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01/05/2010

Notizie in Familia - 14 ottobre 2010

Notizie in Familia - 14 ottobre 2010

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La parole del Padre generale

Vietnam, 08/09/2010

La doppia legge dell'amore e dell'obbedienza

 

Dio, da cui procede ogni bene, richiede degli strumenti  privi di tutto e soprattutto spogliati di se stessi, interamente abbandonati nel loro cuore all’azione dello Spirito Santo, alla legge d’amore e di carità che Egli è uso scolpirvi, nonché alla grande legge dell’obbedienza, secondo l’esempio di Nostro Signore, sotto questo duplice aspetto: lo Spirito del Signore è sopra di me perché Egli mi ha consacrato con l’unzione (Lc 4,18); il Suo annientamento e l’obbedienza fino alla morte sulla croce, che può riassumersi con una sola parola: Eccomi ! (DS 45).

Benché possa apparire giuridico, il linguaggio di San Michele Garicoïts esprime in realtà lo stile di vita del religioso del Sacro Cuore, che è fatto di coerenza tra l’interiorità, il cuore - laddove lo Spirito infonde la carità, che è il motore d’ogni cosa - e la dimensione esteriore, il comportamento, che è imitazione dello stesso Gesù, l’amato Figlio che obbedisce in tutto al Padre e in tutto cerca di piacergli.
E’ la dinamica dell’Incarnazione che implica la rinuncia al proprio rango, che impone di mettere a rischio la propria vita, anziché proteggerla, per poterla guadagnare. La dinamica del chicco di grano che cade in terra e lì muore per darci il frutto; la dinamica del buon Samaritano che soccorre il ferito per consolarlo ed alleviare il suo dolore; la dinamica di Gesù che volge la sua attenzione agli amici e si inginocchia per lavar loro i piedi; la dinamica del Getsemani e della croce sulla quale Gesù accetta il fallimento dei suoi personali disegni perché si realizzi il progetto di salvezza del Padre; infine la dinamica pasquale ed eucaristica del pane spezzato, del vino benedetto, del corpo donato e del sangue versato.
L’amore è la forza interiore, la molla segreta che spinge uomini e donne a donare la loro vita come ha fatto  Gesù  per produrre frutto, ed un frutto che ottenga una migliore qualità di vita per i loro fratelli. Molti sono i significati della parola amore, perché molte sono le situazioni umane in cui l’amore può manifestarsi: servizio, impegno, dono di se stessi, obbedienza, rispetto e compassione. Sono le opere di misericordia.
Anche San Paolo introduce una distinzione tra la carità, forza interiore e le opere in cui si estrinseca. Opere che possono procedere da motivazioni diverse dall’amore. Quando anche parlassi tutte le lingue della terra e del cielo, se mi mancasse  l’amore la mia voce sarebbe simile al suono di una campana o al rimbombo dei cembali. Quando anche fossi un profeta, e possedessi l’intera scienza dei misteri ed una fede che facesse muovere le montagne, senza l’amore non sarei nessuno. Potrei distribuire tutti i miei averi agli affamati, potrei farmi bruciare vivo, ma se mi mancasse l’amore tutto ciò non servirebbe a nulla. L’amore esige pazienza e desiderio di servire; l’amore esclude ogni sentimento di gelosia, di invidia o di orgoglio (1Cor.13, 1-3ss).  
L’obbedienza, dimensione esteriore di questo amore, è caratteristica dei Preti del Sacro Cuore ed è una maniera d’operare che lo rende visibile. Senza amore l’obbedienza si configura come un rapporto di acerba dipendenza. Avrei un bell’obbedire ed osservare tutte le regole, ma se non ho l’amore non sarei nulla… Così come il Padre ricco di bontà mi ha amato fino a darmi il suo diletto Figlio  – che  sacrificò la sua vita perché io potessi avere una vita migliore – a mia volta io gli darò, ad imitazione del mio fratello e Maestro Gesù, tutto quello che ho e tutto quello che sono : Signore, prendi tutta la mia libertà, ti offro la mia memoria, la mia intelligenza e l’intera mia volontà. Tutto quello che io sono, tutto ciò che possiedo mi è stato donato da te. Te lo rendo senza nulla trattenere per me, disponi di esso a tua volontà. Dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia. Mi faranno sufficientemente ricco e altro non desidererò (S. Ignazio di Loyola).
Si tratta di vivere senza avere progetti propri. In virtù del mio voto di obbedienza, sono sempre pronto a collaborare ai progetti della Congregazione e a partecipare così alla missione della Chiesa. Può succedere che, dopo essermi offerto in tutta libertà ad un progetto che mi è stato affidato dalla Congregazione, io sia tentato di appropriarmene perché, senza rendermene conto, mi sono compenetrato del progetto medesimo al punto che, persa la mia libertà, sono entrato in conflitto sia con esso, sia con me stesso. La Congregazione, che faceva assegnamento sulla mia obbedienza e sulla mia disponibilità, non può assolvere l’impegno contratto con la Chiesa. La missione si riduce all’ultima incombenza cui ero stato destinato, io ormai con essa mi trovo bene e rifiuto di abbandonarla. Tutto nella mia vita è stravolto: mi ero impegnato a vivere per Gesù ed il suo Regno, ed ecco che impernio tutto sulla mia persona.
L’obbedienza, dimensione esterna di un amore inteso come rinuncia al mio ego e dedizione a Dio ed al prossimo, si fonda su mezzi esterni e obiettivi che mi liberano da un amore disincarnato, mi consentono di concretizzare la mia modesta offerta e mi proteggono da ingannevoli illusioni. Questi mezzi esterni sono la Regola di Vita, il progetto comunitario vissuto in semplicità – Padre Etchécopar parla della “vita comunitaria povera, umile, crocifissa ed espressa nella Regola” – e la voce dei superiori. Essi sono i garanti della fedeltà agli impegni assunti dalla Congregazione nei riguardi delle Chiese locali, ai progetti della Congregazione e alla capacità di ciascuno di servire negli specifici campi dove si manifesta la vita e la missione della Congregazione, che è partecipe della vita e della missione della Chiesa.
L’amore e l’obbedienza sono possibili soltanto se si accetta di perdersi e morire, come il chicco di grano, come Gesù, perché si ha fiducia in Dio, Padre buono e fedele che mantiene le sue promesse ed è perfino in grado di resuscitare i morti. Lo conferma la resurrezione di Gesù di Nazareth, il Messia crocifisso.

Gaspar Fernandez,SCJ


nef-etchecopar.jpgIl Padre Augusto Etchécopar scrive…
a suo fratello Maxime, 19 dicembre 1886

Ho fatto ciò una puntatina a  St-Palais nell'ottobre scorso; era da un po' di tempo che non vi fac3evo visita... La mia visita è durata un giorno e due notti. Due volte, al calar del sole, io  Maddalena, siamo andati al cimitero a pregare sulla tomba dei nostri cari genitori e dei nostri vecchi insegnanti del collegio; poi, da solo, con il fratello converso che mi accompagnava, sono andato presso il collegio, vicino ai platani, che ancora svettano presso l'entrata e che mi richiamano tanti ricordi. Avrei tanto voluto visitare la cappella dove, nel 1841, ebbi la gioia di fare la mia Prima Comunione; non ho osato entrarvi: avrei dovuto chiamare il maestro della scuola primaria che abita al collegio con sua moglie; io, invece, volevo passare inosservato.
Ecco, caro fratello, ciò che resta di quei primi anni che esercitano ed eserciteranno sempre anche in futuro un fascino particolare sulla nostra anima; sono come un porto sicuro negli sconvolgimenti della nostra vita, soprattutto per noi, che, nei giorni trascorsi a casa e al collegio, abbiamo sempre sperimentato il dito di Dio e le carezze del suo amore.
Per il resto, tutto passa, e il tempo ci porta verso l'eternità... Ma ringraziamo Dio di queste tappe, dove si ritrova il coraggio per continuare meglio la corsa e cantare più allegramente al ricordo di tanti benefici: Magnificat anima mea Dominum


Storia

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Bétharram: la Madonna del Calvario (2)

Seconda e ultima parte dell’inchiesta storica di Padre Beñat Oyhénart,SCJ sulla via crucis di Bétharram.

La bufera della rivoluzione passa da Bétharram: il 17 marzo 1794, il cittadino  Monestier, inviato di Robespierre, e i suoi uomini vogliono distruggere Bétharram; fermati dalla folla di Lestelle, possono soltanto chiudere il santuario mariano, senza demolirlo; si vendicano e distruggono il Calvario. Solo la statua in legno del Cristo della flagellazione viene risparmiata, si tratta del «Cristo alla colonna» che ammiriamo in fondo alla cappella.
Passata la tormenta, subito dopo il Concordato del 1801, spinto dalla pietà popolare, Padre Joseph, cappuccino, ridà vita al Calvario: lo fornisce di 10 stazioni, precedute da una rappresentazione della Cena [questa Cena è addossata al muro, dietro l’attuale fontana San Rocco]. E’ animato da tanto zelo, ma non da altrettanto gusto! Il primo scopo del pio religioso non è raggiunto: il pellegrino, invece di essere commosso dal realismo delle rappresentazioni, ne è impaurito! Soltanto alcune pitture di Butay [Jean-Baptiste Butay è nato a Pau, in una famiglia di pittori, il 10 dicembre 1759. Compagno di gioventù di Bernadotte, ne riceve il sostegno quando diventa re di Svezia. Butay muore il 28 giugno 1853] sono risparmiate dalla generale condanna.
Quando una tale opera non incontra gradimento alcuno, eppure la folla dei fedeli vi accorre senza sosta, non resta che ricostruire! E qui entra in gioco l’abate Salinis [Louis-Antoine de Salinis, nato l’11 agosto 1798 a Morlàas (Pyrénée-Atlantiques), morto il 30 gennaio 1861. Sacerdote nel 1822, fa parte della cerchia dell’abate Félicité de Lamennais. Direttore del collegio di Juilly negli anni 1830. Vescovo di Amiens nel 1849, arcivescovo di Auch nel 1856] prete molto stimato e direttore di un collegio famoso, vicino a Parigi, esclama: «In quanto Bearnese, sono sempre stato convinto che i Pirenei sono una meraviglia del mondo; e che, secondo me, la parte più bella dei Pirenei è Bétharram.». Per la festa della Natività della Vergine, la domenica 8 settembre 1839, invita a Bétharram l’abate Combalot, predicatore raffinato molto conosciuto nelle diocesi della Francia; questi, commosso dalla pietà popolare, ma altrettanto offeso dalla bruttezza delle stazioni del Calvario, pieno di ammirazione per la congregazione di preti che sta nascendo a Bétharram, promette: «Voglio inviarvi un vero artista, un artista cristiano».
Così, nella primavera del 1840, l’abate Michele Garicoïts accoglie Joseph-Alexandre Renoir! Mons Lacroix, vescovo di Bayonne, giudica alto il prezzo da pagare; ma permette al superiore di Bétharram di concludere l’affare secondo i suoi piani. L’artista si mette subito all’opera e, poco a poco, prendono forma i bassorilievi che conosciamo:

  • novembre 1841: «Gesù nell’Orto degli Ulivi»;
  • inizio 1842: «Il tradimento di Giuda»;
  • luglio 1842: «Gesù davanti a Caifa»;
  • marzo 1843: «La flagellazione»;
  • agosto 1843: «La coronazione di spine»;
  • nel 1844: «La condanna di Gesù da parte di Pilato» e «Gesù incontra sua Madre »;
  • aprile 1845: «Gesù inchiodato alla croce».

Fin dall’inizio l’opera riscuote un grande successo: visitatori illustri e generosi benefattori accorrono, pieni di gioia. Il giornale locale, Le Mémorial des Pyrénées, non lesina elogi. 
17 giugno 1845, fulmine nel bel ciel sereno di Pau: P. Garicoïts stesso annuncia, a mezzo stampa, il suo rammarico di dover rinunciare, per il momento al proseguo, dei lavori: la cappella in cima alla collina minaccia di crollare; la sua ricostruzione, unita alle ultime stazioni, costituiscono uno sforzo troppo pesante per le magre risorse di Bétharram!
A malincuore, Renoir lascia dunque i Pirenei. Solo per ritornare, pensa. Nell’attesa, si sente in dovere, in quanto artista, di vistare l’Italia, e, in quanto cattolico, di pregare a Roma. Andandosene, nel 1845, lascia nella cappella quello che ritiene essere il suo capolavoro: la candida statua della Vergine madre con il Bambino Gesù sulle ginocchia, il ramo salvatore sul piedestallo … Ma, malato e sfinito, lo scultore si spegne a Parigi, nel maggio 1854, pianto dal Superiore di Bétharram e dai suoi confratelli.
Nel 1845, tuttavia, Padre Garicoïts passa l’incarico a Butay: due quadri «per la cima del Calvario». In seguito, la situazione finanziaria e le necessità della giovane congregazione impongono una sospensione dei lavori. Per una ventina d’anni.
Quattro anni dopo la sua morte, i figli di Michele Garicoïts – Padre Jean Chirou, suo successore, in testa – riprendono l’opera e la conducono a termine, così come la vediamo oggi. Dal 1867 al 1873, infatti, candide cappelle si ergono intorno alla sommità della collina: Padre Basilide Bourdenne, di 25 anni, ne è l’architetto; Fr Joseph Pujo, il disegnatore; sono aiutati da Joseph Delcour, scultore e decoratore di Pau. Oltre ai bassorilievi di Renoir, queste costruzioni custodiscono:

  • una statua in ghisa per la sesta stazione, quella dell’«ecce homo»;
  • un bassorilievo di Pietro Luidoni, alla nona stazione, l’incontro di Gesù con le donne di Gerusalemme;
  • una tela incollata su legno, di autore ignoto, ma copia di un’opera di Daniele di Volterra, che rappresenta Gesù deposto dalla croce; è la dodicesima stazione;
  • un bassorilievo uscito dai laboratori Charron, di Poitier, copia della «sepoltura» di Raffaello; quattordicesima stazione.

La decima stazione, la crocifissione, viene ripresa: a partire dal 1867, sulle tre croci di legno vengono collocati i loro personaggi in ghisa, e due statue di marmo completano l’insieme. Questo gruppo è opera di diversi artisti: Bouchardon per il Cristo; Lequesne per i due ladroni e san Giovanni; Huguenin per Maria.
La Pietà della tredicesima stazione, in marmo bianco di Carrara, è opera dello scultore Dumontet e della generosità del marchese Armand-Mathieu d’Agosse e della moglie, Marie-Henriette-Cécile de Lambert.
Rimane l’ultima stazione, quella che ha causato l’interruzione dei lavori nel 1845, la stazione della resurrezione. E’ stato necessario distruggerla e poi ricostruirla! I lavori terminano nel 1869; P. Etchécopar esclama: «La cappella della resurrezione è un piccolo monumento; la facciata è di una bellezza unica. E’ opera di un gesuita, P: Paillou; il resto è opera di M. Basilide Bourdenne.» La statua del risorto, che domina sulla facciata, è opera di Fabish, lo stesso che ha realizzato la statua della Madonna di Lourdes. All’interno, troviamo un’antica tela incollata su legno, copia di un quadro d’autore; rappresenta la risurrezione, luce che si sprigiona dalla tomba, luce che nessuno può spegnere, luce che risveglia dal sonno per un amore senza fine!
Tutto è pronto per l’inaugurazione ufficiale: il 14 settembre 1873, Mons François Lacroix viene a benedire solennemente il frutto di tante fatiche. I primi pellegrini di Massabielle conoscono solo questo Calvario: alla fine del 19° secolo, giungono in treno a migliaia fino a Montaut, prima che Lourdes realizzi la sua Via Crucis. Tocca a noi, oggi, fare di tutto per conservare fedelmente questa eredità!

Beñat Oyhénart,SCJ

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Testimonianza

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La gioia di chi serve

Fratel Tohonon Cokou è stato ordinato sacerdote nel Bénin, lo scorso 27 agosto. Alla vigilia del suo impegno ci regala questa testimonianza.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza (Mt 11,25-26).
L’anima mia glorifica il Signore, perché questo Dio grande, questo Padre buono, mi protegge … (DS 135).

Che grazia sentirsi sempre amato, scelto, chiamato dal Signore stesso, per essere suo discepolo. Con san Michele, posso solo ringraziare il Signore per tutto il bene che Lui mi ha fatto!
È da anni che con la congregazione cerco di scoprire meglio ciò che Dio vuole da me. Sono contento di ciò che ho scoperto e di ciò che scopro continuamente. La mia formazione e le esperienze comunitarie e pastorali vissute mi hanno aiutato ad abbandonarmi alla provvidenza (DS 67). Questo atteggiamento mi ha permesso di mettermi alla scuola del Santo di Bétharram, di rimanere alla sua sequela per interiorizzare il suo carisma e la sua spiritualità, di contemplare il volto umano-divino di nostro Signore. Insieme al progetto di Dio su di me ho visto delinearsi anche le mie ombre e le mie luci, i punti su cui lavorare per essere più disponibile alla sua chiamata.
La sequela di Cristo, è vero, è esigente.  È attraverso la fede e la fiducia che ho deciso di impegnarmi su questo cammino, perché ho questa convinzione: Dio mi ama e mi chiama alla sua missione universale. Per questo voglio avventurarmi in questa missione d’amore, di fede e ripetere con convinzione: «Dio tutto! Io niente!» (DS 75), «Tutto per piacere a te, mio Dio! Ogni mia azione è in sintonia con te!». Ne sono convinto: la volontà di Dio non mi porterà mai là dove la sua grazia non può proteggermi …
Dal 23 marzo 2010 sono diacono, chiamato a stare in atteggiamento di servizio. Diacono, servitore e responsabile del servizio di Dio, di fronte ai miei fratelli, e grazie all’opera dello Spirito Santo. Questa ordinazione è stata per me un invito a ripartire da Cristo, a rinnovare non solo per un giorno, ma per sempre, il mio Eccomi.
Presto rinnoverò il mio attaccamento al Cristo Sacerdote Eterno, alla sequela del nostro Padre San Michele Garicoits e nella famiglia di Bétharram. Con tutti i religiosi di Bétharram voglio impegnarmi ad imitare Gesù annientato e obbediente, accettando con gioia di andare ovunque la Congregazione mi voglia inviare. Voglio essere prete del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, servitore e testimone, servitore e discepolo di Cristo Sacerdote Eterno.
Consapevole dell’amore di Dio e della mia responsabilità nel servizio, mi sforzo di correggere le mie debolezze per rispondere meglio alla chiamata di Dio e degli uomini. E così, procurare agli altri la gioia che provo io stesso. Questo si realizza, innanzitutto, attraverso l’esperienza dell’amore di Dio nella vita comunitaria a Dabakala, perché è Lui che «unisce le cose in modo perfetto» (Col 3,14). In Lui e per Lui, noi giungiamo a rispondere alle diverse sfide comunitarie e pastorali: consacrarci interamente all’evangelizzazione; lavorare alla promozione umana secondo le nostre capacità; condividere la missione affidata a Bétharram nella Chiesa. E questo, in ogni parte del mondo dove Cristo ha bisogno di essere conosciuto e amato, in ogni luogo dove il povero non è trattato come uomo, come figlio di Dio.
Sono attratto dalla missione nella vita sociale, soprattutto presso gli ultimi, bambini di strada, orfani dell’AIDS, malnutriti … Il sacerdozio che sto per ricevere, lo vedo come la comunione dove nessuno vive da solo, ma vive con gli altri e per gli altri davanti a Dio. Durante quest’anno sacerdotale, sono invitatoa fare della mia vita una diaconia concreta. Con il Curato d’Ars, comprendo che la radice e il frutto del servizio è l’amore: «il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù».

François Tohonon Cokou,SCJ


PROGETTO SOLIDALE INDIA 2010

Bangalore o Mangalore…? Eh sì, per chi non conosce bene l’India, è facile confondere queste due località. Giusto il tempo per costruire un’immagine, aggrapparsi a un ricordo! Bangalore, all’interno del Paese, grande centro tecnologico, conosciuto in tutto il mondo per i suoi tecnici specializzati in informatica. Mangalore ? Ah, certo, la bella casa delle Religiose del Carmelo apostolico e il suo giardino, sulle sponde dell’Oceano Indiano, vero?

Per noi, betharramiti, queste due comunità sono semplicemente le case di 32 giovani tra i 18 e i 30 anni, incamminati sulle orme di Gesù, in compagnia di una piccola guida basca che pian piano imparano a conoscere. La spiritualità betharramita trapiantata in India si è ben radicata grazie all’opera silenziosa dei religiosi che si prendono cura di questi giovani – da vicini o da lontano – e grazie ai molti benefattori che, grazie alla loro fedele vicinanza, ci permettono di assicurare una formazione umana e intellettuale degna di questo nome. A tal proposito, ringraziamo e salutiamo gli amici di Bétharram d’Inghilterra.

Mentre il Vicariato dell’India prepara scrupolosamente il suo terreno di missione ad gentes, la formazione rimane la sua preoccupazione principale. In questo grande programma di promozione umana, i giovani imparano anche, con i loro fratelli maggiori, ad affrontare i rischi della vita quotidiana. Appena prima dell’estate, si poneva il problema di cambiare, per circa 10.000 €, la jeep di Maria Kripa (Mangalore), che ha finito la sua corsa dopo 200.000 Km. … mentre a Bangalore si cercava il mezzo per risolvere i problemi di trasporto per accompagnare regolarmente i novizi alle sessioni inter-noviziato, con l’eventuale acquisto di un veicolo (10.00 €) … ma ecco che il pozzo di Bangalore si è prosciugato. È un duro colpo! Bisognerà ricorrere alla rete idrica municipale dove i costi sono molto alti, … oppure possiamo scavare un altro pozzo? Per questo ci vorrebbe un’offerta di 250.000 rupie (circa 4.000 €). La quotidianità della missione, è anche gestire gli imprevisti e le preocupazioni della famiglia. Perché non dare una piccola spinta per aiutare le nostre due comunità a far fronte alle necessità più urgenti?

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Per le donazioni : Conto corrente postale C/C num. 19526649
Intestato a Prov. It. Preti del Sacro Cuore, Centro di Animazione missionaria,
via A. Manzoni, 8 - 22031 Albavilla (CO) Tel. 031 62 65 55 ;
> Causale: “progetto solidale” <


Il capitolo della regione P. Etchécopar

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Un'esperienza dello Spirito

Dal 27 al 30 settembre si è svolto a Passa Quatro il primo Capitolo della Region Padre Etchécopar ; che raggruppa le Vicarìe di Argentina-Uruguay, Brasile e Paraguay. Riuniti per tre giornate di intenso lavoro e riflessione, i trenta partecipanti al Capitolo affrontano i temi seguenti: esame della situazione della Regione e delle Comunità; valutazione dell’applicazione delle risoluzioni dei Capitoli precedenti; studio dei temi del Capitolo Generale, proposti dal Superiore Generale; formulazione di proposte concrete per il Capitolo Generale del 2011; elezione dei deputati della Regione a tale Capitolo. 
Per aiutare la riflessione di tutti, il Superiore regionale ha ricordato l’importanza del documento di Aparecida, come pure alcuni testi pubblicati dalle conferenze episcopali dei quattro paesi interessati. Ha inoltre messo in evidenza diversi messaggi del Superiore generale, tratti principalmente dalla Nef (bollettino ufficiale della Congregazione).
La sfida era chiara, secondo le raccomandazioni dello stesso P. Agin: si trattava di essere docili alle ispirazioni dello Spirito senza perdere di vista la fedeltà creatrice alla quale sono chiamati in quanto religiosi Betharramiti dell’America Latina.
Ecco lo sguardo da un delegato dal Paraguay su questo incontro:

Senza voler esagerare, si potrebbe dire che il primo capitolo della Regione P. Augusto Etchecopar è stato, per tutti, un tempo di Grazia. La posizione geografica privilegiata di Passa Quatro è servita da cornice a questo avvenimento che ha dato tono alla nostra Congregazione.
L’accoglienza fraterna di P. Jair e della sua comunità ha reso più belle le esperienze vissute al sud dello Stato di Minas Gerais.
Dall’inizio è parso évidente che lo Spirito Santo animava e accompagnava il nostro gruppo. l’intensità del lavoro svolto, la gioia nell’affrontare i temi, tanto importanti quanto classici, che ci concernono, la profondità, la serietà e l’entusiasmo messi nella trattazione, erano segno della presenza di Dio in mezzo a noi.
E non posso passare sotto silenzio le qualità umane e religiose di P. Gustavo, Superiore regionale: con tatto e discernimento, ha aperto vie di dialogo e spazi di comunione.
Dal mio punto di vista, questo Capitolo regionale è stata una vera primavera per la nostra presenza feconda in America Latina. Credo che si sia realizzata tra noi ciò che il cardinal Daniélou (teologo al Concilio Vaticano II) augurava per i nuovi tempi della Chiesa: «Ritorno alle origini, contatto con la vita e dialogo con il pensiero culturale contemporaneo».

Carlos Escurra,SCJ


La beatificazione del Cardinal Newman

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Un evento indimenticabile

Domenica 19 Settembre 2010 , Papa Benedetto XVI ha dichiarato Beato il Venerabile John Henry Newman. La visita di stato di Papa Benedetto aveva fatto sorgere sentimenti  contrastanti. I cattolici Britannici temevano che la gente avrebbe boicottato la visita del Papa a causa delle accuse mosse al Vaticano di voler coprire  gli  scandali circa gli abusi sessuali sui minori. Una folla di circa 55.000 persone si è radunata a Cofton Park, a Birmingham, dove il card New veniva a godere della bellezza della natura. Rednal, il luogo della sua sepoltura, non è molto lontano da Cofton Park.
Il cardinal Newman è una delle più grandi personalità religiose nella storia della Gran Bretagna di questi ultimi due secoli.
La sua conversione dall’Anglicanesimo al Cattolicesimo all’età di 44 anni, ha esercitato una grande influenza sul cattolicesimo inglese. I suoi scritti hanno guidato e ispirato molte persone.
Ancora oggi  i Cattolici amano cantare alcuni inni quali Lead kindly Light [Guidami luce gentile] e Praise to the Holiest in the Heights [Lode al Santo dei Santi] composti dal Card Newman. Subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1890, la gente ha cominciato a chiamarlo Santo. 
L’intenzione di Papa Benedetto di beatificare Newman durante la visita di stato, è stato momento di grazia per molti cattolici e non cattolici in questo paese. In questa singolare occasione ho avuto la fortuna di prendere parte alla cerimonia di beatificazione. L’esperienza di servire il Papa all’altare  come diacono mi ha dato una grande gioia interiore. E’ uno degli eventi che ti segnano per tutta la vita. E’ stato un sogno avverato, un evento meraviglioso. L’atmosfera orante che il Papa sa creare attorno a sé è qualcosa che ti coinvolge. Avrei voluto passare più tempo vicino a lui. Era la seconda volta che vedevo il Papa, ma questa è stata un’occasione che definirei favolosa. Sono sempre stato cattolico: trovarmi a tu per tu con il successore di Pietro e servirlo all’altare è stato  momento di grandissima soddisfazione. Dopo la cerimonia di Beatificazione, il Papa era molto contento e ha ringraziato tutti coloro che hanno servitor all’altare e i cerimonieri per la loro attenta collaborazione durante la cerimonia.
Credo che tante persone hanno idee sbagliate sul Papa Benedetto a causa di errate interpretazioni circa il servizio che svolgeva nella chiesa prima che fosse eletto Papa.  Ma l’incontro con lui e la sua vicinanza mi hanno dato modo di sperimentare la sua cordialità e affabilità. Era sempre disposto a stringere con delicatezza una mano protesa. Penso che tanti pregiudizi svaniranno con il passare del tempo. La sua visita si è rivelata per molti una presenza illuminante. Prego il Signore perché questo Papa continui ad essere una sorgente di ispirazione per tante persone anche per il futuro.

Wilfried Perepadan,SCJ

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5 minutes con… il gruppo di preghiera dei Miracoli

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A Roma, nella Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, Francesca, Claudio, Daniele ed altri amici si incontrano ogni martedì per pregare insieme. A loro rivolgiamo alcune domande.

Nef : Potete dirci da dove venite e come siete giunti in questa chiesa in Piazza del Popolo?
- Noi siamo un gruppo di preghiera che si riuniva tutte le settimane nella cappellina di Sant’Ignazio da Loyola alla Storta, nella periferia di Roma. Successivamente il gruppo si è spostato nella cattedrale dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, sempre alla Storta, per arrivare alla chiesa di Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo nel Novembre 2009 in seguito al crollo della volta  della cattedrale e grazie all’incontro con Padre Mario Giussani che ci ha accolti all’interno della propria Comunità.

Quando nasce la vostra esperienza come comunità in cammino?
- La nostra esperienza personale nasce da un incontro con un sacerdote – P. Roberto Basilico – di Isernia. Nell’estate del 2004 partecipammo ad un campo di evangelizzazione della comunità “Il Mandorlo” grazie al quale nacque nel nostro cuore il desiderio di riunirci una volta la settimana per pregare insieme. Eravamo in pochi inizialmente: Claudio, Francesca, Giorgia, Diletta, Angela e Lea. Andammo dal parroco della nostra chiesa, Mons. Adriano Furgoni, e a lui chiedemmo di poterci incontrare per pregare. Egli ci diede l’opportunità di riunirci ogni martedì sera nella cappellina di Sant’Ignazio di Loyola. Cominciammo in pochi e con il passare del tempo diverse persone si aggiunsero al gruppo fino ad arrivare ad essere una cinquantina; dato che la cappellina era molto piccola, e non potendo entrarci tutti, gli incontri vennero spostati nella cattedrale, più spaziosa, “Sacri Cuori di Gesù e Maria”.

Cosa avete scoperto di importante per il vostro cammino vocazionale?
- La Compagnia degli amici di GESÙ, GIUSEPPE e MARIA nasce all’interno della realtà spirituale del Movimento Carismatico Cattolico, vive nella Chiesa di Cristo, Corpo di Cristo, in totale obbedienza al Magistero, riceve  la forza dello SPIRITO SANTO, fissa il proprio cuore sulla materna figura della VERGINE SANTISSIMA, Stella della nuova evangelizzazione, e riconosce nella preghiera la fonte della propria comunione e la forza dell’ evangelizzazione.
Attraverso quest’esperienza abbiamo compreso l’importanza di vivere i Sacramenti per riscoprire sempre più il valore del battesimo, mediante il quale siamo entrati a fare parte della famiglia di Dio; vivendo la celebrazione eucaristica come ‘culmen et fons’ della nostra vita cristiana per essere sempre più consapevoli della responsabilità che ci siamo assunti ricevendo il sacramento della Confermazione perché lo Spirito Santo sia il ‘Roveto ardente’ nel cuore di ognuno per la gioia  di sentirsi persone perdonate da Dio ed essere, a nostra volta strumenti di perdono tra gli uomini mediante il sacramento della Riconciliazione. Inoltre trasmettendo l’Amore di Dio attraverso il sacramento del Matrimonio, la famiglia diventa una piccola chiesa a immagine e somiglianza della Sacra Famiglia.
Tutto questo è maturato e cresciuto grazie all’esperienza costante della Preghiera di Lode, ovvero preghiera in comune (Mt 18-20), all’interno della Chiesa presieduta da Sacerdoti e laici vivendo la Preghiera di lode come potenza rinnovatrice della vita del cristiano, come invito ad una continua conversione del cuore, come fuoco che alimenta “il desiderio di rinascere ogni giorno dal grembo della Parola”.

Da più di un anno vi incontrate nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli a pregare: cosa apprezzate dei Betharramiti?
- Secondo l’intuizione di Giovanni Paolo II nella lettera apostolica III MILLENNIO IN EUNDEM, quale missione evangelizzatrice, alla quale tutti i fedeli laici sono chiamati, siamo stati spinti come Comunità ad aprirci all’esperienza attuale; esprimendo la nostra fede ed il nostro carisma all’interno della Chiesa.
Ringraziamo il “Signore della storia”, che ci ha dato in dono di conoscere Padre Mario Giussani, il quale, aprendoci le porte della chiesa di Santa Maria dei Miracoli, ci ha accettati con la delicatezza, il rispetto e l’accoglienza paterna, qualità, queste, che con il passare del tempo abbiamo ritrovato in tutti i sacerdoti betharramiti. Ciò che più apprezziamo è la fiducia che ci hanno accordato nell’esercitare, insieme a loro, la missione di accompagnare altri fratelli e sorelle nella fede, ciascuno a seconda dei carismi a cui è stato chiamato e secondo il proprio ministero.
Rilevanti, nel servizio svolto fino ad oggi nel gruppo di preghiera, sono stati tutti i sacerdoti della comunità di Bétharram: Padre Enrico Frigerio nella confessione e nell’esortare i fedeli a partecipare ai sacramenti, Padre Angelo Riva per i suoi preziosi consigli, il Padre Generale, Padre Gaspar Fernandez, per il suo sostegno morale e spirituale e per il suo sguardo vigile ed attento su di noi e su tutte le dinamiche del gruppo di preghiera; Padre Mario che, come Pastore della Comunità, si prende cura con grande amore dei suoi figli accompagnandoli nel cammino attraverso la formazione sulla parola di Dio, nell’evangelizzazione, con la sua presenza durante gli incontri settimanali del martedì ed ai ritiri spirituali del gruppo.

Oltre agli incontri di preghiera, avete altri progetti e obiettivi?
- Il progetto che sta nascendo dal gruppo, dagli incontri e, dalla continua ed assidua preghiera, come segno tangibile della carità che si concretizza, è la realizzazione di una casa famiglia, “San Giuseppe”, che scaturisce, anzitutto, dall’impegno assunto dalla famiglia responsabile del gruppo di preghiera.
Tale progetto, prevede, appunto, la costruzione di una struttura recettiva per i bambini che non hanno una famiglia, o dalla quale, comunque, devono rimanere lontani, dove all’interno si stabilirà la famiglia responsabile in maniera permanente. All’impegno assunto da parte della famiglia responsabile si assocerà la collaborazione di molti altri membri del gruppo di preghiera che già di stanno adoperando per la preparazione e la realizzazione del progetto stesso.

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9. IL COMUNISMO E LA MISSIONE DI TALI (dicembre 1950-dicembre 1951)

di 
Arnaud Pucheu,SCJ

L’Écho de Bétharram
marzo 1952

A Tali il movimento sarebbe passato del tutto inosservato, se non fosse stato per il massiccio intervento della polizia. Questa ha avuto gioco facile a scoprire fra i cristiani due individui passibili di giudizio e di prigione. L'affare è stato subito concluso: «Attaccate questi stranieri imperialisti e noi vi lasceremo tranquilli».
Lo zelo dei nuovi convertiti al patriottismo ha avuto poco successo; i cristiani si stringevano attorno al loro vescovo e seguivano docilmente le direttive del suo catechista, che era sinceramente legato a noi. «Finora ci sono stati pochi martiri in Cina; ma ora ce ne saranno e io sarò uno di loro», questa è stata la dichiarazione fatto a uno dei nostri giovani missionari.
Grazie a questo momento di calma, abbiamo potuto celebrare con dignità le grandi feste liturgiche: in occasione per Pasqua e dell'Assunzione abbiamo celebrato un "pontificale" con grande affluenza e entusiasmo di tanti cristiani. Era il crepuscolo.
Arrivo dell'emissario governativo - Le cose non stavano certo andando secondo i desideri del governo. Nei primi giorni di settembre si è presentato a Tali un emissario governativo, debitamente formato ai metodi comunisti di infiltrazione e disaggregazione. Passa al setaccio le due residenze; trova una sola cosa sospetta: un quaderno di compiti dimenticato in fondo ad una scatola da un alunno assente ormai da due anni. Monsignor Lacoste, nonostante le sue proteste di innocenza, deve dichiararsi responsabile, perché, gli viene detto, «se avessero nascosto una bomba atomica in fondo alla scatola, non era forse lui il responsabile?»
Al vescovo viene proibito di celebrare la messa alla domenica per i suoi cristiani prima che siano state espletate tutte le formalità richieste. Ogni venerdì, deve presentare personalmente alla polizia la lista dei cristiani che assisteranno alla messa della domenica, specificando l'età, la situazione sociale e il domicilio … Presentata la lista il venerdì, il permesso deve essere richiesto il sabato dal Vescovo in persona. Alla domenica, se qualcuno manca o è di troppo nell'assemblea rispetto alla lista, la messa non può essere celebrata. - Cosa fare? Dopo aver consultato i cristiani e averli esortarti alla fedeltà ai loro doveri religiosi, il Vescovo decideva di accettare questa misura; è meglio assicurare ai cristiani fino alla fine l'essenziale del culto. Questa misura odiosa ha avuto come risultato atteso la regolarità delle celebrazioni; si è dovuto sopprimere la messa solo una o due volte …
La libertà dei movimenti è stata così ridotta al minimo: proibizione ai Padri di circolare in città al di fuori del percorso che unisce la residenza dei padri a quella delle suore; proibizione al Vescovo di incontrarsi con cristiani che vengono da fuori senza l'autorizzazione della polizia.
A Pinkio la cappella è presa d'assalto dai Mandarini che distruggono la croce. A Pao-Shan sfila lungo le strade la processione dei cristiani progressisti: quattro o cinque agitatori facevano marciare al passo il resto dei cristiani, i quali però non comprendevano niente della manifestazione.

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