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Gustavo India
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14/04/2013

Notizie in Famiglia - 14 Aprile 2013


Sommario

 

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La parola del Padre Generale

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Dalle assemblee di vicariato (qui, Italia del centro-sud nel 2010), e dai capitoli regionali, al capitolo generale...

IL GOVERNO COLLEGIALE: I CAPITOLI

La Chiesa, fondata da Gesù Cristo ad immagine della Trinità, è un Corpo, un Popolo, una Assemblea costituita da tutti coloro che credono in Lui ed hanno ricevuto il battesimo. La maggiore sfida per questo corpo è conseguire l’unità nel rispetto delle diversità. Oggigiorno si suole definire la Chiesa come un mistero di comunione missionaria.

Questo valore di comunione si manifesta anche nel modo di esercitare l’autorità. Vi è sempre un’alternanza tra autorità personale ed autorità collegiale: il Pontefice romano ed i concili, il Papa ed il collegio dei cardinali, i vescovi e le conferenze episcopali, i superiori ed i capitoli.  Sono tutte istanze di partecipazione intese ad impedire che l’autorità sia concentrata nelle mani di una sola persona.
Questa comunione e partecipazione è molto evidente anche nella tradizione della vita consacrata nella Chiesa. La partecipazione si manifesta nella vita delle comunità, nelle assemblee di vicariato e nei capitoli regionali e generali. La nostra Regola di Vita dice con chiarezza: “Il capitolo generale, che rappresenta tutti i religiosi, è l’autorità suprema della Congregazione “ (RdV 180).
Il Capitolo generale, che si riunisce ogni sei anni, è un tempo di grazia, kairós, per la Congregazione. Al medesimo punto 180, la RdV precisa che si tratta di un evento ecclesiale, perché le decisioni che vi si prendono incidono sulla vita e sulla missione della Chiesa, ma anche perché si tratta di un avvenimento ispirato dallo Spirito Santo attraverso il metodo che gli è proprio, ossia il discernimento spirituale. Il Capitolo generale è un tempo intenso di spiritualità, di preghiera e di fraternità, di discernimento e gioia spirituale.
Un altro aspetto del Capitolo generale è la rappresentatività che esprime la partecipazione di tutti i religiosi: “Segno di unità e di carità per tutti i religiosi del nostro istituto” (RdV 180). Nella nuova Regola di Vita, il numero dei membri di diritto è stato ridotto a otto: il Superiore generale, i Superiori regionali ed i consiglieri generali. Nei capitoli regionali vengono eletti gli altri membri del Capitolo con i seguenti criteri: tutti i vicariati devono avere un rappresentante (non necessariamente il Vicario regionale) nella proporzione di un rappresentante ogni quindici religiosi o frazione (RdV 181 S 8).
La missione del Capitolo generale è di esaminare “la situazione della Congregazione dal punto di vista spirituale, apostolico, disciplinare ed economico. Fa in modo che, nella sua inculturazione nelle differenti situazioni, epoche e culture, il carisma conservi la sua bellezza ed il suo vigore. Studia i problemi, fornisce orientamenti, emette norme e prende decisioni riguardanti l’economia. Elegge sempre il Superiore generale ed i membri del suo Consiglio (RdV 192). Tutti i religiosi dell’istituto devono essere informati delle decisioni del Capitolo generale.
Anche il Capitolo Regionale è un’istanza importante di comunione e partecipazione (RdV 227-231). Si riunisce ogni tre anni: una sessione prima del Capitolo generale che serve a preparare quest’ultimo; tuttavia il Capitolo regionale che si tiene tra due capitoli generali costituisce un’occasione unica per riesaminare la vita e la missione della Regione che si svolge in ciascun Vicariato. Anche a questo livello, la Regola di Vita limita i membri di diritto  al Superiore, al Vicario ed all’Economo di ciascuna regione, ai Maestri dei novizi e scolastici. La proporzione nella rappresentatività esige che, per ciascun vicariato,  vi sia un delegato ogni 5 religiosi (o frazione di 5) nel collegio dei superiori e un delegato ogni 10 religiosi (o frazione di 10) nel collegio degli altri religiosi. La novità è che il Superiore regionale può nominare un massimo di tre religiosi, tra cui almeno un religioso fratello nel caso in cui nessuno di loro risultasse eletto; questi membri nominati hanno diritto di voto al Capitolo Regionale. Il Superiore regionale può anche invitare un rappresentante dei professi con voti temporanei, senza voce attiva né passiva nell’assemblea capitolare (RdV 228).
Nella Regola di Vita attuale, le assemblee di Vicariato (RdV 273) sono momenti molto importanti per vivere la comunione e la partecipazione, perché, libere e prive di esigenze canoniche,  possono dedicarsi alla preghiera, a momenti di ritiro, alla formazione permanente ed alla riflessione sul carisma; ma anche all’elaborazione di un progetto di Vicariato, all’analisi ed alla valutazione delle differenti attività della missione, oppure al discernimento di nuovi ambiti per la missione. Sarebbe molto opportuno che tutti i religiosi di un Vicariato potessero riunirsi tre o quattro volte all’anno per discutere uno o l’altro di questi argomenti.
Il luogo più appropriato per la comunione e la partecipazione è la comunità, con un progetto ben definito, elaborato con il contributo di tutti e realizzato con l’impegno ed il senso di responsabilità di ciascun confratello. La comunità è l’ambito di fraternità in cui condividere l’esperienza di Dio, la vita, i beni e la missione, e dove ci aiutiamo, umanamente e spiritualmente, ad essere fedeli alla nostra vocazione. Con tutta la ricchezza che ci dà il carisma.    La riunione di comunità, programmata periodicamente e regolarmente, preparata ogni volta da un diverso membro, permette di scambiarsi opinioni ed esperienze, di approfondire certi temi e di chiarire talune interpellanze.

Gaspar Fernández Pérez, SCJ

 

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 ...(qui, nel 2011), non rinforza la collegialità i legami di famiglia nell’amicizia... e nella gioia?


smichel.jpgSan Michele Garicoits scrive...

Qual è la tentazione più pericolosa che possa essere messa in atto dal nemico della salvezza? È lo scoraggiamento, perché aggredisce tutte le virtù e si nasconde.
(...) Lo scoraggiamento va contro la speranza, virtù raccomandata tanto quanto la fede e la carità. È da ritenersi una delle tentazioni più pericolose, in quanto espone l’anima cristiana ad abbandonare ogni pratica di pietà. Che cosa spinge all’azione gli uomini nella loro vita quotidiana, che cosa li sostiene nelle loro sofferenze, che cosa li incoraggia di fronte agli ostacoli? La speranza di riuscire. Togliete loro la speranza, e presto saranno preda dell’inoperosità. (M 402)

 


 

VERSO IL 150° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SAN MICHELE

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PROGRAMMA DEL 150°

L’inizio delle celebrazioni per il 150° anniversario della morte di San Michele Garicoïts, nostro Padre Fondatore, è ormai alle porte. L’ultimo Consiglio di Congregazione ha fatto il punto della situazione, ricordando gli appuntamenti a livello di Congregazione, di Regione, di Vicariato e di Comunità e sottolineando l’importanza di pubblicizzarli in tutte le realtà in cui la nostra Congregazione vive e opera.

Ecco dunque i momenti che caratterizzerano questo appuntamento:
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Non meno importanti saranno, inoltre, le varie settimane di animazione vocazionale che si svolgeranno nei vari Vicariati in occasione delle ordinazioni sacerdotali (per esempio in Brasile e nella Regione P. Augusto Etchecopar) o delle professioni perpetue.

Anche sul versante dei laici, diverse iniziative sono già in cantiere e altre, certamente, saranno formulate. Tra queste occorre ricordare il coinvolgimento dei gruppi di cantori che, in molte nostre realtà, si stanno attivando per preparare anche col canto questo appuntamento; le iniziative dei gruppi di laici betharramiti (per la Fraternité “Me Voici” il tradizionale appuntamento in occasione del 28 luglio - solennità della Madonna di Bétharram - verrà particolarmente caratterizzato dal 150° anniversario di S. Michele). Sono già in programma alcuni pellegrinaggi a Betharram e Ibarre da Brasile, Argentina e Uruguay,  aperti a tutti coloro che siano interessati a prendervi parte. Nella Regione P. Augusto Etchécopar è previsto un incontro dei laici a livello Regionale.

Infine, ma non meno importanti, sono le pubblicazioni di carattere divulgativo sulla vita e la Corrispondenza di S. Michele e l’uscita di alcuni CD con nuovi canti di S. Michele....

Come si può vedere, lo spirito di iniziativa non manca. Abbia dunque inizio questo anno giubilare, anno di grazia per il rinnovamento del cuore!
Graziano Sala, SCJ

 

SPIRITUALITÀ

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Membri della Fraternità Ne Me durante la conferenza di P. Laurent Bacho a Adiapodoumé 

LE VIRTÙ DEL SACRO CUORE: LA CARITÀ

Nel testo Un Maître spirituel du XIX siècle, Pierre Duvignau scj afferma senza esitazione: «Se dovessi esprimere con una parola la spiritualità di san Michele Garicoïts, quella parola non può che essere amore»! La carità, questa virtù perfetta che viene da Dio e che ha Dio per oggetto, questo vincolo di intima unione tra Dio e le sue creature, San Michele si è votato con passione a coltivarla nei cuori.

Parlare del cuore significa fare riferimento all’amore. È proprio questa l’eredità di san Michele. Si è lasciato sedurre dall’amore di Dio suo Padre per l’umanità, amore che Gesù è venuto a manifestare: «Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio … Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo ma perché il mondo sia salvato …» (Gv 3,16-17). E nel testo fondante (Manifesto), percepiamo la meraviglia di San Michele quando afferma «a questo punto Dio ci ha amato…». Per lui, l’apice di questo amore di Dio si situa al momento dell’Incarnazione. Dio si è fatto uomo per amore, per insegnarci ad amare! È la sola ragione.
Il nostro Fondatore era particolarmente affascinato da questo amore di Dio per gli uomini in occasione della festa del Natale: «Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16), pur sapendo che molti suoi tentativi sarebbero riusciti vani. È un Dio consumato dall’amore; ci sollecita, ci incalza, e si immola, pur vedendo che non ci arrendiamo al suo cuore» (DS 110). Per lui, Betlemme è l’esempio perfetto di Dio che propone il suo amore, senza imporlo:
«Per ricondurre gli uomini alla conoscenza e all’amore del loro Creatore, nostro Signore Gesù Cristo manifesta loro la divinità attraverso la propria umanità, visibile e palpabile. Eccolo nel presepe e nell’Eucarestia … Quale forza e dolcezza nell’insegnamento del presepe … Quali infinite attrattive per conquistare i peccatori incalliti …!» (DS 109).
Solo l’amore può spiegare questo movimento di Dio verso gli uomini, fino a farsi uno di loro: « Sta nella greppia, sopporta il freddo, le umiliazioni, le avversità ed ogni disagio per amore nostro. Che cosa ci vuole ancora per accenderci d’amore per Lui, per renderci generosi?  » (DS 108)
Oggi, possiamo solo lasciarci trasformare davanti alla contemplazione di questo Cuore di Gesù. Siamo chiamati a far sgorgare dai nostri cuori quanto di più profondo e vero è racchiuso in essi: « L’amore: ecco ciò che conduce l’uomo; ecco la molla segreta che bisogna scoprire … ecco il germe divino da sviluppare nei cuori. Se manca, non c’è più nulla da fare.» (DS 112). Oltre il dovere da compiere per osservare la regola, oltre il buon esempio da seguire per essere accolto nel gruppo, oltre le regole da rispettare, siamo chiamati ad agire «per amore più che per ogni altro motivo».
Allora, invece di essere tentati dai compromessi, dal minimo sforzo, dalla mediocrità, saremo animati da uno slancio di amore: «Oh! se tutto il nostro essere, il nostro corpo e la nostra anima, non avessero che un solo impulso, un unico slancio generoso, per mettersi sotto la guida dello Spirito d’Amore, dicendo incessantemente: Eccomi!» (DS 146). Allora, niente più paura, né timore, perché «l’amore scaccia il timore» (1 Gv 4,18). La nostra sola paura sarà quella di non amare a sufficienza, gratuitamente e fedelmente; il timore non sarà più allora nei confronti di Dio ma verso noi stessi, coscienti delle nostre fragilità e delle nostre debolezze. L’amore di cui si parla non è un sentimento vago, ma un rinnovamento del nostro cuore, che consiste nel lasciare il posto al cuore di Gesù «Vecchio cuore, lascia il posto al cuore di Gesù» (DS 48). Così la preghiera non si riduce più ad un obbligo, ma diventa come uno zampillo di amore, anche quando preghiamo con formule imparate; è sempre interessante sentire il commento di san Michele sulle prime parole del Padre nostro: «Padre nostro! Mio Dio, avresti potuto iniziare questa preghiera con un nome altisonante, come Creatore o Signore. Hai invece evitato ciò che può causare il timore e hai preferito una parola che stimola la fiducia e l’amore di coloro che Ti domandano qualcosa. Che cosa c’è di più dolce di un nome che esprime indulgenza e tenerezza!...» (DS 58). Ci consiglia di rivolgerci a Dio con espressioni piene di affetto : «Cercate di ravvivare in voi lo spirito di preghiera, l’abitudine di ricorrere a Dio come farebbe una brava bambina, in ogni momento, quasi in modo meccanico; vi è così vicino, è dentro di voi! Abita nell’intimità del vostro cuore, è desideroso di ascoltarvi, di donarsi a voi, di sostenervi, di divinizzarvi» (Corr I, lett 103).
Siamo ben lungi dalla rigida formazione religiosa ricevuta nella sua infanzia, sotto l’influenza del Giansenismo, più teso a sottolineare il Dio severo del Sinai che il maestro della gioia delle beatitudini. Si tratta di una nuova prospettiva assunta dal Fondatore e che diventa la sua nuova direzione, ben delineata nel testo fondante: «È piaciuto a Dio farsi amare …» che può essere tradotto: «A Dio fa piacere ricevere il nostro amore.»
L’incarnazione del Figlio si colloca in questo solco:
«L’attrattiva che ci avvince all’amore divino,
Il modello che ci mostra le regole dell’amore,
Il mezzo per giungere all’amore e divino».

Questionario:
1) “La preghiera come uno zampillo di amore”, ma a volte la nostra vita spirituale è fatta anche di aridità. Di quali aiuti disponiamo per perseverare e superare questi periodi di aridità?
2) Non sempre percepiamo questo amore di Dio per noi. Come dice la lettera apostolica Porta Fidei (n.14), sperimentiamo “il silenzio di Dio” invece “di ascoltare la sua voce consolante”. In quale modo l’amore può costituire una “molla”?
3) Il nuovo Papa Francesco ci ha parlato di bontà e tenerezza (omelia del 19 marzo). Si tratta della stessa insistenza che troviamo nella Regola di Vita (art 9); come possiamo essere testimoni di tenerezza e di misericordia nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nei luoghi di missione?

Laurent Bacho, SCJ

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Esempio di preghiera come “zampillo d’amore” in Charles de Foucauld  

 


SPIRITUALITÀ DEI LAICI

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Religiosi scj, Sorelle e laici riuniti per un ritiro comune
a Widney Manor, nei pressi di Solihull

 

RIEMPI IL MIO CUORE DI GIOIA

 

Sabato 16 marzo, una trentina di persone, dai 13 agli 82 anni, si ritrovavano per una giornata di ritiro vicino a Solihull (Inghilterra). Per animare questo momento di meditazione in un clima familiare, i Religiosi betharramiti del vicariato, alcune religiose di congregazioni amiche e i laici associati, hanno fatto appello a P. Enrico Frigerio, giunto da Roma per l’occasione. Fin dal loro arrivo, i partecipanti avevano il volto illuminato da un grande sorriso, ed hanno chiesto come dare radici profonde a quel sorriso, per conservarlo anche nei momenti più difficili.  Per guidarli in quella ricerca, P. Enrico, con semplicità, ha chiesto aiuto ... a San Michele e a Benedetto XVI.

“Rempie il mio cuore di gioia” era il tema della giornata di ritiro, ben condotta da P. Enrico. Siamo stati invitati a riflettere su alcuni temi presenti nella lettera Apostolica, Porta Fidei, di Benedetto XVI: rinnovare il nostro entusiasmo, ravvivare la gioia del nostro cammino e riscoprire la gioia della fede. Per questo abbiamo cercato di riconoscere la sorgente della nostra gioia, in contrasto con una felicità superficiale, e di riflettere su come siamo in grado di esprimere tale gioia, chiedendoci se è radicata nella fede e nell’amore di Dio.
La spiritualità di San Michele è fondata su una gioia profonda e personale, sulla fede di un costante amore di Dio per lui e sul desiderio di trasmettere questo amore a tutti attraverso il suo ‘Eccomi, Signore, per fare la tua volontà’. Nel testo del Manifesto di San Michele troviamo l’espressione ‘portare agli altri la stessa gioia’. San Michele Garicoïts ha condiviso fedelmente con gli altri la gioia della sua vocazione e della sua missione. Abbiamo scoperto che il tema della gioia attraversa, come un filo rosso, l’Antico e il Nuovo Testamento: dalle radici spunta come un germoglio per arrivare  fino alla fioritura.
Abbiamo avuto il tempo di riflettere con calma e di arricchirci vicendevolmente attraverso la condivisione; la giornata si è poi conclusa con una bella celebrazione eucaristica. È risultato evidente che tutti i presenti erano in grado di discernere (anche se a volte non facilmente) la differenza tra una felicità superficiale e frivola e una gioia ben radicata basata sulla consapevolezza di quanto Dio ci ami in modo incondizionato. A volte tale gioia è sperimentata a livello di subconscio, ma quando emerge a livello cosciente può manifestarsi con tanta forza da lasciare meravigliati per quanto tale gioia può elevare lo spirito e suscitare ammirazione.
La nostra gioia è un dono dello Spirito Santo e si può esprimere con l’amore per il nostro prossimo, con la gratitudine per un Dio che ci ama e si nutre nella condivisione dell’Eucaristia. La nostra fede è davvero fonte di grandi benedizioni.
“Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo”.  (Rm 15,13).

Carol Foster


Papa Benedetto XVI
nef1304-17a.jpg“Caritas Christi urget nos” (2 Cor 5,14): è l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della  terra (cfr Mt 28,19). Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel  credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire meno. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la mente di quanti ascoltano ad accogliere l’invito del Signore di aderire alla sua Parola per diventare suoi discepoli. (...) Porta Fidei, n. 7

San Michele Garicoits

nef1304-17b.jpgSento l’impellente bisogno di raccomandarle di vivere nell’intimo della sua anima la gioia del Signore e di irradiarla con la sua condotta, nei suoi rapporti con Dio, con il prossimo e con se stessa, sull’esempio della divina Madre ... Dio ha posto su di lei il suo sguardo per purificarla, proteggerla e colmarla dei suoi doni. Certa di questo sguardo di salvezza, di protezione, di benevolenza, non deve forse esternare costantemente tale gioia? Lei, in modo particolare, che questo sguardo ha scelta e guidata così manifestamente fino ad oggi sulla strada della sua vocazione! Ripeta incessantemente: L’anima mia magnifica il Signore, poiché questo grande Iddio, questo buon Padre, ha fissato lo sguardo su di me ... Pratichi e non si stanchi di diffondere tale pietà nutrita di fede, di fiducia e di amore per Dio, di dedizione per il prossimo, e per tutto quanto vi é annesso. Che il Magnificat sia il suo cantico preferito, l’espressione fedele dei suoi sentimenti.
Da una lettera di San Michele Garicoits a una Religiosa, 1845

5 MIN CON ...

... la comunità di Adrogué

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P. Badie, Mariano, Leandro, P. Guido, P. Daniel


Dopo aver fatto visita il mese scorso alla comunità di Bangalore, eccoci in un’altra comunità di formazione della Congregazione: Adrogué, situata nella grande periferia di Buenos Aires. Nella bella “Villa Bétharram”, circondata da un grande parco, i cinque membri della comunità vivono al ritmo di una famiglia argentina, come tante altre: non mancano di assistere a partite di calcio importanti e la loro porta si apre facilmente per accogliere i loro vicini. Immersi in un quartiere popolare, pieno di vita e di attività, la loro vita quotidiana non è certo lo scorrere tranquillo di un grande fiume.

NEF: Betharram in Argentina ha già una lunga storia. I primi missionari vi arrivarono nel 1856, quando San Michele era ancora in vita. Dove si colloca  la comunità di Adrogé in questa pagina di storia?

- Guido: Come sappiamo, la presenza di Bétharram a Rio della Plata risale all’epoca della fondazione della nostra Congregazione. La Comunità di Adrogué, da parte sua, è una delle più recenti. Al termine degli anni Trenta, a causa della seconda Guerra Mondiale, e in vista dell’ imminente divisione in province (1947), si decide di fondare in terra argentina una Casa di Formazione che accogliesse i novizi e gli scolastici sia di Argentina, Uruguay e Paraguay, sia quelli del Brasile, paese nel quale si era entrati in tempi recenti. Per raggiungere questo scopo, si acquistò un terreno di 17 ettari situato a 22 km a sud della città di Buenos Aires, nella località di Adrogué. Il luogo era adatto alle attività proprie dei giovani in formazione, e nello stesso tempo era ubicato a soli trenta minuti di ferrovia dalla Capitale. Alla fine, si decise di erigere in quella località la casa religiosa e una bella cappella, consacrata e inaugurata il 28 giugno 1945.

Ora la comunità è composta da tre religiosi sacerdoti, un novizio e un postulante. Cinque persone e tre generazioni. Come riuscite a integrare questa diversità?

- Mariano: Siamo come una normale famiglia di oggi. Leandro, 32 anni, Mariano 26 anni  e P. Guido 33 anni costituiscono una generazione, proprio come i fratelli di una famiglia. Poi, P. Daniel, con i suoi 42 anni,  rappresenta la generazione seguente; abbiamo però alcuni gusti in comune: per esempio amiamo guardare e praticare il calcio ... sotto questo aspetto non siamo così lontani. Infine, P. Badie, vicino agli 88 anni, è come il nonno, ne abbiamo cura, gli siamo di aiuto, ed è la voce della sapienza nella casa per la sua esperienza di vita. È anche simpatico e la gente lo ama molto.

Quali sono gli elementi più importanti del progetto comunitario?

- Mariano: Poter consolidare la comunità, - infatti, in quanto comunità di formazione non è stabile -  con la conformazione al Cuore di Gesù, formando discepoli missionari, mediante un’accoglienza reciproca e nell’ambiente dove siamo chiamati a vivere.

Ma perché scelgono Betharram anziché altre congregazioni?

- Gli elementi che attragono i giovani verso Bétharram sono soprattutto la spiritualità e la devozione verso il Sacro Cuore così come sono vissute nelle comunità religiose betharramite. I giovani sono particolarmente impressionati dalla vita di san Michele che era sempre disponibile a compiere la volontà di Dio. L’esperienza della vita fraterna, la semplicità, l’amore di Dio sperimentato in vari modi, e l’aiuto reciproco nelle comunità di Bétharram unito alla testimonianza di missionari più anziani venuti dall’estero hanno ispirato i giovani a scegliere la nostra congregazione.
Le caratteristiche del carisma che più attirano i giovani indiani sono l’apertura e la disponibilità per rispondere alle sfide missionarie, la dimensione internazionale, la missione e la preghiera fatte in comune, lo stile di vita semplice e fraterno.

Adrogué è la comunità del noviziato regionale. Quali sono gli aspetti prioritari nel ministero della formazione di postulanti e novizi?

- Guido: Postulandato e Noviziato si inquadrano entrambi nel nostro progetto di Formazione di congregazione (la Ratio Formationis); credo che a partire dal lavoro realizzato in questo periodo, la nostra priorità è garantire nei giovani in formazione una profonda e genuina esperienza di Dio e di scelta del Cristo come centro della nostra vita. Questa opzione diventa, a poco a poco, la motivazione ultima e fondamentale della scelta vocazionale. Per garantire questo lavoro, contiamo sugli strumenti pedagogici che la stessa Ratio mette a nostra disposizione, in particolare l’accompagnamento personale, gli Esercizi ignaziani, come anche la vita stessa qui in comunità, i corsi, ecc.

“Villa Bétharram”, senza essere parrocchia, raccoglie una piccola comunità cristiana molto dinamica. Parlateci delle sue attività.

- Guido: In effetti, qui ad Adrogué abbiamo una comunità cristiana molto viva ribattezzata “Capilla Betharram”. Fin dagli inizi, la presenza della Casa di Formazione ha assunto una proiezione missionaria nei confronti del quartiere, e nello stesso tempo si è lasciata coinvolgere nella vita diocesana. Attualmente, nella chiesa sono attive: 1. La catechesi sacramentale di prima comunione e confermazione; 2. La “pre-JUBE” e la “JUBE”, cioè gruppi di adolescenti che si radunano nella nostra chiesa attirati dalla nostra identità betharramita; 3. Un gruppo della San Vincenzo, che da 40 anni è attenta alle necessità delle famiglie più povere del nostro quartiere; 4. Un gruppo di animazione liturgica; 5. Un Consiglio economico che gestisce il sostentamento delle opere della chiesa; 6. Un Gruppo FALABE, laici che bevono alla nostra stessa sorgente carismatica; 7. Un Gruppo di missionari, impegnati nella visita alle famiglie del nostro quartiere; 8. La Legione di Maria (“Legio Mariae”).

La comunità religiosa è coinvolta nella proiezione missionaria e sociale della Chiesa nel quartiere. Quali sono le modalità di questo coinvolgiento?

- Leandro: In primo luogo attraverso il ministero dell’ascolto e la disponibilità dei sacerdoti alla celebrazione del sacramento della riconciliazione e la visita agli ammalati e ai bisognosi. C’è anche un gruppo della “San Vincenzo”, che riceve e amministra le donazioni. Inoltre, come giovani in formazione partecipiamo alla catechesi e al gruppo “pre-JUBE e JUBE”, che accoglie e accompagna bambini e adolescenti del quartiere. Abbiamo anche la “Casa del Niño” (asilo nido e scuola materna). Svolgiamo poi una parte attiva nelle missioni che i laici realizzano durante i tempi liturgici forti, con la visita ai vicini. La vita non manca!

La priorità della comunità è l’accompagnamento dei giovani in formazione. Come rispondete alla sfida rappresentata dal numero di bambini e giovani presenti nel quartiere?

- Mariano: Cerchiamo di mostrare loro un Gesù giovane quando vengono alla catechesi e ai gruppi giovanili il sabato, e quando usciamo nel quartiere per le attività di condivisione con tutti e organizziamo con loro la via crucis, i presepi viventi, celebrando con loro le feste liturgiche.

La casa è molto grande. Come mettete a disposizione della missione della Chiesa gli ambienti non occupati dalla comunità?

- Daniel: la parte della casa che non è occupata dalla comunità da alcuni anni la chiamiamo “Casa di incontro Cuore di Gesù”, dove, in collaborazione con un gruppo di laici, la teniamo a disposizione per 1. Ricevere gruppi di giovani o adulti che cercano tranquillità e serenità in un ambiente naturale, per fare ritiri spirituali; 2. Offrire spazi generatori di vita: incontri di formazione, giornate di ritiro, Esercizi Spirituali, celebrazioni, momenti di ascolto, accompagnamento… possiamo testimoniare come questi incontri danno la possibilità di incontrare se stessi (identità e missione) e incontrare Gesù, che fa nuove tutte le cose.

Un altro servizio della comunità nel quartiere è la “Casa del niño”. Qual è la sua missione?

- La “Casa del niño” è un asilo nido che accoglie bambini dai due ai quattro anni tutti i giorni feriali dalle 8 alle 17. Questa Casa è attiva da ormai 40 anni ed è stata fondata dai Padri Ierullo e Daleoso, con la stretta collaborazione di un gruppo di laici. Si cercava di dare una risposta ad una realtà concreta: le madri di famiglia povere del quartiere dovevano uscire per il lavoro e non avevano nessuno a cui lasciare i loro piccoli che non erano ancora in età scolare. Per rispondere a questa necessità, si è creata questa istituzione, che è tuttora attiva. “Casa del niño”, oltre ad essere un luogo di accoglienza per bambini, offre anche un primo livello di educazione (“giardino d’infanzia”), ed è uno spazio privilegiato per l’evangelizzazione dei più piccoli: qui, i bambini cominciano, a poco a poco, a conoscere Gesù …

Qual è il progetto della comunità per celebrare il Giubileo della morte di San Michele Garicoïts, che inizierà tra un mese?

- Leandro:  lo celebreremo nella semplicità insieme alla comunità della chiesa, preparandoci ad unirci alle celebrazioni di tutto il vicariato, alla fine del Giubileo. Inoltre, come nostro contributo alla congregazione, abbiamo composto una canzone che ha per titolo il tema del giubileo: “Dal Cuore di Gesù al cuore del mondo” (Per ascoltarla, vai su www.betharram.net/resolveuid/0ae66be4755e43c2ad6320eda65dbee5).

Domanda d’obbligo! Come avete vissuto l’elezione del Papa Francesco!!?

- Guido: A dire il vero, non riusciamo ancora a riaverci dallo stupore. Siamo pervasi da una gioia molto intensa davanti alla grande sorpresa dell’ elezione del Papa Francesco. Quando apparve la fumata bianca dal comignolo del Vaticano stavamo pregando il rosario. Subito, abbiamo suonato le campane della chiesa per unirci alla gioia per l’elezione nuovo papa, senza sapere ancora chi fosse. Ci siamo riuniti intorno allo schermo del computer – seguivamo gli eventi via internet. Ascoltando il Cardinale proto-diacono dire “Georgium Marium” siamo stati assaliti da grande meraviglia: primo papa latino americano e, per di più, argentino! Il rintocco delle campane circostanti ha cominciato a diffondersi, la gente è venuta a condividere la sorpresa e la gioia, il telefono suonava ininterrottamente. Molti si sono incamminati verso la Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires, e alle 19 (ora locale) si è celebrata una messa di rendimento di grazie per il nuovo papa. Credo sia molto difficile spiegare cosa significhi per noi l’elezione del Card Bergoglio come vescovo di Roma. Non solo nel nostro paese, ma in tutta la nostra regione. Un figlio della nostra terra come successore di Pietro!
La sera del 18 si sono organizzate veglie di preghiera per giovani nelle cattedrali di tutte le diocesi del nostro paese. Ogni veglia è culminata con la trasmissione dal vivo della messa di inaugurazione del pontificato di Francesco: è stata la sua festa!
Viviamo l’elezione di Bergoglio come un segno di speranza che la forza e la maturità della chiesa Latinoamericana acquisiscano visibilità nella figura di Francesco. In lui si rende visibile una chiesa vicina ai poveri e a quelli che soffrono (“Chiesa povera e per i poveri”), dove tutti i battezzati – discepoli e missionari – sono protagonisti per il servizio, il dialogo e la partecipazione, che propone il rinnovamento come un ritorno al Vangelo di Gesù. Il gesto di inchinarsi per ricevere la benedizione del popolo non può passare inosservato. Caratterizza il suo stile proprio nel vivere il ministero.

 

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Nella Casa de los niños

 

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4. NUOVA COSTITUZIONE EPISCOPALE (1868)

 

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P. Augusto Etchécopar

Meno conosciuta della precedente, infatti è durata lo spazio di un mattino. Rappresenta, però, una tappa dolorosa in questa storia.
La costituzione del 1841, emendata nel 1851 e nel 1855, subì un ulteriore ritocco nel settembre 1863, quando Mons Lacroix chiese all’assemblea di Bétharram di designare un superiore, che poi avrebbe confermato ufficialmente lui stesso, e di eleggere un Consiglio. L’amministrazione così costituita doveva restare in carica tre anni; in realtà, sarà mantenuta d’ufficio da Mons Lacroix fino al 1872, malgrado le rimostranze della Comunità.
Per questo, il malcontento continuava a crescere. Dal 1863 al 1868, 27 membri lasciarono la Congregazione. E quelli che restavano erano trattenuti molto più dal ricordo di P. Garicoïts che da un qualsivoglia statuto giuridico. Non si sapeva più se i voti erano obbligatori, come si era insegnato quando il fondatore era ancora in vita, oppure facoltativi, come sembrava dire la lettera della costituzione.
Fu allora che accadde l’avvenimento decisivo. L’11 maggio 1868, Mons Lacroix arrivò inaspettatamente a Bétharram, riunì i membri presenti, ripeté loro che «di formare un corpo religioso» era fuori questione, ma si parlasse solo di «una società puramente diocesana».
Immediatamente fu sollevata la questione dei voti. Il Vescovo non osava risolverla d’autorità e dichiarò che si sarebbe attenuto al voto dell’assemblea. Seduta stante si tenne uno scrutinio e, contrariamente alle attese del prelato, la comunità espresse 16 voti a favore dei voti obbligatori e 7 contro.
Imbarazzato, Mons Lacroix promise una nuova costituzione, che avrebbe tenuto conto del desiderio espresso, e convocò P. Etchécopar a Bayonne perché lo aiutasse a redigerla. Si può ben immaginare, tuttavia, che in tali circostanze, il ruolo del giovane Segretario generale sarebbe stato solo simbolico. Infatti, la nuova costituzione episcopale risultò essere ancora meno consistente della precedente.
“Essendomi stato richiesto dalla grande maggioranza dei sacerdoti l’obbligatorietà dei voti, scriveva il prelato il 19 giugno, ho dovuto inserirla nelle costituzioni …”. Ma, nel paragrafo seguente, adducendo a sostegno che alcuni avevano “proposto l’aggregazione di qualche sacerdote che non sarebbe stato disposto a fare i voti”, sottolineò con forza questo aspetto: “Mi è sembrato – scrisse – che il principio di aggregazione o di affiliazione non doveva essere limitato”. Conviene quindi che “l’aggregazione sia ammessa come principio di carattere generale”.
Secondo il nuovo documento, ci sarebbero dunque due categorie di batharramiti, gli uni legati con i voti, gli altri senza questo vincolo. Il Vescovo concludeva: “Vi sarà fatta lettura delle costituzioni e del regolamento, ognuno potrà impregnarsene; ma non ci sarà né discussione né deliberazione in comune su questo argomento. Ognuno di voi deciderà in piena libertà e sceglierà se emettere i voti o aggregarsi”.
Il Vescovo andava incontro ad una seconda delusione. In P. Bourdenne si legge: «Nonostante le insistenze di Mons Lacroix, che inviò due altre lettere alcuni giorni dopo, e nonostante la venerazione che tutti nutrivano per lui, solo un piccolo numero di membri si decise ad apporre la loro firma. Per di più si accordarono perché questi statuti fossero sottoposti all’approvazione della Santa Sede».1
In altre parole, la costituzione del 1868 era nata morta.

Pierre Duvignau, SCJ

1. La Vie et l’œuvre du Vénérable Michel Garicoïts, Basilide Bourdenne, 3a ed., p . 413.

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