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Repubblica Centrafricana - Bouar, 30/03/2013

Repubblica Centrafricana - Bouar

La situazione nella Repubblica Centrafricana, che si è andata deteriorando in questi ultimi giorni, sta mettendo ancora duramente alla prova la popolazione. Abbiamo ricevuto questa lettera da parte di P. Beniamino Gusmeroli scj, Parroco della Parrocchia di Fatima, a Bouar (Parrocchia affidata ai betharramiti) che ci racconta la vita di questi ultimi giorni.....

Repubblica Centrafricana - Bouar
“A Bangui, dopo che il Capo dei ribelli ha preso il potere, ha lasciato alcuni giorni di "libertà" di arrangiarsi alla gente, ora ha dichiarato chiuso il saccheggio.
Ha dato ordine che si riprendessero le attività commerciali e amministrative. Gli uffici, tuttavia, rimangono chiusi o per paura o per mancanza di personale. Sono tutti fuggiti...
Ha reso invalida la costituzione e governa tramite decreti.
Nelle città e villaggi di provincia succede più o meno la stessa cosa, nessun servizio è in funzione.
L'aspetto più spinoso sembra essere quello militare. Qui a Bouar, essendo una cittadina a 150 km dal confine e sinora rimasta fuori mano dagli avvenimenti, gran parte di militari anche dai luoghi più a est, sono venuti qui: Si son tolti la divisa ma non le armi. Sinora non ci sono stati incidenti di rilievo da segnalare, però stanno seminando, tra la popolazione, tanta paura. Un gran numero di loro circola ben armata nelle strade con abiti civili. Cercano una possibilità di fuga verso il Camerun. Infatti nei giorni scorsi, vicino al confine, si sono registrati diversi incidenti con sparatorie. Il Camerun ha chiuso le frontiere agli uomini armati. Diversi militari hanno rubato auto appartenenti alle ONG o alle missioni o ai commercianti. Poi, raggiunto il Camerun, hanno venduto le auto.
Si sono verificati anche alcuni incidenti: dei militari hanno venduto un’auto rubata a una ONG e, al momento di dividersi il ricavato, non essendosi messi d'accordo, hanno avuto  un forte contrasto nel quale uno di loro è stato ucciso. Il corpo è stato poi portato a Bouar. Un altro incidente si è verificato la notte scorsa: alcuni militari hanno tentato di entrare in un convento di frati missionari; poiché il portone era chiuso, hanno sparato alcuni colpi di pistola e sono ripartiti.
Il problema maggiore è la notte, perché di notte questi sbandati si danno al saccheggio.
Nella loro fuga, i militari stanno raggiungendo anche villaggi all'interno della savana: proprio ora è arrivato da me un maestro di una scuola di villaggio che seguo e che, con altre 17 scuole, sostengo e mi ha riferito che diversi militari allo sbando sono arrivati in quel villaggio. La gente ha paura, ricordando i soprusi subiti durante lo scorso colpo di stato.
Uno dei problemi più gravi per la sicurezza della gente è proprio il controllo dei militari del passato regime. Un camion di seleka ha raggiunto questa mattina Bouar provenendo da Bangui. Avanzavano con molta circospezione, hanno impiegato oltre 5 ore per percorrere 60 km. A Baoro (a 60 km da Bouar appunto) sono entrati nella missione (dei Padri Carmelitani). In un primo tempo hanno rubato una Jeep della missione. Poi però l’hanno riconsegnata. Non hanno riconsegnato invece i soldi che hanno rubato. Giunti a Bouar sono andati al campo militare (qui c'è una caserma di formazione militare), hanno deposto il grosso delle armi con cui hanno viaggiato e sono giunti in centro città, dicendo alla gente di non aver paura, che si trattava di una missione ufficiale per controllare il campo militare. In sostanza chiedono ai militari (ormai allo sbando e in libera circolazione) di raggiungere il campo, di farsi identificare e di rimanere agli ordini dei superiori.
Molti però non si fidano e rimangono nascosti.
Un altro gruppo di seleka ha raggiunto Bozum (a 180 km da Bouar), ha invaso la gendarmeria. Si sono poi impossessati della stazione di servizio, si sono riforniti di carburante e hanno distribuito il carburante sottocosto a chi ne voleva.
Questo è il punto della situazione qui a Bouar.
Di giorno non sembra esserci nessun pericolo. Il problema lo viviamo invece durante la notte, perché di notte regna l'insicurezza e c’è il rischio di incursioni nelle missioni, nei magazzini e dai commercianti che possiedono mezzi di trasporto e altri beni...”

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