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14/03/2013

Notizie in Famiglia - 14 Marzo 2013


Sommario

 

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La parola del Padre Generale

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... TRA VOI QUESTO NON DEVE SUCCEDERE. AL CONTRARIO ... (Mc 10,44)

Qualsiasi associazione nella Chiesa come nel Mondo si organizza grazie ad un’autorità che, secondo i suoi statuti, è riconosciuta dall’insieme dei suoi membri. Qualsiasi raggruppamento umano necessita di un’autorità che garantisca la protezione di certi obiettivi che lo distinguono da ogni altro raggruppamento, e che tutti coloro che lo compongono possano in tal modo conseguire. Quando la persona che detiene l’autorità rinuncia ad esercitarla, viene data libertà d’azione al più abile o al più forte, cosa che non necessariamente rappresenterà il modo migliore di guidare la collettività.

La finalità della nostra famiglia religiosa è ben espressa all’articolo 177 della Regola di Vita: «In virtù della professione perpetua, eguali in dignità e attività, tutti i religiosi partecipano (…) al progetto della famiglia (…). In tal modo essi lavorano all’edificazione del Corpo di Cristo, secondo il disegno di Dio, desiderosi di seguire il Signore Gesù in comunione con la Congregazione e la Chiesa».
Il capitolo VIII della Regola di Vita precisa in dettaglio l’esercizio dell’autorità e l’organizzazione del governo nella nostra famiglia religiosa. Lo stile di governo così come l’autorità nella nostra famiglia religiosa non si ispirano a criteri politici, bensì evangelici. «Allora Gesù li chiamò a se e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”» (Mc 10, 43-45).
Tra noi non può esistere uno stile di dominio, non vi possono essere padroni, né la nostra autorità può essere esercitata come la esercitano i governanti delle nazioni; il nostro stile deve essere improntato a servire, come Gesù nel Vangelo. Servire, nel Vangelo, significa mettersi a livello del fratello – e talvolta persino più in basso – non cercando altra cosa che il bene della persona e della sua vocazione nella nostra famiglia. Per servire nella verità e nell’amore, chi ha l’autorità in una comunità ecclesiale deve rischiare vita, prestigio, onore ed ogni agio, in armonia con questa legge evangelica: «…chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8,35).
L’articolo 176 della Regola di Vita definisce chiaramente gli obiettivi del compito dell’autorità nella nostra famiglia. «Coloro che ricevono il compito dell’autorità nella Congregazione sono al servizio della comunione, del discernimento della volontà di Dio, del sostegno della vocazione di ognuno, dello sviluppo della missione della Congregazione nella fedeltà al carisma ricevuto da San Michele Garicoïts».
Questo esige che coloro che hanno ricevuto il servizio dell’autorità – per elezione o per nomina – governino nel rispetto di ciascun religioso e della sua vocazione, facilitino la partecipazione alla vita comunitaria ed alla missione, animino la vita fraterna in comunità in cui tutti condividono fede, preghiera, beni e missione (R. di V. 178). Il servizio dell’autorità esige anche la presa di decisioni e la cura che le stesse vengano messe in atto, per il raggiungimento delle finalità dell’istituto e del bene comune di ciascun membro (R. di V. 176).
L’esercizio dell’autorità secondo lo spirito del Vangelo va di pari passo con  il significato evangelico dell’Ubbidienza, professata pubblicamente da tutti i religiosi. Volontaria ed amorosa, fiduciosa e creativa (R. di V. 177) l’ubbidienza evangelica si fonda sulla medesima legge evangelica che definisce il compito dell’autorità: «…chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8, 35). Come il religioso ha fatto professione di seguire Gesù ubbidiente, così anche il Superiore, eletto o nominato, imita Gesù servo. Come ogni superiore rischia la sua vita per servire, ciascun religioso fa la stessa cosa per ubbidire; l’uno e l’altro sacrificano i loro progetti personali per privilegiare quelli della Congregazione, ravvisati in comunità nel corso di capitoli e consigli, per partecipare alla missione della Chiesa dal cuore della Congregazione, così come da loro deciso nel momento in cui fecero la professione dei tre voti.
Tanto l’autorità come l’ubbidienza sono al servizio del grande valore ecclesiale della comunione, così come precisata negli art. 176, 177 e 179. La comunione è l’esperienza dell’unità della comunità e della Chiesa, a tutti i livelli. Non si tratta di uniformità ma piuttosto dell’accoglimento e del rispetto delle diversità tra differenti persone, gruppi e culture. Questo è l’«unum sint» (Gv 17, 21) di Gesù, tanto caro a San Michele Garicoïts. Questa comunione si costruisce quando ciascuno di noi è fedele alla Parola di Dio messa in pratica, alla celebrazione e comunione dell’unico Pane di vita, alla fraternità ed alla solidarietà con i più poveri, alla testimonianza gioiosa di un’esistenza cristiana ed all’annuncio coraggioso di Gesù Cristo come Signore ed amico degli uomini. È nella comunione che si edifica il Corpo di Cristo; la Chiesa è un mistero di comunione missionaria.
La nostra Regola di Vita, secondo la ricca tradizione della storia della vita consacrata e della Chiesa, alterna il Governo collegiale, con i capitoli generali e regionali, a quello personale, per mezzo dei Superiori e dei Vicari a tutti i livelli. Inoltre determinate decisioni devono essere ratificate dai Consigli, anche in questo caso a tutti i livelli. In questo modo viene limitata l’autorità dei Superiori, ed evitata ogni possibilità di autoritarismo.

Gaspar Fernández Pérez, SCJ

 


smichel.jpgSan Michele Garicoits scrive...

Un’illusione molto pericolosa consiste nel credere che l’oggetto dei nostri desideri sia per se stesso il meglio.
Cosa si deve osservare per evitare un ostacolo così pericoloso e abituarci a non volere nulla, a non fare nulla se non sotto l’impulso dello spirito divino e con la retta intenzione di onorare Dio, che vuole essere non solo il principio, ma anche il fine ultimo di tutte le nostre azioni?
Ecco le regole da osservare: 1. raddoppiare lo zelo per adempiere i miei doveri quotidiani; 2. rinunciare; 3. dispormi alla più totale imitazione di Nostro Signore; 4. pregare; 5. esaminare. In tal modo, la nostra volontà, plasmata e regolata dalla Volontà di Dio, sarà incline ad amare ciò che Dio ama, mossa dal solo motivo di soddisfarlo pienamente e di procurare la sua gloria. (M 401)

 


 

VERSO IL 150° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SAN MICHELE

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Mariana Dondo e Maria Belen Beviacqua

 

IL LOGO DEL GIUBILEO

Congratulazioni a Mariana Dondo e a María Belén Beviacqua, le due vincitrici del concorso lanciato per la realizzazione del logo del 150° anniversario della morte di San Michele Garicoïts! Scelto dalla commissione tra 16 altri progetti* venuti dai quattro continenti, questo logo ci accompagnerà a partire dal 14 maggio prossimo, inizio del nostro Giubileo.

Mariana e Maria Belen frequentano l’ultimo anno di studi secondari al Collegio San José di Buenos Aires, fondato dalla congregazione nel 1858. Queste ragazze di 19 anni preparano un bacellierato in scienze della comunicazione. La loro partecipazione al concorso si è iscritta in un progetto pedagogico, condotto dal sig. Juan Martinovich, professore di arti plastiche.
La commissione incaricata di scegliere il logo, composta dai membri del Consiglio di Congregazione, ha emesso il verdetto il 26 gennaio scorso, dopo aver sentito il parere di due laici, la sig.ra Paola Menaglia (art director) e il sig. Vito Falco (grafico), e dopo un esame meticoloso di tutti i progetti pervenuti.
Il Consiglio generale ringrazia tutti i partecipanti e dà appuntamento a Mariana e a Maria Belen... a Rio de Janeiro, naturalmente!

 

 

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(Logo realizzato da Maraina Dondo e Maria Belen Beviacqua)

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SPIRITUALITÀ

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LE VIRTÙ DEL SACRO CUORE: L'UMILTÀ

Umiltà, fondamento di tutte le virtù. Due dolci colombe, appollaiate su una coppa, ce lo ricordano su uno degli stemmi in ferro battuto della cappella San Michele a Betharram: simbolo delle anime sottomesse alla volontà di Dio. Come essere umili? seguendo l’esempio del Cristo, umile fin dalla sua nascita. San Michele come ha seguito lui stesso questo esempio?

Nel testo fondativo (Manifesto), san Michele Garicoïts ci presenta Gesù “annientato davanti a Dio, senza far nulla di sua iniziativa, ma agendo sempre nello Spirito di Dio, costantemente abbandonato ai voleri di Dio”. Nel mistero dell’Incarnazione, San Michele trova l’esempio perfetto di questa umiltà che diventa la sorgente della sua contemplazione e lo porta alla decisione di prendere Gesù come modello: “Nostro Signore Gesù Cristo ce l’ha detto; bisogna scegliere l’ultimo posto. Lui l’ha fatto. Se sapessimo non fidarci troppo di  noi stessi, ci renderemmo conto che quello è proprio il posto adatto a noi. Non ci metteremmo in competizione con gli altri. Bando ai confronti; l’ultimo posto, è lì che dobbiamo stare; non c’è spazio né per il confronto né per la scelta. Ah! imitiamo Nostro Signore Gesù Cristo”(DS 175).
Per lui, Betlemme è il punto di riferimento per l’abbassamento, per l’umiltà, per l’annientamento che cerca di riprodurre tra i suoi fratelli.
Questo ha prodotto in lui una conversione radicale; come giovane sacerdote, circondato da una grande stima sia nella parrocchia di Cambo, sia, come giovane professore di filosofia, a Bétharram, è stato tentato di prendersi la sua rivincita dopo aver subito molte umiliazioni nel corso della sua giovinezza, quando, per poter fare i suoi studi, è stato domestico a Oneix, nel presbiterio di Saint-Palais o nel vescovado di Bayonne. Si riteneva una persona importante: “Mi credevo un piccolo personaggio. Io, che avevo custodito il gregge di mia madre, mi lasciavo vincere dalla presunzione, e facevo sfoggio di calzature eleganti - stivali o scarpe con le fibbie - per sostituire gli zoccoli da pastore. Ero a questo punto, quando ho avuto l’occasione di entrare in relazione con la ‘Buona Suora’. Vedendo la santità di quest’anima eletta, la sua vita religiosa, la sua povertà, fui portato a riflettere. Mi resi conto che ero su una strada sbagliata” (P. Brunot, p. 39). A Igon prende coscienza della necessità di una conversione.
Da quel momento adotta un nuovo stile di vita, dove l’apparire diventa inutile e perfino un ostacolo alla gioia. La celebre formula di San Michele “Dio tutto; io nulla” non è un semplice slogan; diventa la sua tabella di marcia. Si rende conto che Dio Creatore è la sola fonte di tutti i beni che porta in sé. La dipendenza da Dio vissuta nell’umiltà diventa il solo sentiero della sua avventura di fondatore.
Vivere oggi l’umiltà
A noi, religiosi e  laici di Bétharram, san Michele indica proprio questa strada per raggiungere la vera gioia. Spesso l’umiltà è considerata come un non-valore nel mondo attuale, tipico di chi non ha il coraggio di affrontare la vita e farsi un nome. L’umiltà è poco riconosciuta in questo mondo in cui vige la regola di schiacciare l’altro per farsi valere ed affermarsi!
Per noi, che viviamo di questa spiritualità di P. Garicoïts, l’umiltà è indispensabile nel nostro rapporto con Dio e con gli altri. Il Vangelo ci chiede di saper accogliere tutti i nostri talenti come doni di Dio da mettere al servizio degli altri. C’è un giusto grado di stima di sé che è necessario per contribuire all’edificazione di una comunità fraterna o una famiglia dove ognuno è contento di essere al suo posto.
Avere una sana e buona stima di sé richiede molta umiltà e lucidità. Certamente, questo esige saper essere coscienti delle proprie qualità, a condizione di non chiudere gli occhi davanti ai propri limiti; questo sarebbe il dominio dell’illusione. “Da ogni illusione liberaci, Signore”, è la preghiera della beata Maria di Gesù Crocifisso, preghiera così necessaria per ciascuno di noi. Non dimentichiamoci di identificare tutte le forme del nostro orgoglio che ci complica la vita e ci porta a disprezzare gli altri ed allontanarli dai nostri interessi.
Questo tempo di Quaresima può essere un tempo di grazia per realizzare una vera conversione nella nostra vita; mettere da parte il nostro “ego”, il nostro “preoccuparci di noi stessi” direbbe san Michele, per permettere agli altri di esistere realmente. Che la nostra preghiera a Maria, modello di umiltà, ci sostenga nel nostro combattimento quotidiano. “Fossimo davvero umili come la Santa Vergine” (DS 176) ci dice san Michele.

1) Quali sono le nostre esperienze circa la ricerca di grandezza, di competizione per un titolo o per la gloria, esperienze che hanno bruciato tante nostre energie e procurato tante delusioni?

2) Di contro, di quali miei atteggiamenti mi posso rallegrare perché hanno permesso agli altri di esistere e di occupare il loro giusto posto?

3) In questo mondo, dove siamo sempre pronti ad addossare agli altri la colpa dei nostri fallimenti, come possiamo rendere più costruttiva l’ammissione delle nostre responsabilità?

4) Siamo “vasi di argilla nelle mani di Dio” (cfr Cor 4,7). Sento questa affermazione di san Paolo come un incoraggiamento?

Laurent Bacho, SCJ


QUARTA SCHEDA: IN ASCOLTO DEL MISTERODELL'ASCENSIONE

Quarta e ultima tappa di un cammino di riflessione personale e comunitario proposto dai PP. Gaston Hialé e Philippe Hourcade, scj.
Il Cristo, ritornando al Padre, promette un altro Difensore ai discepoli: è lo Spirito che continua la missione del Figlio, con la sua presenza fa vivere la Chiesa. San Michele lo chiama il “maestro interiore”, il “maestro dei nostri cuori” perché è lui che anima il nostro amore per l’umanità del Cristo, sorgente della nostra obbedienza profonda e della nostra missione.

Quando era bambino, a Ibarre, San Michele, ha provato un profondo desiderio di toccare il cielo! Questo slancio, l’ha concretizzato durante tutta la sua vita grazie allo slancio del Verbo Incarnato: “Eccomi per amore!”. È morto il giorno dell’Ascensione alle 3 del mattino, l’ora in cui cominciava solitamente la sua giornata: il Signore gli ha così permesso di realizzare questo suo antico desiderio con la nascita al cielo!

Primo momento dell’incontro: la preghiera comunitaria
? Veni Creator
? Gv 14, 15-22, 26-27

Condivisione a partire da un testo del carisma
Queste parole, ispirate a san Michele, invitano ad una profonda libertà interiore animata dallo Spirito Santo. È lui che dà vita ad ogni cosa! Una sola pista per la condivisione tra noi di questo testo: quale legame operiamo tra l’“Eccomi”, che lo Spirito ispira ed esprime nella nostra vita di uomini consacrati, e la fedeltà, l’obbedienza religiosa (manifestata dalla Regola e dai superiori)?

La rilettura della nostra vita religiosa alla luce del Manifesto
Prendiamo in considerazione l’ultimo paragrafo del Manifesto:
« Di fronte a questo spettacolo prodigioso, i Preti di Bétharram si sono sentiti spinti a impegnarsi per imitare Gesù annientato e obbediente e a consacrarsi interamente per procurare agli altri la stessa gioia, sotto la protezione di Maria sempre disposta a tutto quello che era volere di Dio, e sempre sottomessa a ciò che faceva Dio.
Essi hanno scelto, come patroni, S. Michele  e S. Ignazio di Loyola
».

Riprendere anzitutto queste espressioni del Manifesto: « i Preti di Bétharram si sono sentiti spinti a impegnarsi per imitare Gesù … per procurare agli altri la stessa gioia … »; dopo alcuni anni difficili, davanti a molti cambiamenti che ancora ci aspettano, la nostra famiglia ha una nuova Regola di Vita; si tratta di un “momento favorevole”, un momento di grazia! Come lo accogliamo nella nostra vita di consacrati-inviati?

Preghiera comunitaria con il Rosario
Preghiamo con i misteri dell’Ascensione e della Pentecoste.
Un cuore aperto all’ispirazione dello Spirito che ci fa dire contemporaneamente “ABBA” e “Fratelli”.

SPIRITUALITÀ DEI LAICI

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LA FRATERNITÀ "ME VOICI" IN RITIRO

 

La Fraternità “Me Voici” (Francia) ha vissuto con serenità il suo ritiro del 2013 (freddo e piovoso all’esterno, ma caloroso nel cuore) i giorni 9 e 10 febbraio presso la comunità delle Piccole Sorelle di Maria, Madre del Redentore a Castelnau d’Estrétefonds (Nord di Tolosa). Erano 21 laici, riuniti per scoprire a approfondire, guidati da P. Enrico Frigerio, Vicario Generale, quattro temi meditati alla luce del Vangelo e di San Michele (insieme ad altri Santi).

4 meditazioni, alcune notizie sulla presenza di Bétharram nel mondo e un incontro con Sr. Marie-Liesse (ancora la gioia [liesse significa tripudio, esultanza]), superiora del convento, hanno arricchito questo week-end e anche le nostre cartelle!

 

La Fede


È un incontro con una persona viva che ci trasforma in profondità rivelandoci la nostra identità di persona amata da Dio! Coinvolge tutta la nostra persona. Richiede la nostra risposta libera e personale per riconoscere colui che ce l’ha donata, e si esprime nel Credo.
Richiede la fiducia in una realtà che non si vede e deve essere vissuta nel concreto. Questa conduce alla speranza.
Possiamo così sperimentare la Gioia della Fede, nell’abbandono (totale). Solo la fede può soddisfare il nostro desiderio. Esempi dell’estasi e del pellegrinaggio.
Cosa vuoi che io faccia, o Dio ...
nella mia posizione

Entrare nella propria posizione, quella in cui Dio ci ha posto, e accettare di fare il bene che ci è richiesto, in pace e serenità. Questo è l’abbandono nella fiducia dell’Amore. «Fare in grande le piccole cose», è l’esperienza che il Signore ci ha dato di vivere. Accettare i propri limiti vuol dire riconoscersi uomo-creatura e accettare la salvezza nell’incarnazione (seguiamo il Cristo). Ma questa scelta, questa risposta, è il luogo della Croce!

La gioia: Rallegrati, Maria!


È un dono nel cammino di fedeltà allo Spirito. La gioia ne è il frutto, il preludio della pienezza del Regno.
Il Vangelo. Buona Notizia ci annuncia una grande gioia! Portata da Gesù nella sua vita di uomo, matura nelle rinunce e nella sofferenza. Ma come nelle Beatitudini, la gioia è adesso! La felicità (l’ora buona?). «Gesù esulta nello Spirito!»
Non si tratta della sofferenza redentrice dei secoli passati, ma accettare di piangere, di dimenticarsi, di perdonare, per amore, con amore, seguendo lo Spirito.
Anche Maria ci rivela la sua gioia nell’Annunciazione e nella Visitazione.

La Missione: Emmaus


I due discepoli, disorientati, tornano a casa, rientrano in se stessi. Ma sono disponibili, per conversare, per chiacchierare, per discutere.
Gesù apre loro gli occhi, (ricordando loro la storia), il cuore, le orecchie, all’intelligenza della Scrittura. Diventa una comprensione nella Fede, che da allora continua ad essere presente nella Chiesa. E i discepoli ripartono verso Gerusalemme con una nuova missione.
Gesù vuole associare gli uomini alla sua missione, ricevuta dal Padre, dando fiducia alla libertà umana. «Eccomi, ... per la salvezza degli uomini. Alla sequela del Verbo Incarnato, che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, siamo tutti inviati nel mondo, come segno del risorto».
La missione segue l’incontro e l’ascolto.
Vivere secondo lo Spirito (sempre all’opera), coltivare la vita interiore, leggere la Parola di Dio, e prendersi del tempo libero: tutto questo permette di dare la testimonianza attraverso le azioni e in certi casi attraverso la parola.
«Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi».
Ecco come preparare il cuore e tutta la persona per questo anno di San Michele.
Una riflessione-scambio della Fraternità sull’anno trascorso e il week end di luglio ha concluso questo ritiro, con un grande grazie a Padre Enrico, che non ha esitato a venire da Roma.

Benoît Loze

 


 

5 MIN CON ...

... la comunità di Bangalore

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Più di 8 400 000 abitanti ... di cui 10 betharramiti (!), in compagnia di novizi e postulanti, queste le cifre della popolazione di Bangalore, brulicante capitale dello Stato del Karnataka, nell’India meridionale.
Una ventina di anni fa, Fratel Michael Richards, dall’Inghilterra, partiva per andare a seguire i lavori di costruzione della prima residenza betharramita in India e portava con sé un piccolo ramo di spiritualità betharramita.  2013: la casa è costruita intorno ad un cortile ricco di fiori  e accoglie una comunità sempre giovane (privilegio di una comunità di formazione!). Attenta a porgere il suo ramoscello di spiritualità betharramita a tutti coloro che sono nel bisogno, ha recentemente scoperto la gioia della missione ad gentes.

NEF: La storia di Betharram in India è abbastanza recente. Come si è giunti alla presenza betharramita in India e, in particolare, a Bangalore?

- La presenza di Bétharram in India si è concretizzata con la fondazione della prima casa di formazione, Shobhana Shaakha, il 1° settembre 1995, benedetta da sua Ecc.za Mons Alfonso Mathias, l’allora Arcivescovo di Bangalore, alla presenza di P. Enrico Frigerio, P. Saverio Ponthokkan e Fr Michael, il principale sovrintendente ai lavori di Shobhana Shaakha, in collaborazione con le Religiose del Carmelo Apostolico. A dire il vero c’erano molto strumenti di Dio dietro questi umili inizi di Bétharram: il Vescovo Mons Landel, P. Gaston, P. Mirco, P. Sheridan e P. Austin, coadiuvati da P. Paul Manavalan, Sr Maria Eugenia, le Ancelle di Maria e le suore del Carmelo Apostolico. In seguito, Fr Gerard (subentrato a Fr Michael), P. José Mirande e P. Suthon sono venuti a sostenere la giovane comunità indiana nel suo cammino di formazione e animazione.

Bangalore si è caratterizzata dapprima come comunità di formazione. Ci sono attualmente non meno di 12 giovani in formazione tra cui 8 postulanti.

- “È opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi”. I giovani vengono a bussare alla porta di Bétharram grazie a diversi strumenti di Dio.

Come questi giovani sono stati attratti dalla comunità betharramita?

- La Congregazione è stata presentata alle Chiese Indiane soprattutto da alcuni nostri amici:  P. Paul Manavalan che è stato il nostro animatore vocazionale nell’India meridionale fin dagli inizi; Sr Maria Eugenia, nostra guida per il progetto di formazione, le suore Ancelle di Maria e le religiose del Carmelo Apostolico. Al momento presente ogni Betharramita in India si è assunto la responsabilità di essere animatore vocazionale nelle proprie zone di origine, nelle case di formazione, nelle parrocchie e nei centri di missione. Inoltre collaboriamo nei programmi di animazione vocazionale delle diverse diocesi per condividere il carisma di Bétharram sotto la guida dell’équipe vocazionale del vicariato. Facciamo inoltre conoscere Bétharram nelle riviste cattoliche.

Ma perché scelgono Betharram anziché altre congregazioni?

- Gli elementi che attragono i giovani verso Bétharram sono soprattutto la spiritualità e la devozione verso il Sacro Cuore così come sono vissute nelle comunità religiose betharramite. I giovani sono particolarmente impressionati dalla vita di san Michele che era sempre disponibile a compiere la volontà di Dio. L’esperienza della vita fraterna, la semplicità, l’amore di Dio sperimentato in vari modi, e l’aiuto reciproco nelle comunità di Bétharram unito alla testimonianza di missionari più anziani venuti dall’estero hanno ispirato i giovani a scegliere la nostra congregazione.
Le caratteristiche del carisma che più attirano i giovani indiani sono l’apertura e la disponibilità per rispondere alle sfide missionarie, la dimensione internazionale, la missione e la preghiera fatte in comune, lo stile di vita semplice e fraterno.

Ora, grazie anche all’arrivo di nuovi religiosi, vi siete aperti ai bisogni della Chiesa locale. Come?

- “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere”; molto vero nel nostro caso.
Quello che vediamo non è lavoro solo di oggi, ma il risultato dell’impegno, della generosità e del sacrificio dei nostri pionieri in India.  La presenza dei nostri fratelli maggiori, Fr Michael, P. Enrico, Fr Gerard, P. José Mirande, P. Saverio, P. Tidkham, P. Suthon e P. Chan è stata molto significativa e la loro dedizione e il loro impegno costituiscono  un solido fondamento per la nostra crescita in India.
Nello stesso tempo, non possiamo passare sotto silenzio il ruolo dei nostri benefattori e amici di Bétharram che ci hanno sostenuto con il loro aiuto spirituale e finanziario. Ora la congregazione è in grado di rispondere alle necessità della Chiesa locale ed ha assunto la responsabilità di centri missionari in diverse diocesi: per esempio, la missione di Hojai a Guwahati in Assam, le parrocchia San Giuseppe a Adigundanahalli, la Parrocchia del Nome di Gesù, e quella di san Tommaso a Bangalore nonché la missione a Bidar, Karnataka.
Grazie a questi servizi, abbiamo scoperto la nostra identità come missionari Betharramiti Indiani nella chiesa. Questo costituisce poi un forte incentivo per i nostri fratelli più giovani a formarsi come membri di un campo volante spirituale al servizio della missione e lascia spazio anche ai laici perché sperimentino il dono del nostro carisma come cooperatori di Bétharram con la preghiera, l’aiuto materiale e l’animazione vocazionale.

Quindi la spiritualità di San Michele Garicoïts ha attratto anche i laici?

- Sì, Bétharram è cresciuto insieme ai laici grazie ai nostri centri di missione e di apostolato. Questo risulta abbastanza chiaramente dalla loro partecipazione attiva durante gli incontri di religiosi, dalle attività di formazione, dall’apostolato famigliare e dalla pastorale con i giovani. Seguendo le orme del nostro Fondatore e la tradizione di Bétharram, abbiamo dato inizio ad un ministero pastorale, sociale e educativo: attività di dopo-scuola per bambini poveri e meno fortunati, cura spirituale dei giovani, incontri di crescita nella fede con bambini e famiglie per condividere la nostra spiritualità. L’uso dei mezzi di comunicazione ci ha permesso di far conoscere la spiritualità del nostro fondatore e di far crescere la coscienza missionaria attraverso alcune pubblicazioni, quali SMILE e Sneha Jwala (Fiamma d’amore).
Molti studenti del Garden City College e i nostri vicini vengono nella nostra cappella in cerca di aiuto spirituale e dimostrano molto interesse per il nostro fondatore e per la Madonna di Bétharram. Vengono a pregare e a partecipare alle celebrazioni liturgiche. I laici ci sostengono con le loro preghiere, la loro collaborazione e la partecipazione nel nostro apostolato.

Come vive la comunità i suoi momenti forti?

- Mettiamo tutto il nostro impegno per conservare il ritmo della vita fraterna attraverso la preghiera, l’attenzione agli altri e la condivisione. La comunità attinge la sua forza dalla partecipazione attiva all’Eucaristia, sorgente e culmine della nostra vita. Insieme facciamo il nostro programma e progetto comunitario mensile tenendo in considerazione le dimensioni umana, spirituale, sociale intellettuale, missionaria e sociale. Ogni giorno iniziamo le nostre attività quotidiane con la celebrazione Eucaristica seguita dalla preghiera del mattino e dalla meditazione. La lettura e la riflessione sulle lettere di san Michele ci permettono di approfondire la sua spiritualità. Il formatore assicura l’accompagnamento spirituale lungo tutto l’anno. Ogni anno alimentiamo la nostra devozione attraverso pellegrinaggi alla Basilica Saint Mary e al santuario dell’Infant Jesus.
Per alimentare la nostra vita spirituale, organizziamo ritiri annuali, la lettura della parola di Dio, confessioni, adorazione, atti di devozione al Sacro Cuore di Gesù. Anche le feste proprie della Congregazione, quali la festa della Madonna di Bétharram, di San Michele Garicoïts, l’Esaltazione della Santa Croce, San Giuseppe e la Beata Miriam, occupano un posto di rilievo nel calendario delle nostre celebrazioni.
Condividiamo la gioia del servizio e delle responsabilità in comunità: lavori di pulizia, giardinaggio, servizio in cucina e attività agricola etc . La comunità offre a tutti la possibilità di sviluppare i talenti organizzando eventi letterari, musicali e sportivi senza dimenticare le gite.

Tra due mesi inizieremo le celebrazioni del 150° anniversario della morte di S. Michele Garicoïts: quali sono le iniziative che intendete proporre in questa circostanza?

- Il nostro programma di attività è il seguente:
a)  Un pellegrinaggio per approfondire la nostra comprensione della missione di San Michele attraverso una riflessione mensile sul tema della spiritualità di Bétharram.
b)  Maggio 2014: mese giubilare con ritiro per tutti i membri del Vicariato sul tema del Giubileo: “Dal Cuore di Cristo al cuore del mondo”.
c)  Celebrazione dell’anno giubilare i tutti i centri missionari Betharramiti in India, coinvolgendo i laici.
d)  Sostegno alla fraternità del Sacro Cuore (Associazione Laicale) e promozione della spiritualità di Bétharram nel Vicariato per condividere, vivere e diffondere i doni spirituali di san Michele nella società.
e)  Una mostra su San Michele a livello di Vicariato, con la collaborazione della Regione.
f)  Come simbolo dell’Anno Giubilare e di opzione per i poveri: apertura della Xavier Home* a Bangalore e inaugurazione della nuova casa di formazione a Mangalore.
g)  Partecipazione ad un evento per i giovani a livello regionale in Tailandia per alimentare la coscienza missionaria e l’animazione vocazionale tra i giovani.
h)  Distribuzione di oggetti-ricordo e immaginette con preghiere in collaborazione con altri vicariati della Regione.

 

 

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* XAVIER HOME

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P. Xavier, SCJ (1962 - 2006)

Casa di accoglienza per bambini - In collaborazione con i “Companions” di Betharram in India.
Si tratta di un’iniziativa di carattere sociale della famiglia betharramita del Vicariato dell’India, un’espressione della nostra opzione per i poveri in questo anno del Giubileo e un tributo di affetto verso P. Saverio Ponthokhan, iniziatore del Vicariato dell’India. Questa casa accoglie bambini poveri ed emarginati orfani di uno o entrambi i genitori offrendo loro una formazione completa per essere dono di Dio alla società.
Questa casa funzionerà provvisoriamente, per questi primi tre anni, a Michael Bhavan (Bangalore) con 25 bambini che ricevono gratuitamente alloggio, cibo, istruzione, affetto e cura spirituale sotto la guida dei Betharramiti in India
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3. LE COSTITUZIONI DI MONS. LACROIX (1841)

 

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Mons. Lacroix

Nel 1838, il nuovo vescovo di Bayonne aveva promesso ai «preti di Bétharram» di dare loro regole conformi alle costituzioni dei Gesuiti. Infatti ritorna all’inizio di settembre 1841 e dà un regolamento di 20 articoli che lui stesso aveva redatto. Ma, ben lungi dall’ispirarsi al Sommario dei Gesuiti, questi nuovi statuti ricalcavano semplicemente la regola di San Sulpicio.
Anzitutto avevano il torto di negare alla Comunità ogni vita propria. Era il Vescovo che  nominava il superiore, assegnava i principali incarichi della comunità, inviava nei diversi luoghi di missione, esaminava ogni anno i conti delle entrate e delle uscite, etc .
Inoltre, per la vita religiosa, non era previsto alcun voto, né la benché minima possibilità per il futuro di sollecitare l’approvazione di Roma.
La lettura di questo testo ha prodotto una profonda delusione presso i preti. Si sentivano bruscamente ricondotti al livello delle regole di Hasparren. «Per questo - dice Padre Bourdenne - una regola senza voti, così poco conforme all’alto scopo fatto intravedere dal loro capo, parve loro un passo indietro » (in La Vie et l’œuvre du Vénérable Michel Garicoïts, Basilide Bourdenne).
Autorizzati a presentare osservazioni, riuscirono ad ottenere due emendamenti importanti: l’uno, senza dubbio su richiesta del Fondatore, divenne l’articolo 19, così concepito:
«Le regole particolari riguardanti la condotta spirituale dei Preti del Sacro Cuore, regole che  sono tenuti ad osservare, sono quelle della Società di Gesù, in tutto quanto non si allontana dalle presenti costituzioni e così come sono adottate dal Vescovo ».
Attraverso questa porta è stato re-introdotto tutto lo spirito del Sommario.
La seconda concessione, strappata in qualche modo da P. Guimon, autorizzava l’emissione di voti; voti solo autorizzati e quindi limitati; ma il principio era acquisito e lasciava aperta la possibilità per futuri sviluppi.
L’articolo 2 soprattutto, con il nuovo nome di Preti del Sacro Cuore di Gesù, offriva al Santo Fondatore una preciso elemento di grande valore, del quale si impossessò subito.Tutta la sua dottrina spirituale, già riassunta nell’introduzione del 1838, si cristallizzava ormai attorno a questo nome.
Così, nonostante fossero ancora insufficienti, queste costituzioni permettevano alla Comunità di vivere e di sperare in nuovi miglioramenti. Di fatto, alcuni sensibili emendamenti furono ottenuti nel 1851 e nel 1855 ma, purtroppo, solo di carattere provvisorio, come vedremo.

Pierre Duvignau, SCJ

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