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Calamuchita 1
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23/09/2008

La Cappella Notre Dame

In altri tempi la chiamavano la « devota cappella »

© Stockli

In altri tempi la chiamavano la «devota cappella»

 


Merita questo nome perché favorisce la preghiera.

È un edificio a tre navate. La facciata di marmo grigio è classica. Cinque statue di marmo bianco (la Vergine e i quattro evangelisti) le danno vita e movimento. Il campanile sovrastante, dalle tre corone di ardesia, così come il tetto a conchiglia, sono tipicamente bearnesi.
All’interno, lo sguardo è subito attratto dall’altare maggiore maestoso, con le sue colonne ritorte, dove appaiono angioletti paffuti tra i pampini, e con le quattro statue monumentali che rappresentano i parenti della Madonna: a sinistra sant’Anna e san Gioacchino, a destra santa Elisabetta e san Zaccaria. L’insieme porta il marchio del Grande Secolo.
Al centro, spicca, tutta bianca, la Vergine di Alessandro Renoir (1845). Si inchina maternale e ci offre suo Figlio, seduto sulle sue ginocchia; Gesù, da parte sua, ci mostra il “bel ramo” salvatore, scolpito sul piedestallo.
Nella navata centrale, decorata con angeli che dominano e illuminano le lunghe colonne quadrate di marmo nero, le scene in otto grandi quadri percorrono l’infanzia di Gesù fino al suo battesimo, la tribuna il parapetto adornati di delicate pitture, sono dello stesso stile dell’altare. Le dorature correggono quello che nell’insieme potrebbe sembrare un po’ cupo. Contribuiscono a questo effetto anche l’azzurro celeste e le stelle d’oro della volta di legno.
Alcuni dettagli attirano poi chi visita il santuario:
Nella parte sud, contro il fianco della collina, due altari più antichi (1630 circa), dalle sculture in stile naïf: una nella piccola abside, dedicata all’apparizione della statua miracolosa ai pastorelli (altare della “Pastoure”); l’altra, all’estremo opposto, dove si vede, come in un coro, la Vergine attorniata dalla sua famiglia.
Alla destra, entrando, uno straordinario Cristo alla colonna, statua lignea del XVIII secolo: è l’unica scultura completa dell’antico Calvario che si salvò dalla furia rivoluzionaria del 1793.
Infine non si possono dimenticare le due statue della Madonna che precedettero l’attuale statua di Renoir sull’altare maggiore. La più antica, in legno policromo del XIII secolo, rappresenta la Vergine che allatta Gesù. Sarebbe stata portata a Betharram nel 1616 dall’arcivescovo di Auch, Leonardo de Trapes, e in seguito sostituita da una Vergine eretta, in legno dorato, quando si istallarono i nuovi pannelli del coro.
Sotto la tribuna dell’organo, la genealogia di Cristo è straordinariamente rappresentata da una serie di ritratti dipinti nel secolo XVII. Nel lato rivolto verso il Gave, la storia di Betharram è narrata dalle vetrate che diffondono una luce tenue. Qui tutto invita a fare una sosta e a meditare, nel raccoglimento, il “Vangelo di Maria”.

In altri tempi la chiamavano la « devota cappella »

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