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14/02/2014

Vita della Congregazione (2) Servizio di formazione

Il Servizio di Formazione

Vita della Congregazione (2) Servizio di formazione

Attorno al Superiore Generale, i padri Laurent Bacho, Jacky Moura, Gustavo Agín, Gianluca Limonta, Chan John Kunu, Fernando Stervin Selvadass, Sylvain Dansou, dopo aver condiviso la propria esperienza di missione, hanno esaminato i diversi punti all’ordine del giorno.

Anzitutto un aggiornamento sulla situazione (al 16 gennaio 2014):
121 giovani sono in formazione iniziale.
13 diaconi - 6 scolastici professi perpetui - 27 professi temporanei
7 novizi - 32 postulanti - 36 aspiranti e postulanti

Precisiamo che la regione «Beata Maria di Gesù Crocifisso» raggruppa circa i 2/3 dei giovani che sono in formazione iniziale nella congregazione.

Il risveglio vocazionale in Europa
In Italia, P. Simone continua la sua opera di accompagnamento dei giovani « Betharramici » e di quelli che sono legati alle Figlie della Croce. Le GMG sono state un momento importante a cui bisogna dare continuità. In Francia, alcuni religiosi sono impegnati nella pastorale vocazionale, come a Pibrac con il gruppo “Samuel”. Il desiderio è che la presenza dei giovani religiosi provenienti dall’India, dalla Tailandia, dal Brasile e dalla Costa d’Avorio provochi un sussulto nelle proposte fatte ai giovani.

Noviziato
Al momento presente, c’è il noviziato solo nella regione San Michele Garicoïts. I 3 novizi del 2° anno sono in stage rispettivamente a Betlemme, a Dabakala e a Niem. Due novizi hanno appena iniziato il noviziato il 20 dicembre a Bétharram, a causa del rifiuto da parte di Israele di concedere visti a cittadini di alcuni paesi dell’Africa, tra cui la Costa d’Avorio. Nella regione Etchecopar, il noviziato comincerà questo mese con un Argentino e un Paraguayano.

Regione « San Michele Garicoits »
Facciamo presente che per il Centrafrica, il percorso di formazione iniziale avviene in Costa d’Avorio. La casa St Michel è prevista per accogliere gli aspiranti; in 3 seguono alcuni corsi al seminario minore di Bouar. Il nuovo religioso-sacerdote, Padre Marius, è stato inviato dalla Costa d’Avorio per l’accompagnamento di questi giovani.

Regione «Beata Maria di Gesù Crocifisso»
A Mangalore la costruzione della nuova casa dello scolasticato è a buon punto.

Regione «Augusto Etchecopar»
In questa regione i giovani religiosi sono molto coinvolti nella pastorale vocazionale e nei due nuovi luoghi di missione in Brasile e in Uruguay; queste opzioni sono state fatte in occasione del giubileo del 150° anniversario del Fondatore.

Alcune riflessioni
Il Padre Gaspar ha condiviso con noi il contenuto dell’incontro dei Superiori generali con il Papa avvenuto lo scorso novembre. Il Papa ha affrontato il tema della formazione indicando che la formazione è un’opera artigianale e non «poliziesca». Questo significa che bisogna plasmare il cuore e non limitarsi al livello dei comportamenti giudicati «accettabili». Questa formazione del cuore è in sintonia con quello che san Michele Garicoïts ci dice a proposito della “molla segreta” e del legame tra l’intimo e l’esterno della persona. Senza questa formazione del cuore «formiamo dei piccoli mostri che saranno incaricati del popolo di Dio; questo mi fa venire la pelle d’oca», ha detto il Papa. «Non dobbiamo formare amministratori o gestori ma padri, fratelli e compagni di strada».

A Bétharram, siamo interpellati anche sul «magis ignaziano»; non possiamo restare su un livello di una mondanità sia pure spirituale, avidi di gratificazioni, ma integrare tutti gli aspetti dell’esistenza, umiliazioni comprese, per noi che vogliamo essere configurati a Gesù «annientato e obbediente».

Un’altra preoccupazione è stata condivisa tra noi formatori circa l’apertura e la fiducia negli incontri con i giovani. A volte ci rammarichiamo per la mancanza di apertura come se la solidarietà in una casa di formazione imponesse un silenzio sugli sbagli commessi, e questo potrebbe condurre a una complicità che rinchiude nella mediocrità. L’educazione alla libertà è un lungo cammino; la retta intenzione è un elemento essenziale nella formazione. Mancando queste si va incontro a grossi rischi una volta che la formazione iniziale si sia conclusa; possiamo arrivare a presentare a impegni definitivi un candidato senza conoscerlo in profondità. La personalizzazione del percorso formativo è una necessità; il protrarsi del periodo di formazione e il moltiplicarsi delle esperienze non sono, da soli, soluzioni sufficienti; tutto dipende dalla serietà dell’accompagnamento.

I mezzi di comunicazione
Tutti ci troviamo di fronte a un fenomeno invadente. Il divieto non è una buona soluzione perché porterebbe a giocare a “nascondino” o subire una costrizione durante il tempo della prima formazione per arrivare poi, in futuro, a un utilizzo irresponsabile di tali mezzi. Come ogni realtà, i mezzi di comunicazione sono ambigui ed esigono un dialogo durante l’accompagnamento. Bisogna essere attenti a che non impediscano il lavoro intellettuale oggi e, in futuro, non sottraggano tempo alla missione. Il loro utilizzo non deve nemmeno andare a scapito della vita fraterna in comunità, essendoci il rischio di essere in contatto con persone lontane a spese della relazione con i confratelli. C’è anche un’incidenza economica da prendere in considerazione per non essere vittima di una pubblicità che presenterebbe l’ultimo modello come il più necessario. In questo, come in altri ambiti, bisogna promuovere l’interiorità e la sobrietà e permettere a ciascuno di responsabilizzarsi e mettere ordine nella propria vita.

Ci siamo confrontati anche sul rischio di essere precipitosi, provocato a volte dal fatto che i superiori non tengono conto del parere dei formatori i quali esigono più tempo per verificare certi aspetti senza che la decisione di passare alla tappa seguente sia già presa da altre istanze.

Abbiamo condiviso anche sull’interpretazione variabile data all’ anno libero da ogni impegno academico, nella preparazione alla professione perpetua. Inoltre, il fatto di tenere la sessione internazionale ogni due anni crea qualche inconveniente nel percorso di certi giovani.

Riteniamo che queste situazioni debbano essere oggetto di studio a livello di ogni regione e portate all’attenzione del Superiore generale. Anche qui bisogna tenere conto dei percorsi personali.

Abbiamo detto, come già l’anno scorso, che la sessione, che è un elemento importante, « non è determinante per la professione perpetua». È certo che siamo qui di fronte a un’evoluzione nella breve storia di 12 anni di sessioni internazionali.

In certi casi, una presenza più prolungata di certi religiosi sui luoghi di Bétharram, potrebbe essere presa in considerazione, previo accordo tra i superiori.

Sessione internazionale
(mercoledì 23 aprile – domenica 1° giugno). Coinvolgerebbe 10 religiosi : 3 Brasiliani, 2 Paraguayani, 3 Indiani e 2 Ivoriani.
Ci siamo accordati che per i primi giorni, i giovani facciano un «progetto» di sessione che indichi i punti forti da rispettare. Faremo opera di sensibilizzazione perché il tempo riservato all’interiorità sia osservato più fedelmente; una condivisione di questo tempo con i fratelli permetterebbe anche un migliore approfondimento. Pensiamo con questo di arrivare a uno stile più partecipativo; infatti la maggior parte dei partecipanti ha più di 30 anni. La pratica della «Narratio Fidei», già introdotta nel 2012, sarà intensificata. Sarà data particolare importanza ai 7 elementi dei primi capitoli della regola di vita. Pensiamo di chiedere agli animatori di dare maggiore peso all’esperienza dei giovani in modo che si sentano maggiormente coinvolti rispetto a un insegnamento di carattere accademico.

Al termine del nostro incontro, ci siamo trovati d’accordo nel dire che molti progressi sono stati fatti nella formazione in questi ultimi 10 anni, eccetto su un punto; in generale, i formatori «sovraccarichi», così tanto criticati, non hanno visto una riduzione delle loro responsabilità. Ci rendiamo conto delle difficoltà presenti nella nostra congregazione dove, in diversi luoghi, le forze vive sono ridotte. Questo non deve però impedirci di restare vigilanti perché la responsabilità della formazione non divenga un carico troppo pesante per formatori troppo giovani.

Laurent Bacho, scj

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