIALI 

L’espulsione dei Betharramiti dalla Francia è un momento storico cruciale, una svolta nella storia della Congregazione. Finisce un’epoca che, tramite l’opera di p. Etchécopar, era ancora legata emotivamente a san Michele.
I P. Louis Primez - Pierre Etchart e François PalouFinisce un’epoca, nel senso che l’espulsione costringe la Congregazione a ripensare la propria presenza nella Chiesa e nel mondo. Le opere fondate da san Michele e legate alla sua memoria e alla sua azione, non ci sono più: espulsi dalla Francia nel 1903, i bétharramiti vi faranno ritorno solo nel 1920.
Nascono nuove opere di apostolato con forme nuove di evangelizzazione; si inserisce in questo contesto l’accettazione da parte della Congregazione di comunità parrocchiali. Già in precedenza ad alcuni padri,  a titolo personale, erano state affidate delle parrocchie (per esempio la parrocchia di Lestelle, presso Bétharram). Ora, i superiori accettano di aprire comunità interamente dedite alla vita pastorale in parrocchia. Questo è un fatto nuovo, e per certi versi sconvolgente. A tal punto che p. Jean Magendie, informato di essere stato scelto per divenire primo parroco di Barracas, nella periferia di Buenos Aires, risponderà al Superiore Generale: “Ma io non mi sono fatto religioso per essere parroco…”
Si apre un’epoca nuova, soprattutto perché la Congregazione deve aprire i suoi orizzonti. Alla Francia, alla Palestina, all’Argentina e all’Uruguay, nel periodo fra le guerre si aggiungono nuovi Paesi. In Inghilterra l’iniziale presenza in “stile missionario” diventa defintivamente residenziale con la fondazione, nel 1909, della parrocchia di Droitwich, ed in seguito del collegio. In Belgio viene fondata la scuola apostolica, che vivrà momenti drammatici durante l’occupazione tedesca nel 1915-1918, e sarà poi chiusa nel 1920. In Spagna saranno aperte tre residenze: la residenza degli anziani (casa Buena Vista), la casa generalizia (casa Cesario) e la scuola apostolica. In Italia, la Congregazione aprirà due case: la scuola apostolica a Traona (Valtellina), e la Procura generale a Roma. Nel 1904 è aperto il collegio San José a Asuncion in Paraguay. L’11 marzo 1922 inizia la presenza missionaria betharramita in Cina, nello Yunnan. Nel 1937 è la fondazione del Ginasio São Miguel di Passa Quatro in Brasile. Infine, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Bétharram accetta la direzione del collegio Charles de Foucauld a Casablanca, in Marocco.
L’espulsione dalla Francia dunque apre un periodo di grande vitalità e di espansione della Congregazione. Dal 1900 al 1940 vengono aperte più di 30 nuove comunità. L’apertura di seminari locali porta, progressivamente, all’entrata nell’Istituto di religiosi non più solo di nazionalità francese, ma anche italiani, spagnoli, inglesi, belgi, argentini, paraguaiani, brasiliani, uruguaiani. Giustamente diceva il Superiore Generale, p. Pierre Estrate: « Avremmo mai immaginato all’Inghilterra o alla Spagna senza l’espulsione… È stata una vera benedizione di Dio ».
I Capitoli Generali di questo periodo (1909, 1911, 1919, 1923, 1929, 1935) sono chiamati ad un’opera di gestione e di organizzazione di queste nuove realtà, conciliando il vecchio con il nuovo, le antiche consuetudini con le nuove istanze, il passato carico di storia con le speranze del presente e del futuro. Leggendo gli Atti di questi Capitoli ci si rende conto della preoccupazione fondamentale dei padri capitolari: quella di dare un’anima alla Congregazione. La dispersione dei religiosi nel mondo e l’accoglienza di giovani non solo stranieri, ma anche estranei al background originario, rendeva necessario ed urgente ribadire i punti fermi della spiritualità trasmessa da san Michele e da p. Etchécopar, ed obbligava soprattutto ad organizzare nel modo migliore possibile la formazione delle giovani leve, speranza e futuro dell’Istituto. La preoccupazione di non disperdere l’eredità ricevuta, portò all’opzione di istituire un solo noviziato ed un solo seminario maggiore per tutta la Congregazione.

Roberto Cornara

 

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Nef è il bollettino ufficiale della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Betharram.
La redazione è a cura del Consiglio Generale.

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