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14/06/2017

Vita della Congregazione

Una tappa di dodici anni

Vita della Congregazione

Dopo due mandati alla guida della Congregazione, P. Gaspar Fernández Pérez scj si è gentilmente prestato a fare il bilancio sulla sua esperienza come superiore generale: uno sguardo sui momenti salienti e il vissuto, anche personale, di questi dodici anni.

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La mia eredità è stupenda (Sal 16, 6b)

Dodici anni fa, nel momento che ha preceduto il mio “sì, accetto”, non ho potuto fare a meno di pregare con quelle parole di San Michele che recito sempre nella mia preghiera del mattino: “Quanto mi hai amato, Dio mio!”… Però chi sono io? Riconosco e confesso il mio niente, la mia debolezza e la mia cattiveria! Eccomi, senza indugio, senza condizioni e senza rimpianti! Avanti! Conosco il tuo cuore e tu conosci il mio, Signore. Sai che ti amo e questo basta! Eccomi! Posso fare tutto perché non posso far nulla. Posso solo essere un fallimento totale. Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”. (DS § 8)

In dodici anni, ho visitato ogni Vicariato quattro volte e ho potuto essere un testimone privilegiato di quello che il Signore sta operando in ogni religioso e della missione di ogni comunità attraverso i cui religiosi il Signore fa conoscere il suo nome e il suo volto e promuove la dignità delle persone con il Vangelo, l’educazione e la sanità. Sono stato anche testimone, molte volte impotente, delle resistenze di alcuni fratelli nell’uscire dalla loro auto-referenzialità. Questo a volte ha causato conflitti, scontri, umiliazioni per difendere la coerenza e l’autenticità della vita consacrata betharramita.

Ogni mese, mi sono impegnato a redigere l’editoriale della NEF, “La Parola del Superiore generale”. La mia sola intenzione era quella di provocare nei fratelli la riflessione sulla vita spirituale nella prospettiva del Carisma betharramita. Credo che non sia stato un lavoro inutile, perché so che molte comunità, anche di formazione, utilizzavano questo lavoro nella riunione mensile. Ho percorso capitolo per capitolo la Regola di Vita approvata nel 2012, per aiutare i religiosi e le comunità a conoscerla meglio e a poterla vivere con passione.

Convinto che il fondamento della nostra vita consacrata personale e comunitaria è l’incontro di ciascuno con la persona del Signore Gesù, che ha dato un nuovo orientamento alla nostra vita (DCE, 1), ho cercato di inculcare durante i Consigli di Congregazione la metodologia della narratio fidei, per sottolineare l’importanza della condivisione della fede, quello che Dio sta operando nella vita di ognuno di noi.

È questo che ci ha riuniti e molte volte abbiamo difficoltà a parlarne. Ci risulta più facile parlare di calcio, di liturgia e anche di teologia, che non della presenza misteriosa di Dio tra noi. Anche questo non è stato inutile: mi risulta che nei Consigli regionali c’era sempre un momento riservato alla condivisione della fede partendo da un testo del Vangelo, o da uno scritto di san Michele. Questo aiutava nell’esercizio del discernimento nel prendere le decisioni. Mi risulta che alcuni Consigli di Vicariato e alcune comunità sono entrate in questa dinamica.

In questi anni, si è andata rafforzando la suddivisione della Congregazione in Regioni. Non è stato facile imparare a rispettare le competenze degli uni e degli altri. Non è stato facile armonizzare i ruoli dei Superiori Regionali e dei loro Vicari Regionali. A volte, ci sono state lotte di potere, altre volte l’amicizia ha oscurato l’oggettività nell’analisi delle situazioni. A volte, il Vicario Regionale non ha dato continuità a quello che era stato deciso durante una visita: il Superiore Regionale parte e si fa il contrario di quello che era stato deciso. A volte, è mancata la comunicazione tra il Superiore Regionale e qualche Vicario. A volte, il Vicario ha preso decisioni importanti senza consultarsi con il Superiore Regionale. Molte di queste difficoltà si superano se si rispettano le competenze di ciascuno e se si lavora applicando la legge della sussidiarietà con spirito di fede e di servizio. La regionalizzazione è stata una buona opportunità per evitare l’isolamento di ogni Vicariato e per creare una maggiore unità nella Congregazione, nel rispetto delle diversità culturali. Una maggior conoscenza della RdV da parte di tutti, Superiori, Vicari e religiosi, aiuterà a dialogare e a regolare la nostra vita e il nostro modo di relazionarci a partire dalla nostra identità di consacrati betharramiti. In questi dodici anni, le grandi gioie sono state: gli 80 religiosi che hanno fatto i voti perpetui, le sette sessioni di formazione in preparazione ai voto perpetui, la fondazione della comunità di Ho Chi Minh City, il lavoro di correzione della Regola di Vita e della Ratio Formationis, le due riunioni dei formatori nel 2007 e nel 2016, l’incontro dei religiosi-fratelli nel 2013 a Bétharram… È stato molto intenso il lavoro del Servizio di formazione betharramita e le energie profuse per migliorare la formazione, nonostante alcuni risultati negativi.

La croce non è mancata nella mia vita di discepolo e missionario durante questi anni. Constatare che alcuni fratelli hanno perso l’entusiasmo del primo amore e non fanno nulla per uscire dall’inganno nel quale sono caduti. Constatare che alcuni fratelli sono più attaccati al denaro, al potere e al prestigio che a “Gesù Cristo annientato e obbediente”. La disobbedienza sorda di alcuni fratelli che ascoltano solo se stessi e hanno perso la sensibilità per ascoltare Dio, i fratelli e i superiori; la difficoltà per accettare la vita fraterna in comunità come elemento essenziale dello stile di vita che S. Michele Garicoïts ha voluto per noi. La delusione dovuta agli abbandoni di religiosi nei quali si era posta fiducia e grandi aspettative. Le espulsioni dalla Congregazione nelle quali mi è toccato intervenire… Quello che più mi fa soffrire è il fatto che alcuni fratelli non vivono nella verità quello che hanno professato di essere.

E adesso l’obbedienza mi pone in uscita, mi spoglia delle sicurezze che ho acquisito in questi dodici anni. Dopo un anno di formazione permanente, la voce dei superiori mi indicherà la nuova missione.

Sono convinto che questa vulnerabilità è l’unica cosa che può mettermi in grado di incontrare nuove persone che mi aiuteranno ad arricchirmi ulteriormente. Non mi sono fatto betharramita per essere superiore; non l’ho mai ricercato; ora torno a essere con semplicità il consacrato che sono sempre stato, e da qui continuerò ad amare questa Congregazione che il Sacro Cuore ha concepito e formato per mezzo di S. Michele Garicoïts.

Dopo dodici anni, la mia preghiera è un ringraziamento al Signore per quello che ho vissuto e si esprime in quelle parole del salmo 16,6 che dicono: “Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: / la mia eredità è stupenda”. Ringraziamento al Signore per il poco che ho fatto di significativo e originale: lo ha fatto il Signore con le mie buone disposizioni. Ringraziamento anche per quello che il Signore non ha potuto fare a causa dei miei limiti e dei miei peccati. Quindi non ho nessun motivo di vanto. Chi mi avrebbe fermato se avessi potuto fare di più! Devo riconoscere che ho vissuto l’impegno richiesto dal mio servizio per la Congregazione con serenità, passione e gioia. Da due anni a questa parte la stanchezza ha reso più pesante il mio incarico, senza però riuscire a fermarmi; anche questo è motivo di ringraziamento.

Gaspar Fernández Pérez scj


Avila (Spagna), dove il nuovo Superiore Generale ha concesso a P. Gaspar scj
di prendere un anno sabbatico e seguire un corso di teologia mistica:

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