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16/11/2015

La Regola vissuta

A contatto con altre religioni

P. Arul Gnana Prakash scj

3150 km, 46 ore di viaggio (senza traffico...): ecco le indicazioni che Googlemaps fornisce per recarsi da Bangalore a Hojai, nello stato dell’Assam, dove la popolazione è di religione induista per il 64,9%, musulmana per il 30,9% e cristiana per il 3,7%; ma ci sono anche sikh, animisti e buddisti… Non dimentichiamoci che si tratta di una popolazione (che vive per la maggior parte in ambiente rurale) di oltre 31 000 000 di abitanti! Qualcosa ci dice che P. Arul scj, superiore della nostra comunità di Hojai, medita spesso gli articoli 128 e 129 della nostra Regola di vita.

Articolo 128 - Riconosciamo che:”Esiste già nei singoli e nei popoli, per l’azione dello Spirito, un’attesa, sia pure inconscia, di conoscere la verità su Dio, sull’uomo, sulla via che porta alla liberazione dal peccato e dalla morte”.
Vogliamo essere fedeli all’insegnamento del nostro Fondatore: “So che Dio non desiste dal parlare nel profondo dei cuori… So che, nel profondo di questi cuori, c’è come una fermentazione incessante, suscitata e alimentata dalla mano creatrice e che chiede, come da un’infinita distanza, dal cuore delle tenebre, dell’apatia e dei rumori di ogni genere, di rispondere e di abbandonarsi ai disegni di Dio”.

Articolo 129 - È per questo che noi, Religiosi del Sacro Cuore di Gesù, cerchiamo, nelle religioni e nelle culture degli altri, queste attese di Dio, “raggi di questa verità che illumina tutti gli uomini”, “semi del Verbo” e “ricchezze che, mediante la sua generosità, Dio ha dispensato alle Nazioni”, “quanto di buono si trova seminato nel cuore e nella mente degli uomini o nei riti e culture proprie dei popoli”.

Gesù è il nostro modello. Gesù è il nostro modello in tutto quello che facciamo. I 1000 giorni della sua vita pubblica ci mostrano come lui abbia vissuto con persone di ogni estrazione sociale, di religioni diverse, e con diversi tipi di autorità. Il nostro Fondatore esprime chiaramente questo concetto e noi siamo invitati a imitarlo da vicino.

Al seguito di Gesù, seguendo le orme del nostro Fondatore, anch’io trovo la mia gioia nel vivere il nostro stile di vita a contatto con altre religioni. Mi rendo conto che nel vivere la Regola si incontrano difficoltà, ma anche gioia e pace interiore; a volte si incontrano delusioni, a volte si acquista la vera sapienza.

Chiamato solo di recente ad assumere la responsabilità della missione nel Nord Est dell’India, in Assam, ecco il mio primo pensiero: “Sono degno di assumere una così grande responsabilità?” Non ho abbastanza esperienza per gestire situazioni e risolvere problemi che posso incontrare. Ma ringrazio il Signore per tutta la forza che mi dà. Grazie anche ai miei confratelli di comunità, P. Jesuraj e Fr Michael, e due comunità di religiose, le Suore del Sacro Cuore e le Suore di Notre Dame.

Personalmente trovo molto corroborante l’incontro di Maria Maddalena con Gesù Risorto, il mattino di Pasqua. In quell’episodio Maria Maddalena vorrebbe trattenere Gesù; questi, invece, le conferisce la missione di dire ai discepoli che Gesù li incontrerà in Galilea. Per me questo significa che Gesù precede i suoi discepoli in Galilea per preparare il posto, per sistemare le cose, per risolvere i problemi, ecc… Anch’io provo la stessa gioia dei discepoli quando hanno incontrato Gesù in Galilea. Nel mio caso, prima del mio arrivo a Hojai, Gesù era già sul posto per guidarmi e per prepararmi la strada per la missione.

Assam è uno Stato caratterizzato da diverse lingue, culture, gruppi etnici, tribù e religioni. Hojai possiede tutti i tratti caratteristici dello stato a cui appartiene. Hojai è come la città di Gerico dell’Antico e del Nuovo Testamento. Confrontandola con Gerico, trovo che Hojai è una città abitata in maggioranza da comunità Musulmane e Induiste. Noi cristiani siamo una piccola minoranza. Proprio qui sono chiamato a testimoniare con forza il mio stile di vita.

Prima di venire a Hojai, ero coadiutore in una parrocchia, a Bangalore. Tanto il luogo quanto le persone mi erano familiari. Avevo imparato bene la lingua, ero contento e vivevo senza problemi la mia vita di religioso e di prete. Ero molto soddisfatto. Visitavo le famiglie, pregavo con loro, con i malati, ecc. Insomma mi ero creato una bella zona di sicurezza da cui è stato duro uscire.

A Hojai la situazione è diversa. Devo esercitare un doppio ruolo: quello di amministratore e di pastore d’anime. Come amministratore e responsabile dell’istituto scolastico, vengo a contatto con persone di ogni estrazione sociale. Nei miei rapporti con gli alunni e con i loro genitori cerco sempre di richiamare valori cristiani. “Questo prete non è come gli altri”, è il complimento che mi sento rivolgere. Questo avviene grazie alla formazione che ho ricevuta. Al termine di ogni conversazione, stringo la mano delle persone dicendo: “Che Dio ti benedica”. Molte persone trovano qualcosa di nuovo e di consolante in questo semplice gesto di benedizione.

Un paio di mesi fa, ho avuto l’opportunità di prendere parte a un incontro ecumenico, organizzato da Brahama Kumaris (l’equivalente induista delle nostre religiose). Qui ho incontrato una saggia donna induista e un leader musulmano. Ognuno era chiamato a parlare di un argomento. Io ho scelto di fare una riflessione sulla “Mancanza di sensibilità degli esseri umani verso le altre persone”. Avevo preparato il mio discorso alla luce del Vangelo, ma ho anche citato esempi tratti dal Corano e dal Bhagavad Gita, i testi sacri rispettivamente per i musulmani e per gli induisti.

Si è trattato di un dialogo molto aperto dal quale molti hanno tratto beneficio arrivando a una conoscenza reciproca più profonda. Anch’io incontro persone che lavorano in uffici governativi; sono inoltre in buoni rapporti con rappresentanti del governo che apprezzano il lavoro svolto dalla Chiesa a favore dei poveri e degli oppressi. Nei miei rapporti con loro, ricordo le parole di Gesù: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Recentemente sono riuscito a far ottenere aiuti governativi a Cattolici che vivono in povertà: risciò, cinque spruzzatori agricoli e tre macchine per cucire.

Come pastore d’anime e come sacerdote, svolgo diversi ruoli nella parrocchia. I cattolici sono una minoranza. Si contano solo 16 famiglie cattoliche a Hojai e nei dintorni. Alcuni vivono in zone isolate. È una gioia trovarmi con loro. Essere parte della loro vita è un privilegio. Con l’aiuto delle due comunità di suore, siamo impegnati nella missione di ri-evangelizzazione. Farli sentire come un’unica comunità di cattolici, nonostante le loro differenze: è questo che dà significato alla nostra presenza in mezzo a loro. P. Jesuraj è il parroco e mette tutta la sua energia nel visitare le famiglie con regolarità, nell’organizzare incontri di preghiera e di condivisione della Parola di Dio. Grazie a questo lavoro pastorale, le persone sentono che qualcuno si prende cura di loro e maturano in loro il senso di appartenenza alla Chiesa.

I nostri confratelli a Hojai: P. Jesuraj, P. Arul, Fr. Michael

Sono contento che alla fine siamo riusciti a realizzare alcuni cambiamenti nella vita delle persone e a migliorare le loro condizioni di vita. Ognuno di noi vive con una determinata spiritualità e con un certo credo.

La Chiesa ha fatto questo lungo percorso per avvicinare quelli che in precedenza non erano stati raggiunti nella regione nord-orientale dell’India. Ora queste persone hanno un’identità. Ma, per ora, non tutte. È mio desiderio che la Chiesa e la nostra Congregazione vadano oltre per avvicinare, con la missione e la visione di San Michele, coloro che ancora non sono stati raggiunti. Quando questo sogno si sarà realizzato, potrò dire con orgoglio che noi missionari Betharramiti, a Hojai, abbiamo ampliato il Regno di Dio di alcuni chilometri, con l’aiuto di Dio.

Arul Gnana Prakash scj

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