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14/02/2015

Un messaggio del Vescovo di Roma

“Nonna Rosa”, la prima catechista del Papa

Un messaggio del Vescovo di Roma

Rosa per Francesco, Catherine per San Michele Garicoïts, e quante altre nonne o quanti parenti hanno fatto opera di evangelizzazione con l’umiltà della loro posizione e nell’intimità privilegiata del focolare.

«Io ho avuto la grazia di crescere in una famiglia in cui la fede si viveva in modo semplice e concreto; ma è stata soprattutto mia nonna, la mamma di mio padre, che ha segnato il mio cammino di fede. Era una donna che ci spiegava, ci parlava di Gesù, ci insegnava il Catechismo. Ricordo sempre che il Venerdì Santo ci portava, la sera, alla processione delle candele, e alla fine di questa processione arrivava il “Cristo giacente”, e la nonna ci faceva – a noi bambini – inginocchiare e ci diceva: “Guardate, è morto, ma domani risuscita”. Ho ricevuto il primo annuncio cristiano proprio da questa donna, da mia nonna! È bellissimo, questo! Il primo annuncio in casa, con la famiglia! » (Movimenti ecclesiali, 18 maggio 2013).

«Nel breviario io ho il testamento di mia nonna Rosa, e lo leggo spesso: per me è come una preghiera. Lei è una santa che ha tanto sofferto, anche moralmente, ed è sempre andata avanti con coraggio».

«Che questi miei nipoti, ai quali ho dato il meglio del mio cuore, abbiano una vita lunga e felice, ma se qualche giorno il dolore, la malattia, o la perdita di una persona amata li riempisse di sconforto, ricordino che un sospiro al Tabernacolo, dove c’è il martire più grande e augusto, e uno sguardo a Maria ai piedi della croce, possono far cadere una goccia di balsamo sopra le ferite più profonde e dolorose».
Nonna Rosa

«E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo. L’ho raccontata l’altro giorno ai dirigenti dell’Esercito della Salvezza. Io avevo quattro o cinque anni – ma lo ricordo, lo vedo ancora – e andavo per la strada con mia nonna, mi teneva per mano. Sull’altro marciapiede venivano due donne dell’Esercito della Salvezza con quel cappello che portavano prima, col fiocco, una cosa del genere, adesso non lo indossano più. Io ho chiesto a mia nonna: “Dimmi nonna, quelle sono suore?”. E lei m’ha detto questo: “No, sono protestanti, ma sono buone”. La prima volta che io ho sentito parlare bene di una persona di altra religione, di un protestante. In quel tempo, nella catechesi, ci dicevano che tutti andavano all’inferno». (Incontro con i giornalisti tra Colombo e Manila, 15 gennaio 2015)

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