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14/12/2012

Notizie in Famiglia - 14 Dicembre 2012


Sommario

 

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La parola del Padre Generale

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DAL CUORE DI CRISTO AL CUORE DEL MONDO

Abbiamo cominciato a predisporre i nostri cuori e le nostre comunità al Giubileo dei 150 anni dalla morte del nostro Padre San Michele Garicoïts, che comincerà il 14 maggio 2013.
Il tema scelto per questa celebrazione, “Dal cuore di Gesù al cuore del mondo”, vuole esprimere il dinamismo missionario del nostro carisma. L’imminente celebrazione della Natività, nonché la contemplazione del prodigioso spettacolo dell’Incarnazione, ci impegnano ad esaminare seriamente la nostra vocazione.

In questa contemplazione, San Michele Garicoïts ha scoperto il cuore missionario di Gesù, il Maestro. Gesù, il Figlio prediletto del Padre, passò dal Cuore del Padre al cuore di Maria e da questo al cuore del mondo, al presepio e al cuore degli ammalati, dei poveri e dei peccatori. Il Verbo incarnato è un Dio annientato che si è donato. Dal seno di suo Padre al seno di Maria, quale passo! Dalla la beatitudine del cielo, va nel luogo più disprezzato e sgradevole, una stalla!... (DS pag. 43).
Fin dalla nascita, prosegue San Michele Garicoïts, il divin Bambino ci mostra la strada; si lancia, corre, va sempre avanti, nell’abbandono e nel pericolo (DS pag. 107). Il Vangelo ce lo presenterà come un Rabbì itinerante: nascosto nel seno di Maria, portò la gioia della salvezza al Battista e ad Elisabetta, e da Nazareth andò a nascere a Betlemme. In braccio a Maria e a Giuseppe fu presentato al Tempio di Gerusalemme, poi in Egitto  e di nuovo a Nazareth. All’età di 12 anni andò in pellegrinaggio a Gerusalemme. Percorse poi i villaggi predicando il Regno di Dio, salì a Gerusalemme per vivere la sua Pasqua, portò al Calvario la sua croce, risuscitò e salì al cielo.
Gesù vive in modo naturale la sua intimità col Padre e, in consonanza con questa, la sua compassione per gli uomini. Un esempio: «Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città si era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!» Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!” E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni». (Mc 1, 32-39).
L’amore per il Padre e per gli uomini è l’impulso generoso che muove il cuore di Gesù, il Verbo incarnato, quando dice al Padre Eccomi e quando si vota a procurare a tutti gli uomini pienezza di vita. «Dal cuore del Padre, attraverso il cuore del Figlio, al cuore di San Michele e al nostro… Da cuore a cuore. Non è forse “amore” la parola chiave della nostra religione? E la storia della salvezza non è forse una storia d’amore, la più bella e la più drammatica, con episodi come quello della caduta dell’uomo o della morte di un Dio sulla croce? L’amore? San Michele non ha forse voluto sempre che si facesse tutto per amore? Esigeva dai novizi almeno un germe, un inizio di amore, e aggiungeva: “Se manca l’amore, non c’è più niente da fare”». (Padre Joseph Mirande [sr], NEF n° 141, 1964 pag. 305-307).
Il Cuore di Gesù si commuoveva nel contemplare la predilezione che il Padre mostrava per gli uomini, soprattutto per i più piccoli. …«Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra… perché hai rivelato queste cose ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza». (Lc 10, 21).
Il Cuore di Gesù contempla il Padre, nutre per lui un grande amore e cerca di compiacerlo in tutto. Contempla gli uomini ed anche per loro nutre un grande amore, che si esprime attraverso la compassione, l’interesse e la sensibilità per le loro sofferenze, le loro infermità ed i loro peccati; li vuole guarire e salvare, aiutandoli a lasciarsi avvicinare dall’amore del Padre. «Sceso dalla barca, egli vide una gran folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, curò i loro infermi e si mise a insegnare loro molte cose». (Mt 14, 14) e (Mc 6, 34).
Il cuore del discepolo di Gesù, come lo intende San Michele Garicoïts, vive in costante dinamismo come il Cuore di Gesù. È un cuore di discepolo missionario. «Datemi un cuore che ami veramente. Crede, gusta le cose di Dio, corre, vola sulle orme di Nostro Signore Gesù Cristo (DS pag. 111).  Oh, se tutto il nostro essere, il nostro corpo e la nostra anima, non avessero che un solo impulso, uno slancio generoso per mettersi sotto la guida dello Spirito d’Amore, dicendo incessantemente: ‘Eccomi, Ecce Venio!» (DS pag. 146).
È così che siamo discepoli-missionari betharramiti: religiosi e laici, uomini e donne, bambini, giovani e adulti. Alterniamo con assoluta naturalezza, come il nostro Padre San Michele Garicoïts, momenti di intimità con Gesù e con il Padre a momenti che trascorriamo al servizio generoso e fedele degli uomini nel mondo. Dal cuore di Gesù al cuore del mondo.
Il cuore del vero betharramita vive in permanente comunione col Cuore di Gesù, nella preghiera, nella lode e nell’azione di grazia, nella responsabilità del dovere da compiere, nell’offerta della vita al Padre e nel servizio generoso e costante ai fratelli. Perché la nostra Società porta il nome di Società del Sacro Cuore di Gesù? Perché è in particolar modo unita a questo divin Cuore che dice a suo Padre: “Eccomi”...(DS pag. 44).
Il cuore del betharramita impara dal Cuore di Gesù ad adorare il Padre e ad essere paziente e  molto misericordioso con gli uomini.
Il cuore betharramita impara inoltre, da questa intimità con Gesù annientato e ubbidiente, a nutrire compassione e tenerezza per le miserie delle persone con cui è a contatto. Non può restare tranquillo e indifferente ma, al contrario, lo vediamo correre, volare in aiuto alle persone la cui condizione umana è minacciata dalla povertà, dall’emarginazione, dalle malattie o dalla mancanza di orientamento, di consiglio e di contentezza.
Il betharramita ha un cuore come quello di Gesù: filiale, ubbidiente, dedito ad appagare il Padre; un cuore docile, umile, misericordioso, generoso, sempre al servizio degli uomini suoi fratelli.
Il betharramita, trascinato dall’amore missionario del carisma, si divide tra il Cuore di Gesù e quello del mondo, per far sì che gli uomini e le donne che incontra ravvisino nel Cuore di Gesù l’Amore che Dio ci porta, e sperimentino la stessa gioia provata dal Signore per aver contemplato e vissuto intimamente con il Cuore di Gesù, gioioso, ubbidiente, docile ed umile.
Per incontrare gli uomini dobbiamo collocarci nel cuore del mondo. Il cuore del mondo è pieno di ambiguità. San Michele lo chiama la posizione. Vi si possono trovare valori e anti-valori, il frumento e la zizzania. Nel cuore del mondo si possono leggere i segni dei tempi, fra i quali è possibile discernere i segni veritieri della presenza o dei disegni di Dio (GS pag. 4 e 11). Il cuore del mondo diventa così il “luogo teologico” della presenza e della volontà di Dio, poiché Dio si è fatto uomo in Gesù e quindi nulla che sia umano gli risulta estraneo. Nel cuore del mondo vi è iniquità, ingiustizia e peccato, ma vi si trovano anche molti semi del Verbo e del Regno che, ad immagine di Gesù, bisogna imparare a scoprire, mettere in luce, valutare e coltivare. Questo mondo, nella sua complessità, dobbiamo amarlo come Dio lo ama. Dio infatti ha tanto amato il mondo…(Gv 3,16).
Il betharramita che si lancia dal Cuore di Gesù al cuore del mondo, a sua volta deve procedere dal cuore del mondo al Cuore di Gesù. Entra pertanto in contatto con le necessità, le sofferenze, i successi e le speranze che trova nel cuore degli uomini, per mezzo dell’orazione, della lode, del ringraziamento, perché siano guariti e dilatati con l’offerta che il Figlio prediletto fa al Padre amato.
Il betharramita che balza dal Cuore di Gesù al cuore del mondo ritorna a balzare dal cuore del mondo a quello di Gesù. A lui il betharramita avvicina i bisogni, le sofferenze, i successi come  le speranze che incontra nel cuore degli uomini, per mezzo della preghiera, delle lodi e dell’azione di grazie, perché siano guariti e colmati dall’offerta che il Figlio prediletto fa al Padre che ama.

Gaspar Fernández Pérez, SCJ

 


 

smichel.jpgSan Michele Garicoits scrive... 

Qual è l’intenzione più semplice, la più perfetta di tutte le intenzioni? Qual è quella che racchiude, per così dire, tutte le altre buone intenzioni? R. Quella che si è proposta nostro Signore dicendo: “Eccomi, per fare la tua volontà: il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato. Questa intenzione ci permetterebbe di evitare tanti errori! Ci arricchirebbe di tanti beni, ci renderebbe tanto utili a noi stessi e al nostro prossimo; ci renderebbe capaci di grandi cose (Sal. 115,12). Che cosa deve indurci a volere solo ciò che Dio vuole? R. Dio si è degnato di amarci e di onorarci per primo in tanti modi! Il ricordo di tanto amore e di tanto onore, che Dio si è degnato dispensarci, accenderà in noi il desiderio di amare a nostra volta... (M 398)

 



VERSO IL 150°

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“PAENITENTIARIA APOSTOLICA,  de speciali mandato Summi Pontificis, plenariam libenter concedit Indulgentiam, suetis condicionibus rite adimpletis, omnibus fidelibus vere paenitentibus lucrandam …”
No, non si tratta di un documento medievale riesumato da qualche topo di biblioteca, bensì le righe iniziali del decreto, rigorosamente in Latino, firmato dal Penitenziere Maggiore, Mons Emmanuel S.R.E. Card Monteiro de Castro, datato 20 settembre 2012, con il quale si concede un Anno Giubilare alla nostra famiglia religiosa, in  occasione del 150° Anniversario della morte del nostre Santo Fondatore, San Michele Garicoïts.

La prima parte del decreto riporta, in breve, alcuni dati legati alla storia e alla spiritualità di Betharram che il sottoscritto, in qualità di Procuratore Generale, aveva trasmesso alla Sacra Penitenzieria per chiedere e motivare la concessione di un Anno Giubilare.
Ecco il testo del decreto:

virgolette.pngLA PENITENZIERIA APOSTOLICA, in virtù delle facoltà concesse dal Sommo Pontefice, volentieri concede l’indulgenza plenaria, purché siano adempiute le consuete condizioni (Confessione sacramentale, Comunione Eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice), a tutti i fedeli che siano in un sincero atteggiamento penitenziale, indulgenza che possono applicare, a modo di suffragio,  anche alle anime dei fedeli che sono in Purgatorio, visitando, in forma di pellegrinaggio, un luogo affidato alla cura pastorale dei Preti del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, e partecipando devotamente a qualche celebrazione, o trascorrendo un congruo periodo di tempo in raccoglimento, concludendolo con il Padre Nostro, il Simbolo della Fede, alcune invocazioni alla Vergine Maria e a San Michele Garicoïts:
a – nel santuario della Madonna di Bétharram, in qualunque giorno;
b – in altri luoghi sacri: nei giorni indicati nella lettera di supplica e altri giorni festivi che saranno determinati in occasione dell’Anno della Fede.
Anche gli anziani, i malati, e tutti coloro che per grave causa non possono uscire di casa, potranno ottenere l’indulgenza plenaria, se, con l’intenzione di soddisfare, non appena possibile, le consuete condizioni, si uniranno spiritualmente a celebrazioni o pellegrinaggi giubilari, con la preghiera e con l’offerta delle loro sofferenze a Dio attraverso l’intercessione di Maria.
Affinché il perdono divino, che si ottiene attraverso l’autorità della Chiesa, possa raggiungere più facilmente i fedeli, grazie  alla carità pastorale, questa Penitenzieria rivolge un pressante invito ai Preti del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, perché, con cuore grande e animo generoso, siano disponibili alla celebrazione del Sacramento della Penitenza nei luoghi giubilari.
Il presente decreto è valido durante l’anno giubilare di San Michele Garicoïts, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario.
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A questo punto mi permetto di aggiungere la definizione di Indulgenza, data da Paolo VI  nella Norma n. 1 della Costituzione Apostolica Indulgentiarum Doctrina, del 1967:
“L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa [cioè per i quali si è già ottenuta l’assoluzione con il Sacramento della Confessione], remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi”.
È questa l’occasione, per chi ha un incarico pastorale, di spiegare ai fedeli il significato delle indulgenze, la differenza tra indulgenza plenaria e indulgenza parziale, luoghi, tempi e modalità per ottenere le indulgenze, in particolare luoghi e tempi legati all’Anno Giubilare Micheliano e all’Anno della Fede che stiamo celebrando.
Per quanto riguarda i “giorni indicati nella lettera di supplica”, cioè luoghi e tempi propri dell’Anno Micheliano ecco le date e gli eventi menzionati in tale lettera:

a Bétharram solenne apertura dell’Anno Giubilare con una Concelebrazione Presieduta da Sua Em.za Card. Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux, il 14 maggio 2013;
partecipazione alla GMG di Rio de Janeiro (23-28 luglio 2013) con i giovani che a vario titolo collaborano con noi nella missione;
santa Messa nella Chiesa San Luigi dei Francesi il 23 giugno 2013, a Roma;
veglia di preghiera nella Chiesa Santa Maria dei Miracoli (Rettoria a noi affidata da quasi un secolo), a Roma;
incontri sulla spiritualità betharramita a vari livelli (comunità, vicariato, congregazione);

Sono poi ricordate alcune date significative per la nostra Congregazione:
14 maggio, solennità, “dies natalis” del nostro Santo Fondatore san Michele Garicoïts;
28 luglio, Madonna di Bétharram;
25 agosto, Beata Maria di Gesù Crocifisso, che ha profondi legami storici e spirituali con la nostra Congregazione;
26 agosto, Santa Elisabetta Bichier des Ages. A questa Santa ci legano profondi legami spirituali; di lei il nostro San Michele Garicoïts diceva: “Ha fatto tutto la Buona Suora. Io non ho fatto altro che eseguire i suoi progetti”.

Infine, la lettera ricorda alcune devozioni proprie della nostra Congregazione:
la Solennità del SS Cuore di Gesù;
la Solennità dell’Annunciazione di Nostro Signore (l’”Ecce Ancilla” eco dell’”Ecce Venio”);
l’Esaltazione della Santa Croce ( S. Michele Garicoïts ha fondato l’Istituto ai piedi del Calvario di Bétharram);
san Giuseppe, Protettore particolare dell’Istituto.

Per concludere non ci può sfuggire quell’invito pressante, rivolto in particolare ai religiosi sacerdoti betharamiti, ad essere disponibili con i fedeli che desiderano ricevere il  sacramento della Penitenza, invito espresso con le parole “prompto et generoso animo”, così care a san Michele e alla nostra tradizione betharramita, “con un cuore grande e un animo generoso”. È con questo stesso atteggiamento che desideriamo vivere tutto l’Anno Micheliano!

Enrico Frigerio, SCJ


 

Nota del Consiglio Generale

  • Il 16 novembre, il superiore generale, P. Gaspar Fernández, ha approvato la nomina di Fratel Angelo Sala come superiore della comunità di Bouar-St-Michel (RCA) dopo aver ricevuto l’indulto concesso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.
  • Nella seduta del consiglio generale del 3 dicembre, il superiore generale con il consenso del consiglio, ha ammesso alla professione perpetua i fratelli Yesudas Kuttappassery, George Antony, Jesuraj Mariadas, Rojo Thomas Kaviyil, Satish Paul Raj J., Jude Daniel Vijay del vicariato dell’India; P. Gaspar ha delegato P. Austin Hughes, superiore regionale, a ricevere il voti dei nostri fratelli durante la ceremonia che si terrà a Bangalore il 6 gennaio 2013.
  • Il 14 novembre è stata l’ultima data utile per far pervenire alla Casa Generalizia una proposta di un logo per il 150° Anniversario della morte di San Michele. Il tema: “Dal cuore di Cristo al cuore del Mondo”.  Ora la commissione, formata per l’occasione, è al lavoro per decretare il vincitore che parteciperà, a spese della Congregazione, alla GMG di Rio de Janeiro nel luglio 2013. Grazie a tutti coloro che hanno aderito al concorso! Ora rimane solo da attendere la  proclamazione del vincitore.

 

SPIRTUALITÀ  

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INCARNAZIONE

Ascoltare il “rumore” del mondo... e cercare di rispondervi

Giovanni XXIII diceva nel suo messaggio dell’ 8 dicembre 1962 : “Ci sembra di udire elevarsi da ogni parte del mondo un rumore confuso e immenso”. Per sentire questo rumore non è forse indispensabile, non semplicemente essere vicino al mondo, ma nel cuore del mondo, vivendo le sue speranze e le sue sofferenze, e condividendo “le tristezze e le angosce degli uomini”?  C’è una “reale e intima solidarietà della Chiesa con il genere umano e la sua storia” (GS 1) … Una solidarietà che non si vive a livello superficiale.
Questa non è forse l’Incarnazione?
Per sentire questo rumore non siamo forse chiamati ad essere, come il Cristo, nel cuore del mondo, camminare sulle strade di oggi, per incontrare le persone, per vederle, comprenderle, ascoltarle, stimarle, amarle …
- Non è forse questa l’esperienza vissuta da Cristo quando dice il suo “Eccomi”?
- E alla sua sequela “la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia” (GS1)
- L’Incarnazione inizia con un “Sì” di Maria e continuerà con questo “Eccomi” di Cristo a suo Padre durante tutta la sua esistenza, per rispondere ai “rumori” sentiti sulle strade del mondo.
- Questa Incarnazione continua, attraverso di noi, cristiani e religiosi, nelle realtà umane di oggi dove siamo chiamati ad essere, nel nome di Cristo, “la prossimità di Dio” presso gli uomini.
Viviamo concretamente tutto questo sulla “strada” comune, quella che percorriamo nel nostro quotidiano. E su questa strada, ci sono tutti gli imprevisti degli incontri; meraviglie, ma anche tristezze; persone di ogni condizione sociale, di ogni nazionalità, cultura o religione; l’Incarnazione non la si inventa, la si accoglie. L’Incarnazione ci fa incontrare la differenza che diventa una ricchezza. E come avviene per il Cristo, questo camminare con l’altro può cambiare il corso non soltanto della vita degli altri, ma anche della nostra stessa vita; pensiamo semplicemente ai discepoli di Emmaus. Su questa strada incontriamo anche realtà in contrasto con quello che pensiamo noi … non è questo un motivo per prendere una strada alternativa. Anzi, è proprio in quel momento che si capisce la gratuità dell’Incarnazione … non è vissuta secondo il mio piano prestabilito!
Su questa strada, il Cristo, fedele alla dinamica dell’Incarnazione, ha semplicemente accolto, con la sua umanità, tutte le situazioni concrete che gli si presentavano. Tali situazioni non sono forse i “rumori” di cui parla il Concilio? Ce ne sono alcune che fanno molto rumore; ma quelle molto silenziose non sono certo meno importanti, ed esigono il nostro “Eccomi”! È forse proprio lì che i segni dell’Amore di Dio per tutti gli uomini sono più visibili. Anche questo è Incarnazione!
Lungo la strada, incontrare e ascoltare. Ascoltare il bisogno dell’uomo, come ha saputo fare il Cristo, non vuol forse dire essere invitato ad ascoltare il cuore dell’uomo che è chiamato a vivere questa tenerezza di Dio nella realtà del mondo? “Tutti questi che hanno sperimentato l’incontro con Cristo” non sono forse poi andati a proclamare quella tenerezza che hanno toccato con mano nella loro vita? Hanno compreso com’è il Cuore di Dio che li aveva toccati con la sua tenerezza.
Lungo la strada, nell’incontro, nell’ascolto, siamo invitati a stimare ogni persona … ogni situazione …  non c’è forse una traccia dello Spirito in ogni situazione? Non è forse allora che potremo meravigliarci, vivendo questa vicinanza, di tutti questi germi di vita che scaturiscono da numerose realtà umane, anche se, a prima vista, tutto non è così bello come lo avremmo desiderato?
La condivisione del cammino, l’incontro, l’ascolto, la stima non conducono forse all’amore, a questo sguardo d’amore posato su ogni persona? non è forse lo sguardo d’amore di Cristo che ha rimesso in piedi così tante persone?  Questo stesso sguardo che ha permesso a così tante persone di ripartire …
- Questo sguardo d’amore, non è forse uno sguardo misericordioso?
- Senza la misericordia di Dio, ci sarebbe stata l’Incarnazione, il prendere così sul serio la vita umana?
- L’”Eccomi” dell’Incarnazione, non è forse il prolungamento dell’accompagnamento che Dio offre al suo Popolo?
- L’Incarnazione, vissuta da noi oggi, non è forse il prolungamento di questo accompagnamento da parte di Dio lungo la storia di oggi? E questa Incarnazione, oggi, non potrà essere vissuta senza di noi; quale responsabilità appassionante ci è data!
E San Michele non ci invita forse in modo del tutto speciale, a vivere questa “passione dell’Incarnazione?”:
“Di fronte a questo spettacolo prodigioso…  i Preti di Bétharram si sono sentiti spinti a impegnarsi per imitare Gesù annientato e obbediente e a consacrarsi interamente per procurare agli altri la stessa gioia” (San Michele p.149)
Questo “spettacolo prodigioso” non è forse questa autostrada che va “dal cuore di Gesù al cuore del mondo” (tema del 150° della morte di San Michele Garicoïts)? Anche se questa autostrada prende a volte le sembianze di una strada zigzagante o anche di una pista tortuosa! Ma è proprio lì che siamo chiamati a vivere l’Incarnazione.
 
+ Vincent Landel, SCJ

 

5 minuti con...

... la comunità di Maepon

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Domanda: Maepon (Tailandia) è una piccola o una grande comunità? Facciamo un po’ i conti:  I padri betharramiti che la formano sono due (P. Suthon e P. Luke Kriangsak), ma sono circondati da 7 religiose e … circa 200 ragazzi Kariani dagli 8 ai 17 anni che vivono 24 ore al giorno, circa 300 giorni all’anno, nel Centro di Maepon. Piccola o grande? Mah, giudicate voi...! Comunque sia, la comunità religiosa che si prende cura di questi giovani pieni di vita ha senz’altro un compito fondamentale: creare un clima di famiglia attorno ai suoi 200 giovani, i quali vivono lontano dai loro genitori quasi tutto l’anno.

Nef: Dalle piccole scuole di preghiera sparse nelle montagne alla fondazione nel 1955 del centro di Maepon con P. Joseph Séguinotte, qual è stata la preoccupazione dei nostri primi missionari?
- L’intenzione di P. Séguinotte è stata quella di coltivare la fede cristiana nella vita di questo popolo; come un seme gettato, che cresce e diventa un grande albero, perché ha visto che i Kariani erano un popolo povero senza possibilità di istruzione. Ecco perché ha dato vita a questo centro per la loro formazione, offrendo loro una possibilità per studiare.
L’obiettivo del Centro era quello di rendere le persone in grado di camminare con le loro gambe, con fede, amore e speranza, approfondendo la conoscenza e la pratica dei valori cristiani. Ora ne raccogliamo i frutti:  tra i Kariani ci sono sacerdoti, suore, catechisti, e molti tra i Kariani desiderano diventare cattolici.

Quindi il Centro di Maepon non è soltanto una scuola... 
- Esatto, le sue attività riguardano anche la formazione cristiana e l’educazione vera e propria dei bambini  Kariani. Nella nostra missione facciamo del nostro meglio per aiutare i bambini poveri.

Il Centro riceve aiuti esterni?
- Sì, il Centro riceve sussidi dal governo per quanto riguarda il vitto e l’uniforme degli alunni. Riceviamo aiuto anche da Alfon, un fondo per l’educazione di Maekong; ci inviano lavoratori volontari che prestano la loro opera per alcuni mesi.

La collaborazione con le religiose della Congregazione dell’Immacolata Concezione (note come Maepon Sisters) è un pilastro dell’attività del Centro?
- In effetti, sono 7 le suore che ci aiutano nel Centro. Questa cooperazione arricchisce la nostra vita fraterna in comunità come religiosi betharramiti: dovunque siamo e con chiunque ci troviamo, viviamo e ci aiutiamo come membri di una sola famiglia.

Come mantenete i legami con le altre comunità betharramite in Tailandia?
- Ritroviamo i nostri confratelli una volta ogni due mesi durante l’incontro comunitario di Chiang Mai. Altre occasioni sono il Natale, la Pasqua ed altre feste. In questi “incontri di famiglia” cerchiamo di rafforzare i vincoli della nostra vita fraterna, condividere le nostre esperienze di missione, conoscerci meglio ed aiutarci a tener viva la visione del fondatore di questa missione.

La diocesi di Chiang Mai fa sentire in qualche modo il suo appoggio?
- Certamente. Innanzitutto ci sostiene pagando il salario ai catechisti e finanziando i campi di catechesi. Siamo inoltre coinvolti in tutte le sue attività. 

Quali valori cercate di trasmettere a questi giovani Kariani?
- Qui a Maepon, crescono nella fede e nei valori cristiani; il nostro augurio è che possano condividere quello che hanno ricevuto con le persone che vivono con loro. Occasionalmente, questi giovani ritornano da noi per renderci partecipi delle loro esperienze e per darci una mano nelle attività del Centro.

Trascorrete tutta la giornata in attività con i giovani, immersi in una natura che è ancora protetta dall’assalto del mondo moderno: non vi sentite un po’ come in un paradiso?
- Durante quasi tutta la giornata siamo coinvolti in tutte le attività con loro: Eucaristia, preghiere, lavori, gioco; in tutto questo cerchiamo di intrattenere un rapporto personale con ciascuno di loro. Insegniamo loro come vivere la loro vita di persone che portano in sé l’immagine di Dio.

 
 

SPIRTUALITÀ LAICALE

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DA UN PICCOLO SEME DI SPERANZA COGLIAMO I PRIMI FRUTTI

Nello scorso mese di maggio il Superiore Generale, P. Gaspar, ha lanciato la proposta ai giovani vicini alle nostre comunità o costituiti in gruppi “betharramiti”, di partecipare alla GMG di Rio de Janeiro nel luglio 2013 facendola precedere da un incontro straordinario (e il primo in assoluto) riservato proprio a loro in occasione del 150° anniversario della morte di S. Michele.
In questa circostanza ha anche invitato i religiosi a “sensibilizzare e organizzare la partecipazione dei giovani alla GMG e alle giornate betharramite...”. Sulla spinta di quest’invito, in Italia si è costituito un piccolo gruppo di giovani che, con entusiasmo, hanno raccolto la sfida e hanno dato vita ai “BetharrAmici”. Di seguito vi riportiamo quanto ci hanno scritto...

Siamo i BetharrAmici, tutti under 35. Il neonato gruppo ha fatto la sua comparsa nell’ottobre 2012, nella veste di filiale italiana della Gioventù Betharramita diffusa qua e là nei luoghi in cui vive una realtà affidata ai Padri.
Il gruppo italiano si crea tirando diversi fili che pendono da qualche tempo nella congregazione. Innanzitutto c’è il pellegrinaggio a Bétharram nel luglio 2012 - in occasione del centenario dell’incoronazione della Vergine del Bel Ramo. Alcuni ragazzi delle parrocchie di Lissone e Montemurlo si conoscono: toccano con mano che c’è qualcun altro – sia in Italia che in Francia - legato alla stessa congregazione; nasce una certa curiosità. Poi la sollecitazione del superiore generale, P. Gaspar, a tutta la congregazione, in particolare ai responsabili della formazione: costituire dei nuclei di giovani legati alla spiritualità betharramita.
Lo spunto, particolarmente attuale, è legato alla prossima GMG che giungerà alla sua 28a edizione, alla quale verrà anteposto il BetharraMeeting: l’incontro mondiale dei giovani che apprezzano il carisma di San Michele.
Prima di fare le valigie per il Brasile, dove si verrà ospitati a Passa Quatro in un collegio betharramita insieme ad altri giovani del posto e di tutto il globo, si sente anche in Italia lo slancio per creare un gruppo.
L’incontro principe, il momento della fondazione dei BetharrAmici trova otto primi partecipanti, accompagnati da p. Simone Panzeri e p. Aldo Nespoli – tutti ospitati dalla parrocchia di Montemurlo per un paio di giorni a metà ottobre. Viene siglata la nascita del gruppo dei giovani laici betharramiti, che non vuole essere un’alternativa alle attività di catechesi già presenti a livello locale: la proposta è un incontro mensile gestito in autonomia dai partecipanti – eventualmente con testimonianze esterne – a partire da uno schema realizzato da p. Simone e messo online a cadenza regolare. L’approfondimento della spiritualità betharramita parte rigorosamente dagli scritti del fondatore oppure da un episodio della vita che può ben riferirsi anche all’attualità. A tirare le fila delle varie parrocchie un referente locale, accostato alla possibilità per ogni betharrAmico di contattare gli altri attraverso i social network e un blog ancora in fase di creazione.
La comunicazione virtuale non sembra creare problemi: il primo incontro locale sul tema del Desiderio (del Cielo) è già stato fatto, ma non basta. Per l’incontro fisico tra tutti gli italiani vengono messi in calendario due incontri annuali, in Avvento e Quaresima.
Il primo è già avvenuto durante il ponte dell’Immacolata.
La prima tappa scelta è stata Roma. Il programma ha voluto rendere pratica l’appartenenza al gruppo: donare a tutti la stessa gioia! Dopo una preghiera iniziale è iniziata l’Adorazione da cui è scaturita l’evangelizzazione in piazza. L’intuizione è stata di un giovane leccese presente a Roma dai Padri ed è semplice: le porte della Chiesa di Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo – nel cuore della Città Eterna - sono state aperte e i giovani hanno passato il loro tempo tra la gente a parlare con i passanti di Fede (ricordando il tema dell’anno indetto da Benedetto XVI) e di San Michele.
Qualcuno sta già raccogliendo i fondi per volare oltreoceano, ma c’è ancora tanto da lavorare.
La strada è innegabilmente in salita, ma c’è la speranza di riuscire e i primi frutti già si vedono!

I giovani laici betharramiti italiani

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11. ULTIMA TAPPA CAPITOLARE: LA REGIONALIZZAZIONE 

 

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La suddivisione ad experimentum della Congregazione è stata definitivamente approvata dal Capitolo Generale del 2005, che ha visto l’elezione, per la prima volta, di un Superiore Generale spagnolo, p. Gaspar Fernandez, a cui spetta ora, col rinnovo del mandato ricevuto nel Capitolo che si è concluso a Betlemme nel 2011, il compito di dare attuazione pratica alla regionalizzazione dell’Istituto nel superamento delle difficoltà che la nuova impostazione inevitabilmente ha creato. In questo cammino è stato necessario inoltre il rinnovo e la riformulazione della Regola di Vita, la cui stesura definitiva è stata recentemente approvata dalla Santa Sede.

Storicamente, il processo della Regionalizzazione potrebbe essere letto come un ritorno al passato, un superamento del concetto di Provincia, per ritornare alla monoliticità della Congregazione pre-bellica. Di certo l’istituzione giuridica della Provincia sembra aver fatto il suo tempo e terminato il suo ruolo. Si assiste in questi ultimi due decenni ad un ripensamento della presenza nel mondo e nella storia che sia più significativa ed incisiva, nella riscoperta e rivalorizzazione di quella tensione e di quell’attenzione che furono proprie di san Michele. Si assiste inoltre ad un modo nuovo di vedere la formazione, iniziale e permanente, che, pur tenendo conto delle specificità culturali e nazionali, superi nello stesso tempo la mentalità ristretta della Nazione, per aprire ad una maggiore corresponsabilità e condivisione nella Chiesa e nel Mondo. Si fa strada una certa riscoperta e rivitalizzazione del concetto di ausiliarietà, caro a san Michele, per essere pronti ad accorrere ovunque l’obbedienza e le priorità dalla Chiesa e dell’uomo d’oggi chiamano.

La Congregazione si è impegnata in questi anni, nelle idee e nei fatti, a superare certe mentalità e certe acquisizioni standardizzate col tempo. La storia ci insegna che le idee e i progetti sono come il percorso di certi fiumi carsici, che, appena nati, trovano mille difficoltà, tra rocce e burroni, scompaiono per qualche tempo, inghiottiti dalla terra, per riapparire verso la fine del loro percorso e sfociare nel mare. Se le idee e i progetti sono sterili, muoiono da soli; se invece sono validi e significativi, pur tra difficoltà e sofferenze, alla fine riusciranno e troveranno la strada per imporsi...

Roberto Cornara

 


 

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