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Graziano Vietnam 1
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16/06/2016

Il Calvario di Betharram (6)

Dal 1794 al 1825

Il Calvario di Betharram (6)

Nove proprietari di Lestelle si associarono per acquistare le cappelle devastate, la via Crucis e l’esplanade del Calvario «per adibirle a un uso religioso».

Alcuni anni dopo fecero ancora meglio: lasciarono tutte le parti indivise alla casa di Betharram, ridiventata proprietà ecclesiastica nel 1805.

Già anni prima c’erano stati felici tentativi per ripristinare i pellegrinaggi.Padre Joseph, uno dei cappuccini che, come abbiamo già ricordato, aveva vissuto a Betharram, nei primi anni della Rivoluzione, si era rifiutato di seguire i suoi confratelli in Spagna. Visse nascosto nel paese, rendendosi molto utile svolgendo il ministero sacerdotale con i fedeli che tenevano ancora alla religione. Era stato testimone della distruzione del Calvario, e all’indomani di questo disastro, aveva già formulato un piano per un completo restauro.

Non appena le circostanze furono favorevoli e il culto cattolico fu ristabilito in Francia, grazie a Napoleone, Padre Joseph diede inizio ai lavori; si prodigò in ogni modo e, con il tempo, riuscì a fare in modo che questo luogo sacro fosse in grado di soddisfare la devozione dei fedeli.

Mons. Loyson [vescovo di Bayonne] vi collocò (nel 1808) il seminario minore della sua vasta diocesi, sotto la direzione del venerando abbé Lassalle, un tempo padre Dottrinario.

Nel 1812, in seguito certamente alle misure prese da Napoleone contro i seminari minori, l’autorità diocesana prese la decisione di chiudere quello di Betharram. Questo provvedimento causò grande dolore presso il pubblico. “Chiudere Betharram! - esclamava un appassionato difensore - questo non è possibile”.

L’esperienza dei tempi della Rivoluzione ha provato molto chiaramente che nessuna forza può reprimere l’affetto che la gente ha per questo santuario [...] Il Regime del Terrore ha cercato invano di tenere lontano le persone da questo luogo scagliandovi contro bestemmie e proferendo minacce spaventose, tuttavia le solennità hanno sempre visto grande partecipazione di popolo. Non vi fosse rimasta che una sola pietra, i fedeli sarebbero accorsi per vederla: quella pietra sarebbe stata per i fedeli di queste contrade, quella che per gli Ebrei era la pietra del campo di Bethel”. [...]

Sappiamo che gli uomini del Terrore avevano distrutto tutte le vecchie stazioni. Se crediamo alla testimonianza di coloro che le hanno viste, l’opera dei nostri padri era di pregevole fattura. Ma bisogna riconoscere che, dopo la Rivoluzione, Betharram non era certo famoso per il suo Calvario. Per due volte si è cercato di ricostruirlo e per due volte il risultato non è certo stato un’opera d’arte.

Abbé Menjoulet, Chronique de Bétharram

Si avvicinava ormai il 1825, anno in cui l’abbé Michel Garicoïts arrivò a Betharram.

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