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17/02/2016

Il Calvario di Betharram (2)

Il primo Calvario del XVII secolo

Il Calvario di Betharram (2)

1620. Nel Bearn, lo spirito di rivolta non conosce tregua. Nonostante l’editto di Fontainebleau, i protestanti si rifiutano di restituire ai cattolici i beni rubati. Il re in persona, Luigi XIII, scende allora nel Bearn […] Nel 1612 le truppe del duca d’Epernon ristabiliscono una certa pace.

Il cielo del Bearn, quindi, era abbastanza minaccioso quando Betharram accolse un santo sacerdote, Hubert Charpentier. Jean de Salette, vescovo di Lescar aveva sondato la possibilità di affidare a lui l’incarico di ridare vita al pellegrinaggio di Betharram; ma H. Charpentier esitò a lungo - dice lo storico Marca - a “impegnarsi in un luogo dove l’asperità delle rocce” non lasciava presagire nulla di buono. Padre H. Lassalle spiega: “Ci risulta difficile oggi… immaginare quanto, in quell’epoca, il sito di Betharram fosse incolto e selvaggio”.H. Charpentier aveva da molto tempo manifestato la sua devozione al mistero della Croce. Già dal 1622 “decise di associare il culto del Figlio a quello della Madre, e di erigere un Calvario sulla sommità della collina”. A questo si aggiungeva anche un segno del cielo che lo invitava, lo incalzava: il miracolo della croce che si era risollevata da sola, avvenuto nel mese di settembre 1616. Per questo, H. Charpentier volle assicurarsi di persona dell’esattezza dei fatti raccontati. I cinque contadini testimoni dovettero sottostare a nuovi interrogatori; tutto fu messo alla prova: la sincerità, la salute, la moralità dei contadini; gli investigatori misero a dura prova la pazienza di queste brave persone, e furono costretti ad arrivare alla conclusione: “Sono bearnesi di temperamento intraprendente, prudente e coraggioso; tanto lontani dall’ottusità e dalla stupidità quanto dalla malizia” […] Incoraggiato da questo fatto, H. Charpentier fece piantare tre grandi croci sulla cima della collina, sul luogo dove a settembre era avvenuto il miracolo. Questo fu il primo Calvario di Betharram. Fu inaugurato il Venerdì Santo del 1623. L’8 settembre seguente fu fatto oggetto di solenni celebrazioni. Quel giorno, un temporale si allontanò, non prima di aver minacciato di scoppiare sulla collina; i pellegrini videro in questo fatto un altro segno del cielo.

Ma Charpentier aveva immaginato un progetto più ambizioso, all’altezza della sua devozione. Una serie di dipinti o di statue dovevano rappresentare le scene principali dell’ultima giornata di Cristo prima della Risurrezione. Alcune cappelle-stazioni destinate ad ospitare queste rappresentazioni si snodavano lungo il sentiero tra la “devote chapelle” e la sommità della collina. Il piano d’insieme ci è pervenuto sotto forma di una stampa incisa […] A causa della scarsità delle risorse a disposizione, né H. Charpentier, né i suoi primi successori riuscirono a realizzare il progetto. Come valutare l’importanza delle realizzazioni di H. Charpentier? Non ne rimane nulla oggi; l’aspetto dei luoghi è cambiato; nessuna delle attuali costruzioni esisteva al suo tempo; per tre secoli la roccia ha continuato a subire erosione e la collina a indietreggiare. […] Nel 1625, la generosità di Luigi XIII permise di edificare in cima alla roccia, prospiciente sulla cappella, un grande oratorio, San Luigi: sarà la quinta stazione, l’incoronazione di spine. Era l’ultima costruzione prima della sommità. Si può tuttavia supporre che le stazioni intermedie fossero indicate da alcune croci o da qualche altro segno. Sul piazzale, di fronte alle tre croci, si era dato subito inizio alla costruzione della cappella del Sepolcro; fu portata a termine nel 1639, ma H. Charpentier aveva lasciato Betharram nel 1638. Né l’attività dei cappellani, né l’intensa devozione verso il Calvario erano sfuggite a Mons Jean de Salette, che il 9 giugno 1626, conferì alla Madonna di Bétharram il titolo di Madonna del Calvario. Ma nel 1661, anno della consacrazione della Cappella restaurata, si contavano ancora solo quattro cappelle-stazioni, e il Calvario rimase in queste condizioni per tutto il XVII secolo.

Raymond Descomps scj (1916 - 2009)
in «L’Écho de Bétharram»

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